Repubblica Ceca: il Liechtenstein rivuole le sue terre e i suoi castelli in Boemia

Il principe del Liechtenstein porta la Repubblica Ceca di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU): rivuole quasi mezzo milione di acri di terra e tutti i suoi castelli e palazzi, confiscati dai comunisti cecoslovacchi.

“Per noi, le conseguenze dell’applicazione illegale dei decreti cecoslovacchi sono una questione irrisolta”, ha detto al Financial Times Katrin Eggenberger, ministra degli esteri del Liechtenstein. “L’espropriazione senza indennizzo è inaccettabile.”

Si parla dei controversi decreti Beneš del 1945, che portarono all’espulsione di tre milioni di tedeschi dei Sudeti, privati dal governo di Praga delle proprietà e della cittadinanza cecoslovacca. Tra questi, figurava anche il casato del Liechtenstein, che perse terreni per oltre 10 volte il territorio dell’attuale Principato, inclusi il castello neogotico di Lednice e quello barocco di Valtice, due siti del patrimonio mondiale Unesco.

Altre 38 famiglie del Liechtenstein persero inoltre partecipazioni societarie e interessi commerciali. “Non stiamo portando avanti la causa solo perché è coinvolta la casa principesca. Questo vale per tutti e 39 i nostri cittadini coinvolti“, ribadisce la ministra.

Ma secondo la diplomazia di Praga, la questione è irricevibile. Il viceministro degli esteri di Praga, Martin Smolek, ricorda che la CEDU ha competenza solo sulle questioni successive al 1950, quando venne ratificata la Convenzione europea sui diritti umani.

I Liechtenstein erano uno dei grandi casati nobiliari dell’impero asburgico. Tra le due guerre, i Liechtenstein parlavano tedesco, vivevano a Vienna, possedevano immensi terreni nel nuovo stato della Cecoslovacchia ed erano sovrani di 160 km quadrati di principato – riconosciuto a livello internazionale come paese indipendente – al confine con la Svizzera. Con l’Anschluss, nel 1938, il principe Franz Joseph II fuggì da Vienna per rifugiarsi a Vaduz, nel principato, rimasto neutrale. Dopo la guerra, i comunisti cecoslovacchi li inseriranno nel novero dei “tedeschi” di Boemia, sospettati di collaborazionismo e i cui beni saranno nazionalizzati.

Oggi il Liechtenstein è uno dei 47 paesi membri del Consiglio d’Europa, oltre ad essere parte dell’Area Economica Europea (EEA). Già paradiso fiscale, in unione doganale e di difesa con la Svizzera, è inoltre l’ultima monarchia pressoché assoluta d’Europa, con il principe in grado di porre il veto sulle leggi passate dal Landtag. Il Liechtenstein è stato inoltre l’ultimo paese europeo ad ammettere le donne al voto, nel 1984.

La controversa questione della restituzione delle proprietà terriere del casato di Liechtenstein è stata a lungo pietra d’inciampo nelle relazioni con la Repubblica Ceca. I due paesi hanno avviato relazioni diplomatiche solo nel 2009. L’appello alla CEDU fa seguito a una decisione della Corte costituzionale della Repubblica Ceca di febbraio 2020 in un caso-pilota sulla proprietà di 600 ettari di foresta vicino a Praga.

Il principato ha avuto finora ben poco successo nel contestare le confische del dopoguerra. Un caso del 2001 contro la Germania riguardante un dipinto del maestro olandese Pieter van Laer che era stato confiscato dalle autorità ceche dopo la seconda guerra mondiale è finito fino alla Corte internazionale di giustizia prima di essere dichiarato irricevibile. E d’altronde, una ricca e principesca famiglia ha proprio bisogno di reclamare denaro da un altro paese europeo, democratico e ben più povero?

(Andrea Zambelli, East Journal cc by nc nd)

Foto Marco Verch cc by

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