Kuciak, chiesti 25 anni per Kočner & Co. Il verdetto rimandato a settembre

Il processo principale per l’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak e della sua fidanzata Martina Kušnírová ha concluso nei giorni scorsi la fase dibattimentale, che vede imputati l’uomo d’affari Marian Kočner, presunto mandante dell’omicidio, Alena Zsuzsová, che ha svolto il ruolo di intermediaria e Tomáš Szabó, accusato di aver commesso l’omicidio procurando l’arma e aiutando il killer a pianificare l’azione, oltre a prelevarlo dalla scena del crimine una volta svolto il compito. Per loro il pubblico ministero ha chiesto una pena di 25 anni di reclusione, meno dell’ergastolo che molti si sarebbero aspettati. La sentenza era attesa per il 5 agosto, ma la Corte penale specializzata ha rinviato il verdetto per il 3 settembre. La presidente del senato della Corte, Ružena Sabová, ha spiegato che è necessario continuare a discutere la sentenza. Qui di seguito gli elementi principali del processo, come riportati dallo Slovak Spectator. Secondo alcuni, probabilmente i giudici debbono ancora concordare la punizione, altri credono che prendersi più tempo abbia il significato di prendere con estrema serietà questa decisione.

Il processo, inziato nel gennaio di quest’anno, si è concluso con le arringhe di accusa e difesa dopo 22 giorni di aulaKuciak e Kušnírová sono stati uccisi nella loro casa a Veľká Mača (regione di Trnava) il 21 febbraio 2018. Un delitto scoperto solo alcuni giorni dopo, il 26 febbraio, quando la madre di Martina ha fatto intervenire la polizia perché da giorni non riusciva a mettersi in contatto con la figlia. Subito era sembrato ovvio alla polizia che l’omicidio era probabilmente collegato al lavoro giornalistico di Kuciak. Per questa ragione vennero arrestati sette cittadini italiani, di origine calabrese, che apparivano nell’ultimo articolo di Kuciak, che il reporter ancora stava scrivendo. Ma vennero rilasciati per mancanza di prove. Succesivamente, uno di loro fu estradato in Italia, dove era indagato da tempo per traffico internazionale di droga, e qui condannato. Alla fine di settembre 2018, sei mesi dopo il fatto, sono arrivati i quattro arresti che hanno dato una svolta alle indagini e sono uscite le prime voci di Kočner come potenziale mandante.

Per l’assassinio dei due giovani (entrambi 27 anni, in procinto di sposarsi pochi mesi dopo) sono già state condannate due persone: Zoltán Andruskó, imprenditore che ha messo in contatto l’intermediaria con la squadra di fuoco, che ha collaborato con la polizia fin dall’arresto e ha patteggiato 15 anni nel dicembre 2019, mettendo in collegamento con l’omicidio nella sua testimonianza sia Zsuzsová che Kočner; e il killer Miroslav Marček, ex militare che si è dichiarato colpevole ed è stato condannato a 23 anni in primo grado. Oltre a quello di Ján e Martina egli ha confessato anche di avere ucciso due anni prima l’uomo d’affari di Kolárovo Peter Molnár, un delitto per anni rimasto irrisolto. Sia Andruskó che Marček hanno testimoniato al processo contro gli altri tre accusati.

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“Ho bussato, lui mi ha aperto e io ho sparato”
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Una testimonianza che si è rivelata di ragguardevole importanza è stata quella di Peter Tóth, che per conto di Kočner aveva gestito la sorveglianza di alcuni giornalisti, tra cui Kuciak, e che ha consegnato agli investigatori il telefono di Kočner da cui sono stati estratti migliaia di messaggi che non solo hanno permesso di ricostruire le comunicazioni con Zsuzsová relativamente alla “liquidazione” del giornalista, ma anche i rapporti che Kočner teneva con giudici e altri soggetti, come ad esempio l’imprenditore Norbert Bödör, che lo avrebbe aiutato a mascherare le sue attività criminose all’interno della polizia. Bödör, oggi in carcere preventivo per un crimine finanziario (come del resto anche lo stesso Kočner), avrebbe anche contribuito al pagamento dei servizi di sorveglianza dei giornalisti (secondo Tóth pagando la metà del costo) e portando come valore aggiunto la documentazione sui giornalisti in possesso della polizia. Anche Andruskó ha sottolineato il coinvolgimento di Bödör nella questione, e ha detto che Bödör abbia cercato di trovare un falso assassino che confessasse il delitto per una ricompensa di 1 milione di euro. Avrebbe anche tentato di influenzare le indagini.

Un capitolo a parte dell’indagine è stata l’operazione di decrittazione, un anno fa, di migliaia e migliaia di messaggi che Kočner aveva scambiato con decine di persone attraverso l’applicazione Threema, a cura di esperti di Europol. Una ragnatela di contatti ad alto livello, che ha messo alla luce negli scorsi mesi una fitta rete di relazioni “pericolose” con procuratori, giudici, uomini politici. Ad esempio, si basa sui messaggi di Threema l’indagine sui giudici corrotti “Burka”, che ha portato dietro le sbarre diversi magistrati, alcuni dei quali tutt’ora incarcerati.

_L’omicidio di Ján Kuciak e della fidanzata Martina,
come sono andati i fatti
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Altro tassello importante delle indagini è quello che riguarda i dati Gps di diversi dispositivi mobili tra cui i telefoni e le schede SIM di Zsuzsová e Kočner, oltre a pc e dischi rigidi. In una chiavetta Usb in possesso di Kočner sono state trovate foto della sorveglianza dei giornalisti, compreso Kuciak.

Kočner continua a negare tutte le accuse, e insiste sul fatto di non avere avuto motivi per far uccidere Kuciak. Si è paragonato a Milada Horáková, vittima di un processo inventato durante l’era comunista, accusando di essere stato incastrato in qualcosa di cui non ha colpe. «Non sono senza difetti, ma nessuno lo è», ha detto Kočner, «Non sono un santo, ma nemmeno un assassino». Anche Zsuzsová e Szabó hanno insistito sulla loro innocenza nelle loro dichiarazioni conclusive. Secondo il rapporto di uno psicologo forense, Marian Kočner è “sicuro di sé, frivolo, audace, latentemente aggressivo, bisognoso di ammirazione”.

(La Redazione)

Foto Peter Tkáč cc by sa

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