L’Italia e l’emergenza dell’analfabetismo funzionale

Come può una comunità riunire le forze e lavorare alla realizzazione di una società diversa – magari migliore – se non è in grado di comprendere neanche le dinamiche di base di quella in cui vive nel presente? È un dilemma che si pone in tutta la sua forza guardando a quella che è emersa dal Forum Ambrosetti come «la più grande emergenza dell’Italia». L’analfabetismo funzionale.

«Per analfabetismo funzionale – precisano dall’Ambrosetti club – intendiamo l’incapacità di usare in modo efficace le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. Si traduce, in pratica, nell’incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni che riguardano l’attuale società».

È un problema che si scontra in pieno con la natura stessa dello sviluppo sostenibile, inevitabilmente complessa, ma anche con un semplice dato di fatto: a seguito della rivoluzione digitale la stragrande maggioranza dei dati mai creati dall’homo sapiens, è stata creata negli ultimi anni (basta un intervallo stimato tra due e dieci anni per arrivare al 90% di tutti i dati). Una sovrabbondanza che la nostra specie non ha mai dovuto affrontare prima e che, senza gli strumenti cognitivi adeguati per farvi fronte, trasforma una realtà complessa in una complicata, impossibile da decifrare. E quanto non si conosce, come sappiamo, spaventa.

In media 1 giovane italiano su 5 abbandona la scuola secondaria di primo grado senza concluderla, l’Italia è il penultimo Paese europeo per quota di popolazione totale laureata ed è anche quello in cui meno di 1 adulto su 10 partecipa ad attività di apprendimento permanente. Ma il problema principale  dell’analfabetismo funzionale non stata tanto nel titolo di studio, quanto nell’incapacità districarsi nella complessità quotidiana della vita.

Da un’elaborazione The European House – Ambrosetti su dati indagine Ocse-Piaac (edizione 2016) emerge infatti chiaramente che «l’Italia è quarta tra i Paesi Ocse per la maggiore incidenza di adulti con problemi di corretta comprensione delle informazioni». Guardando alle competenze di literacy, solo Indonesia, Turchia e Cile fanno peggio.

In altre parole più di sette italiani su dieci – contro una media Ocse del 49% – sono analfabeti funzionali o hanno capacità cognitive e di elaborazione minime, come mostrano in dettaglio le indagini Isfol-Piaac sulle competenze degli adulti (16-65enni) di cui abbiamo già dato conto su queste pagine grazie al supporto di Vittoria Gallina, che ha lavorato da vicino all’elaborazione di questi report.

Non c’è sviluppo sostenibile possibile, dunque, senza un’educazione preliminare alla complessità. Che riguardi sì la cittadinanza ma anche e soprattutto le classi dirigenti (pubbliche e private) che questa esprime: «L’assenza di “capitale culturale” è il primo e più grave fattore che rallenta il processo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno», scandiscono dall’Ambrosetti.

Come rimediare? Una bacchetta magica non c’è, a proposito di complessità. Dall’Ambrosetti propongono piuttosto un percorso sintetizzato in quattro punti:

  1. Revisione del sistema scolastico (maggior spazio per le discipline chiave e interdisciplinari per la formazione personale e la crescita professionale dei giovani; rafforzamento del ruolo degli Istituti Tecnici e Professionali Secondari; meccanismi premiali per gli insegnanti e i dirigenti scolastici secondo criteri meritocratici; investimenti nell’edilizia scolastica).
  2. Revisione del sistema universitario (tematizzazione degli atenei in chiave 5.0; potenziamento di soft skill e competenze multidisciplinari e maggiore permeabilità dei docenti con il mondo esterno; raddoppiamento del Fondo di Finanziamento Ordinario a 0,9% del PIL; piano di rilancio per il Sistema Universitario del Sud Italia).
  3. Educazione continuativa degli adulti (programma nazionale per l’apprendimento permanente degli adulti; collaborazione con il servizio pubblico radiotelevisivo per colmare il divario degli adulti sulle competenze culturali e digitali di base).
  4. Preparazione della classe dirigente (grande programma per formare la futura classe dirigente del Paese, pubblica e privata).

«L’Italia, da decenni è prigioniera di un circolo vizioso – sostenuto dall’analfabetismo funzionale – che non le permette di realizzare i cambiamenti strutturali di cui ha bisogno. Questo circolo vizioso – concludono dall’Ambrosetti – va interrotto con un massiccio investimento sull’educazione in genere, per costruire un sistema educativo che prepari tutti (giovani e adulti) a vivere la vita dei nostri tempi e che formi una classe dirigente adeguata».

(Luca Aterini, Greenreport.it)

Foto _Alicja_ CC0

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.