Economia, giustizia e salute: ne discutono le tre massime cariche dello Stato

L’attuale situazione epidemiologica, il piano per la ripresa economica del Paese e la sentenza del processo per il caso Kuciak sono stati i principali temi trattati dalla presidente Zuzana Čaputová, durante una colazione di lavoro con il premier Igor Matovič (OĽANO) e il presidente del Parlamento Boris Kollár (Sme Rodina).

I colloqui informali sulle questioni ritenute cruciali si sono tenuti nel palazzo presidenziale venerdì 4 settembre in un clima definito “costruttivo” da Čaputová. Proprio la stretta cooperazione fra i tre più alti funzionari dello Stato viene considerata fondamentale dalla presidente, soprattutto in un momento delicato per l’andamento della pandemia e la situazione economica. Sono stati valutati la preparazione delle strutture sanitarie di fronte alla seconda ondata di contagi e i rischi connessi per la popolazione, nonché la percezione della problematica da parte dell’opinione pubblica.

Gran parte della conversazione è stata dedicata all’elaborazione di un piano di riforma che consentirà alla Slovacchia di attingere alcuni miliardi di euro dal Fondo per la ricostruzione dell’UE. La Presidente ha espresso soddisfazione per l’ultimazione del piano prevista in tempi rapidi e la sua prossima presentazione al pubblico. “Poiché si tratta di riforme per le generazioni future, ritengo importante che anche il pubblico più ampio abbia l’opportunità di commentarle e di discuterne”, ha dichiarato Čaputová.

La presidente ha apprezzato inoltre la convergenza di opinioni sul delicato tema della riforma della legge sull’aborto, nella speranza che l’iter legislativo del disegno di legge «non diventi uno strumento di conflitto sociale».

Uno degli argomenti della conversazione è stato il verdetto emesso dal tribunale penale specializzato di Pezinok sul caso dell’omicidio del giornalista Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová. «Abbiamo concordato che, anche se personalmente, così come l’opinione pubblica slovacca, potevamo aspettarci un verdetto diverso, quello di ieri [giovedì 3 settembre, NdR.] deve essere rispettato». I presunti mandante e intermediaria del crimine, l’imprenditore Marián Kočner e l’interprete Alena Zsuzsová, sono stati assolti per insufficienza di prove. L’applicazione del principio giuridico “in dubio pro reo” ha permesso che, in presenza di un ragionevole dubbio, il verdetto fosse favorevole agli imputati. Sulla sentenza dovrà comunque esprimersi la Corte Suprema della Repubblica Slovacca.

La presidente Čaputová, che a caldo si era dichiarata molto colpita dal verdetto, durante la colazione di lavoro ha affermato che non vi sono elementi che possano mettere in dubbio l’imparzialità e l’indipendenza del giudizio. In ogni caso, in attesa della spiegazione della Corte sulla sentenza espressa dal Tribunale specializzato, la ricerca della giustizia deve proseguire, ha aggiunto. Secondo Kollár, dobbiamo credere che i giudici abbiano deciso esclusivamente sulla base delle prove presentate. Più critico appare invece il primo ministro Matovič, il quale ha detto chiaramente di essere rimasto deluso dalla sentenza, nella personale convinzione della colpevolezza degli imputati.

Al termine della colazione di lavoro, la presidente ha voluto anche esprimere il proprio dissenso nei confronti della definizione della Slovacchia come “Stato mafioso” apparsa sul quotidiano tedesco Die Welt. L’articolo, nel sottolineare l’alto livello di corruzione diffuso a Malta, dove la giornalista investigativa Daphne Caruana Galizia è stata uccisa con un’autobomba nell’ottobre del 2017, afferma che l’assoluzione di Kočner è uno “scandalo”, e sarcasticamente dà il benvenuto alla Slovacchia nel “club” degli Stati dominati dalla mafia. «In Slovacchia sembrava essere diverso», perché «l’assassinio di Kuciak ha causato orrore, sono seguite le più grandi proteste dalla Rivoluzione di velluto» e una serie di dimissioni, dal primo ministro al ministro dell’Interno fino al capo della polizia.

La presidente Čaputová ha osservato che le rivelazioni sulla corruzione di alti funzionari devono essere viste come un segnale positivo per il Paese, l’inizio di un’operazione di “pulizia” nella storia della Slovacchia, culminante con la giusta punizione dei responsabili. Čaputová non nega che nel Paese siano diffuse pratiche “di stile mafioso”, ma a suo avviso questo non significa che la Slovacchia sia uno Stato mafioso. Una considerazione condivisa anche dal premier Matovič.

(Paola Ferraris)

Foto: Zuzana Čaputová (Fb)

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