25 anni fa il rapimento che ha segnato la storia della Slovacchia

Sono passati 25 anni dal rapimento del figlio del primo presidente della Slovacchia indipendente, Michal Kováč jr., che al tempo aveva 33 anni. Era il 31 agosto 1995 quando otto uomini rapirono e portarono oltre confine, nascosto dentro il bagagliaio, il figlio dell’allora presidente Michal Kováč, dopo averlo picchiato e costretto a bere una bottiglia di whisky, lasciandolo davanti alla stazione di polizia nella vicina città austriaca di Hainburg. La polizia austriaca arrestò l’uomo, sul quale pendeva un mandato internazionale di cattura emesso alcuni mesi prima dall’Interpol tedesca per un sospetto reato di frode per oltre 2 milioni di euro nell’affare Technopol, un caso chiuso nel 2000 quando le accuse sono state ritirate per insufficienza di prove. Nelle galere austriache è rimasto per diversi mesi prima di essere liberato a seguito della mancata estradizione in Germania. Kováč junior fu poi accusato di favoreggiamento e frode anche da un pubblico ministero di Bratislava nel dicembre 1995 nello stesso caso Technopol, ma il padre, il presidente Kováč senior, lo amnistiò nel dicembre del 1997 facendo fermare l’inchiesta in Slovacchia.

Per il rapimento, che si innesta in una stagione di faide interne alla politica slovacca, o meglio un grave conflitto istituzionale tra il presidente Kováč e il primo ministro Vladimír Mečiar, che stava allontanando il paese dai principi democratici e dall’adesoione a NATO e Unione Europea, sarebbero stati coinvolti i servizi segreti slovacchi e alcuni personaggi della malavita organizzata che in quegli anni nel paese prosperava senza controllo, soprattutto intorno alla capitale. L’inchiesta sul caso fu ostacolata in ogni modo, e tre anni dopo, nel 1998, fermata definitivamente da Mečiar quando assunse la carica ad interim di presidente della Repubblica. Il Parlamento allora non riuscì ad eleggere per diversi mesi un nuovo presidente, e Mečiar coi poteri del capo dello Stato decretò l’amnistia per coloro che erano coinvolti nel rapimento, incluso Ivan Lexa, l’allora capo dei servizi di intelligence che sotto la sua guida si sospetta abbiano commesso numerosi illeciti e crimini, incluso l’assassinio di Róbert Remiáš, rimasto ancora oggi senza un colpevole. Questi, un testimone chiave nel caso del rapimento, all’epoca 26enne, fu fatto saltare in aria nella sua automobile nell’aprile 1996 dalla criminalità organizzata, con l’assistenza dei servizi di Lexa. Gli investigatori accusarono dell’omicidio Jozef Roháč (conosciuto come Potkan/Ratto, sicario della mafia, specializzato in esplosivi), e tale Imrich Oláh, figure di spicco del sottobosco criminale della capitale, con l‘allora capo del SIS Ivan Lexa accusato di esserne il mandante.

A tirare in ballo i servizi segreti fu anche il testimone principale del caso, l’ex agente SIS Oskar Fegyveres, che prese parte all’operazione senza conoscerne scopo e portata, e che quando comprese di cosa si trattava si fece aiutare dall’amico poliziotto Róbert Remiáš a nascondersi prima di andare a testimoniare alla polizia e in seguito fuggire dal paese per proteggersi da chi lo voleva morto. Anche un altro membro dei servizi che partecipò al rapimento, Lubos Kosik, condannato nel 2015 a 14 anni di galera per frode finanziaria e fuggito all’estero, poi arrestato in Mali, in una lettera al quotidiano Sme aveva scritto che il rapimento era stato condotto alla presenza di agenti del SIS slovacco guidato da Ivan Lexa, che a suo dire aveva il completo controllo dell’operazione. Disse anche degli ordini ricevuti dal SIS di uccidere Fegyveres.

A sua giustificazione, Mečiar affermava che nessuno poteva provare che il crimine fosse avvenuto. Secondo l’ex presidente Michal Kováč era ragionevole sospettare che lo stesso Mečiar potesse essere stato coinvolto nella trama del rapimento e avesse poi influenzato le indagini per insabbiarle.

Le amnistie di Mečiar sul rapimento di Kováč Jr., che hanno legato le mani alla verità per tre decenni, sono state oggetto di battaglia negli anni scorsi in Parlamento, con almeno sei tentativi di revocarle, e la Corte costituzionale le ha finalmente abrogate nel 2017. Purtuttavia, la polizia l’anno scorso ha deciso di chiudere l’indagine sull’ex premier Mečiar senza incriminazioni, e non si vedono sviluppi sulla complessa vicenda del rapimento (raccontata da un film divenuto molto popolare) e delle sue vittime “collaterali”, come lo stesso Remiáš. Nonostante numerosi giudici abbiano studiato il fascicolo penale, lungo 20.000 pagine, il caso non è stato ancora riaperto.

Intanto Michal Kováč jr., che ha successivamente lavorato presso il ministero degli Affari Esteri, nel 2019 è stato nominato ambasciatore della Slovacchia negli Emirati Arabi Uniti.

(La Redazione)

Foto in alto: frame dal film Únos (Il rapimento)
Sotto: Vladimír Mečiar nel 2017 (TA3.com)

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