Obbligo di quarantena per i dipendenti: i datori di lavoro devono verificarne l’osservanza

Dal mese di settembre i datori di lavoro sono tenuti a verificare l’osservanza dell’obbligo di quarantena da parte dei dipendenti rientrati dai cosiddetti “Paesi della zona rossa”. Tutti coloro che hanno effettuato un viaggio di lavoro o si sono recati in vacanza in Paesi nei quali si sia registrato un aumento significativo di casi di infezione da Covid-19 devono infatti rimanere in isolamento domiciliare per 10 giorni in attesa dell’esito del tampone diagnostico.

Nel caso in cui il viaggio sia avvenuto 10 giorni prima del rientro del dipendente sul posto di lavoro, vige l’obbligo di presentare un certificato che attesti la data dell’attraversamento del confine slovacco. Se il dipendente non è in grado di presentare tale certificato, il datore di lavoro deve segnalarne il nominativo all’Ufficio della sanità pubblica (ÚVZ) regionale e vietare temporaneamente l’accesso al posto di lavoro. Il mancato rispetto della normativa da parte del datore di lavoro comporta una sanzione economica piuttosto salata, che può arrivare fino a 20.000 euro.

L’Ufficio di sanità pubblica raccomanda alle aziende, soprattutto a quelle di grandi dimensioni e con un alto numero di occupati, di continuare a seguire le misure preventive generali emanate lo scorso 27 maggio. In particolare, se si sospetta un caso di infezione sul posto di lavoro, il datore di lavoro deve garantire l’isolamento di tale persona e di tutti i suoi contatti, dandone comunicazione all’ufficio sanitario regionale competente e attenendosi alle istruzioni che verranno fornite.

Le aziende devono osservare le tre misure di base per evitare la propagazione del virus: uso delle mascherine, adeguato distanziamento tra i lavoratori e disinfezione accurata e costante delle mani, delle superfici e degli oggetti. ÚVZ invita inoltre le grandi aziende ad aggiornare i propri piani di emergenza, identificando specifiche aree per l’isolamento delle persone potenzialmente infette. A questo scopo, le aziende hanno la possibilità di avvalersi della collaborazione dei servizi che si occupano di sicurezza e salute nel luogo di lavoro e della consulenza delle autorità sanitarie pubbliche regionali.

Dal 1° settembre sono stati indicati come “Paesi a rischio” 🇭🇷 Croazia, 🇫🇷 Francia, 🇪🇸 Spagna, 🇳🇱 Paesi Bassi, 🇧🇪 Belgio e 🇲🇹 Malta. Chiunque entri nel territorio slovacco proveniendo da questi Paesi ha l’obbligo di rispettare una quarantena domiciliare fiduciaria di dieci giorni e di sottoporsi a test diagnostico per il Covid-19 non prima del quinto giorno dopo l’arrivo. Qualora non riescano ad eseguire il test e non mostrino alcun sintomo, la quarantena si conclude comunque dopo dieci giorni.

Tutte le persone che entrano nel territorio della Repubblica Slovacca e hanno visitato un Paese ad alto rischio nei 14 giorni precedenti devono registrarsi telefonicamente o elettronicamente presso l’Ufficio regionale di sanità pubblica (RÚVZ) competente, fornendo dettagli precisi sul proprio viaggio. Gli addetti di RÚVZ li informeranno sulle regole dell’isolamento domestico e sulle modalità per prenotare il test. L’esame RT-PCR è gratuito.

(Paola Ferraris)

Foto: Engin_Akyurt CC0

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