Suicidio, tassi altissimi tra i bambini e i ragazzi dei paesi ricchi

L’ultimo rapoporto dell’Unicef sul benessere dei bambini nei paesi ricchi è un pugno nello stomaco ad almeno un paio di generazioni di genitori, politici e compagnia cantante al di là delle posizioni in classifica. Questa affermazione contenuta nella relazione valga per tutte: nella maggior parte dei paesi ricchi, meno di 4 bambini su 5 si ritengono soddisfatti della loro vita. Il suicidio è una delle cause principali di morte fra i 15 e i 19 anni. Nei paesi ricchi, quindi, secondo l’ultima Report Card 16 – studio lanciato oggi dal Centro di Ricerca Innocenti dell’Unicef “suicidi, infelicità, obesità e scarse capacità in campo sociale e accademico sono diventate caratteristiche fin troppo comuni fra i bambini nei paesi ad alto reddito”. Colpa dei “fottuti” yankee che danno le pistole ai ragazzini? Macché, la bella Italia – per fare un esempio a noi vicino – è a metà classifica generale (19 su 38) e 34esima – su 41 paesi – per quanto riguarda le politiche e le condizioni che generano benessere. Un disastro. Peggiorato dall’emergenza Covid-19.

Secondo gli indicatori presi in esame – salute mentale e fisica dei bambini e alle loro competenze accademiche e sociali – , i Paesi Bassi, la Danimarca e la Norvegia risultano – questo prima della pandemia – come i 3 migliori paesi in cui essere un bambino tra i paesi ricchi.

“Molti dei Paesi più ricchi del mondo – che hanno le risorse necessarie per garantire a tutti i bambini una bella infanzia – stanno fallendo”, ha dichiarato Gunilla Olsson, Direttore dell’Unicef Innocenti. “A meno che i governi non intraprendano azioni rapide e decise per proteggere il benessere dei bambini nell’ambito delle loro risposte alla pandemia, possiamo continuare ad aspettarci un’impennata dei tassi di povertà fra i bambini, un deterioramento della salute mentale e fisica e un crescente divario di competenze tra i bambini. Il sostegno alle famiglie e ai bambini, legato al COVID-19, è tristemente inadeguato. Bisogna fare di più per garantire ai bambini un’infanzia sicura e felice – ora”.

Francesco Samengo, Presidente dell’Unicef Italia, spiega così la situazione nello Stivale: “Per quanto concerne la salute mentale il nostro paese è 9°: i bambini con un’alta soddisfazione per la vita a 15 anni nel nostro paese sono il 76%, a fronte di una media (negli altri paesi) del 75,7%, e il tasso di suicidio è del 2,5 su 100.000, a fronte di una media di 6,5 su 100.000. Per quanto concerne la salute fisica, preoccupano i tassi di sovrappeso e obesità dei bambini: l’Italia è 31esima, con il 36,9% di persone tra 5 e 19 anni in sovrappeso o obese. Per quanto riguarda le competenze, il nostro paese è 15esimo: il 58,1% dei ragazzi di 15 anni possiede competenze di base di lettura e matematica (rispetto ad una media complessiva 62,3%), mentre quelli che fanno facilmente amicizia sono il 79,3% (rispetto ad una media del 75,5%). Tra gli altri dati, sono Neet l’11% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni (rispetto a una media del 6%); l’89% dei bambini ha ricevuto la seconda dose di vaccino contro il morbillo nel 2018. Per quanto concerne l’inquinamento dell’aria dovuto alla concentrazione media annuali di PM2,5, l’Italia ha un valore pari a 16,8 microgrammi per metro cubo, più alto della media (13,7 mpmc.)”.

Ma vediamo i numeri complessivi. Per quanto riguarda la salute mentale, “la Turchia registra, tra i bambini ovviamente, il livello di soddisfazione minore, al 53%, seguita da Giappone e Regno Unito. I bambini con famiglie che danno loro meno supporto e coloro che sono vittime di bullismo soffrono di una salute mentale significativamente peggiore. La Lituania registra i tassi più alti di suicidio fra gli adolescenti – una delle cause principali di morte fra i bambini e i ragazzi di 15-19 anni nei paesi ricchi – seguita da Nuova Zelanda ed Estonia.

Per la salute fisica arrivano solo conferme in negativo di studi già fatti negli anni: I tassi di obesità e sovrappeso fra i bambini sono aumentati tanto che circa 1 bambino su 3 in tutti i paesi è o obeso o sovrappeso, con i tassi in Europa meridionale in rapido aumento. In più di un quarto dei paesi ricchi la mortalità dei bambini è ancora sopra 1 ogni 1.000.

Che dire della scuola e dell’istruzione… le “competenze” vedono, in media, il 40% dei bambini in tutti i paesi Ocse e Ue che non possiede competenze di base di lettura e matematica entro i 15 anni. I bambini in Bulgaria, Romania e Cile sono i meno preparati in queste abilità. In Estonia, Irlanda e Finlandia i più preparati. Nella maggior parte dei paesi, almeno 1 bambino su 5 non ha fiducia nelle proprie capacità sociali di fare nuove amicizie. I bambini in Cile, Giappone e Islanda sono i meno sicuri in questo settore.

Il rapporto contiene, per fortuna, anche qualche buon risultato: in media, il 95% dei bambini in età prescolare è ora iscritto a programmi di apprendimento organizzati e il numero di giovani tra i 15 e i 19 anni che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione (Neet) è diminuito in 30 fra 37 Paesi. Tuttavia, questi importanti traguardi rischiano di diminuire a causa dell’impatto dovuto al Covid-19.

Il rapporto inoltre stila una lista dei paesi in base alle loro politiche che supportano il benessere dei bambini e altri fattori, fra cui l’economia, la società e l’ambiente. La Norvegia, l’Islanda e la Finlandia hanno le politiche e i contesti migliori per supportare il benessere dei bambini. In media, i paesi spendono meno del 3% del loro PIL nelle politiche per le famiglie e i bambini.

A causa dell’epidemia, nella prima metà del 2020 la maggior parte dei paesi analizzati nel rapporto hanno tenuto le scuole chiuse per oltre 100 giorni, inoltre sono state attuate rigide politiche in materia di permanenza a casa. Il rapporto evidenzia che la perdita di membri della famiglia e di amici, gli stati di ansia, le restrizioni per stare a casa, la mancanza di supporto, la chiusura delle scuole, il bilanciamento fra vita lavorativa e familiare, lo scarso accesso all’assistenza sanitaria, combinati con la perdita economica causata dalla pandemia sono catastrofiche per il benessere dei bambini, colpendo la loro salute fisica e mentale, e il loro sviluppo.

Che fare dunque? Per l’Unicef sono 5 le azioni da fare subito: ridurre la disuguaglianza di reddito e la povertà e assicurare che tutti i bambini abbiano accesso alle risorse di cui hanno bisogno; rispondere rapidamente ai forti divari nei servizi per la salute mentale dei bambini e degli adolescenti; aumentare le politiche per le famiglie per migliorare il bilanciamento lavoro-famiglia, soprattutto l’accesso ad assistenza all’infanzia nei primi anni di vita di alta qualità, flessibile e a un prezzo accessibile; rafforzare le azioni per proteggere i bambini da malattie prevenibili, fra cui invertire le recenti riduzioni delle vaccinazioni contro il morbillo; migliorare le politiche per il Covid-19 che sostengono le famiglie con bambini e garantire che i bilanci che sostengono il benessere dei bambini siano interamente protetti dalle misure di austerità.

Foto natureaddict CC0

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