COVID-19: ora la Repubblica Slovacca ha un piano pandemico

La situazione epidemiologica in Slovacchia è attualmente sotto controllo, sebbene si stia deteriorando rispetto a qualche settimana fa (anche se non tanto quanto gli Stati confinanti) e il paese stia affrontando un aumento dei contagi di coronavirus, che alcuni leggono come una seconda ondata della malattia.

Lo scorso 11 agosto, nel corso di una riunione della commissione pandemica del governo slovacco, presieduta dal ministro della Salute Marek Krajčí, è stato approvato un nuovo piano pandemico per la Slovacchia, dopo una discussione alla fine di luglio che si è rivelata inconcludente. Il ministro Krajčí ha spiegato che il piano indicherà come la Slovacchia dovrebbe procedere non solo in caso di pandemia di COVID-19, ma anche per gravi epidemie di altre malattie respiratorie. Il nuovo piano pandemico non utilizzerà le informazioni sulla media mobile settimanale, che invece oggi fa parte degli strumenti utilizzati dagli epidemiologi.

Il nuovo piano, ha affermato il ministro Krajčí, tiene in considerazione l’esperienza fatta con la pandemia di COVID-19, i suoi costi economici per la collettività, il suo peso sull’economia, il rafforzamento dei compiti degli organi dell’amministrazione statale, dei governi regionali e locali e degli organismi professionali che gestiscono, mettono in sicurezza e svolgono attività in connessione con la protezione della salute pubblica.

Il piano pandemico prevede gli “sconsigli” di viaggio all’estero, tenendo conto del fatto, come ha osservato il direttore sanitario della Slovacchia Ján Mikas, che molte epidemie in Slovacchia sono sorte a causa della trasmissione importata, soprattutto da Ucraina, Serbia e Repubblica Ceca. Viene raccomandato alle grandi aziende di «rispolverare i propri piani di emergenza» e stabilire regole certe per i propri lavoratori.

Il piano pandemico prevede diverse fasi, che affrontano problematiche crescenti nel caso di una epidemia in piena evoluzione. Tra le misure previste vi sono, ad esempio, la riprofilazione delle capacità ospedaliere con un certo numero di posti letto negli ospedali designati dedicate completamente ai pazienti con COVID-19, che prevedono complessivamente 3503 letti dedicati. Altri ospedali opereranno in modalità standard. Quando queste capacità saranno state riempite per il 50%, vale a dire con 1750 persone ricoverate con diagnosi COVID-19, parte la fase 2 con una nuova redistribuzione dei posti letto per aumentare le quote per il coronavirus nei reparti malattie infettive. La fase 3 arriva con l’occupazione delle degenze delle cliniche e reparti infettivi superiore al 75%, mentre la fase 4 è un graduale ritorno al cosiddetto periodo interpandemico.

Saranno in tutto 14 gli indicatori che aiuteranno la commissione pandemica a decidere le mosse da compiere di volta in volta, con un “semaforo” che, con colori dal verde all’arancione al nero, determineranno misure restrittive specifiche a livello territoriale e regionale.

Il ministro della Salute Marek Krajči ha affermato nei giorni scorsi che si darà grande pubblicità ai benefici della vaccinazione contro il coronavirus tramite una campagna di informazione, «ma non vogliamo forzare nessuno». Il vaccino, quando sarà pronto e disponibile, sarà dunque inoculato solo su base volontaria, nonché gratuito. E come priorità andrebbe considerata la vaccinazione dei gruppi di popolazione più a rischio, secondo il ministro.

(La Redazione)

Foto Matt Hecht CC0

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