Nato come città ideale dell’utopia socialista, Petržalka è il quartiere più popoloso della capitale slovacca, Bratislava. Prende il nome da petržlen, prezzemolo, in quanto fino alla metà del secolo scorso i terreni di questa parte della città erano pieni di orti e frutteti, che hanno dovuto lasciare spazio all’architettura monotona e monocolore del regime, con moduli abitativi per le famiglie in palazzi tutti uguali tra loro costruiti in pannelli di cemento armato prefabbricati. Matteo Tacconi, giornalista esperto di Europa centro-orientale, ci è stato diverse volte – l’ultima nel 2018 – e la racconta sul sito Centrum Report con testo e video.

Nel 1977 fu posato il primo mattone della nuova Petržalka, il grande quartiere di parallelepipedi di cemento di Bratislava, uno ammassato all’altro, costruito nell’omonima area della città. Si trova sulla riva meridionale del Danubio, e si distende fino al confine con l’Austria.
Petržalka è una grande selva di panelák, pannelli: così cechi e slovacchi chiamano questi condomini, il contrassegno dell’edilizia del periodo comunista. In tutta la fascia europea situata oltre la vecchia Cortina di ferro esistono decine di distretti di questo tipo. Petržalka è il più grande di tutti: ci vivono 120mila persone, più di un quarto dei residenti della capitale slovacca. Se fosse una città a sé stante, Petržalka sarebbe il terzo centro del Paese dopo Bratislava e Košice.
La sua creazione rispose all’esigenza di offrire alloggi migliori agli abitanti di Bratislava. Quelli del primo dopoguerra erano divenuti inadatti, e la città per giunta andava espandendosi. Petržalka doveva rappresentare una città ideale del socialismo realizzato, ma il progetto si rivelò fallimentare. Il quartiere è sempre rimasto mal collegato con il resto della città, con servizi insufficienti. Negli anni ’80 assunse una cattiva fama per via della presenza di spacciatori di droga. […continua]
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Foto batintherain cc by nc sa

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