Loris Colusso, il congedo ultimo degli amici e della famiglia

Si è svolto venerdì 7 agosto a San Michele al Tagliamento (VE), suo luogo natale, l’ultimo commiato a Loris Colusso, imprenditore ed editore di questo giornale che ha operato da trent’anni a questa parte prima in Cecoslovacchia e poi in Repubblica Ceca e infine in Slovacchia. Una folta presenza non solo di parenti, ma di amici e conoscenti che ne apprezzavano le doti di costruttore di relazioni, di mediatore, di infaticabile interprete dell’arte non comune dell’ascolto si è congedata da lui nel locale cimitero.

Dopo la cerimonia di Bratislava, più incentrata sugli anni slovacchi e la sua attività in quel paese, a salutarlo a casa sua sono intervenute persone che lo conoscevano da sempre, che con lui hanno intrapreso negli anni ’70 l’impegno politico e sociale, dedicandosi principalmente al servizio della comunità. Un impegno che per Colusso ha significato due decenni in consiglio comunale, con un periodo da assessore e vicesindaco. Persone che insieme a lui hanno combattuto battaglie, condiviso ideali, e che a volte si sono trovate anche in disaccordo, in una dialettica che aveva sempre come fine ultimo il bene comune della collettività.

Riportiamo qui di seguito gli interventi delle persone che lo hanno commemorato alla cerimonia a San Michele. Dopo il saluto del sindaco, nel ricordo di Loris Colusso si sono alternati alcuni vecchi amici.
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Alfredo Francesconi
, ex consigliere comunale e assessore a San Michele, ha ripercorso la vita di Colusso (che abbiamo riportato qui) aggiungendo il commento che segue:

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.Ciascuno di noi, probabilmente, ha accompagnato Loris per un pezzo di strada, ma forse nessuno lo ha seguito nell’intero, intricato, tortuoso, esaltante percorso della sua vita. Una vita vissuta nel costante rifiuto di una comoda e rassicurante routine, non animata dal desiderio di raggiungere un porto sicuro, ma piuttosto nel perseguire una meta agognata, che non appena conquistata e talvolta appena avvistata, diventava il trampolino per lanciarsi in una nuova sfida, alla rincorsa di una nuova idea, al lavoro per un nuovo progetto.

Quale stupore nel leggere, a distanza di venti o trent’anni, le parole del presidente del Fogolâr Furlan di Bratislava su Loris, che sotto questo profilo lo descrive esattamente come avremmo fatto noi negli anni Ottanta e Novanta.

Ma la vita di Loris non è stata una cavalcata trionfale. Del resto, chi si muove su terreni spesso inesplorati non puo’ non andare incontro a difficoltà ed insuccessi, anche brucianti. Ma ha saputo affrontarli a viso aperto, con coraggio, contando sulla sua forza, sulla sua determinazione ed ha saputo risollevarsi da situazioni difficili sul piano umano, professionale e finanziario. È riuscito a ripartire senza cercare appoggi e sostegno nel suo paese, ma ha fatto affidamento sull’esperienza maturata, sulla sua competenza professionale, sulle relazioni coltivate, sulla sua capacità di leggere la realtà politico economica (in questo caso slovacca) in rapida trasformazione ed ha avviato, con successo, una nuova attività di consulenza e prestazione di servizi alle imprese per poi coronare quello che secondo me è sempre stato un suo sogno: pubblicare un giornale.

È allora enormemente triste e doloroso pensare a Loris lontano dai suoi cari ma anche da noi amici più o meno vicini, soverchiato dalla preoccupazione, dalla paura che qualcuno potesse fargli del male, che potesse attentare alla sua vita, e questo indipendentemente dal fatto se il pericolo fosse reale ed effettivo oppure no. Da quanto abbiamo letto lui aveva comunque questo timore, ed era solo.

È per questo, caro Loris, che nel salutarti, anche se ci vedevamo ormai solo in rare occasioni, non possiamo fare a meno di provare un senso di doloroso rammarico per non esserti stati vicini in quei terribili momenti, non essere stati lì per stringerti la mano, per calmarti, per rassicurarti, per salvarti e portarti via lontano, e invece oggi siamo qui e non riusciamo a vincere quel nodo che sale e che ci stringe la gola.

Mandi Loris, Ciao Loris.

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Il poeta Francesco Indrigo, vecchio amico di cui Colusso aveva pubblicato nei mesi scorsi diversi suoi scritti, ha letto due sue composizioni – prima in friulano e poi in italiano – dedicandole alla memoria di Loris, la seconda delle quali già uscita su Buongiorno Slovacchia.
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A la sagra da l’Unitàt

Ma sì, starìn lì a domandassi parsè,

e coma mai che li’ robis a ni rivin a buna man

sempri dopu, che se in chȇ volta ‘i varessin

fat cussì o culà, che se invessi di stȃ

cui comunis’c ‘i vessin butàt su

‘na scuadra di balòn a chista ora…

varda, varda me fì che discols

al vol provȃ a ciaminȃ ta li’ boris.

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Alla festa dell’Unità

Ma sì, staremo lì a chiederci perché,

e com’è che le cose ci arrivano a tiro

sempre dopo, che se allora avessimo

fatto così o colà, che se invece di stare

con i comunisti avessimo messo su

una squadra di calcio a quest’ora…

guarda, guarda mio figlio che scalzo

vuole provare a camminare sulle braci.

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L’avignì pì lunc

E adès ch’a ni àn pareciat

la taula cu li’ vanzadisis

dai discors, cu li’ friguis

da li’ peraulis se ni restia di dî?

Contassi forsi la memoria dal sun,

casumai fa la conta dai sfris,

coma chei ch’a intachin i tacumacus

dai paîs in viàs ta la valìs, cun chê

di portassiu a cjasa. La sagra a è finida,

àn smontat li’ giostris, sbaracat

i tendons e distudat  il ros da li’ canzons,

e nun ‘i vin vanzat doma il biliet frovat,

pleat in doi ta la sacheta da li’ barghesis,

uchì, tal marciapiè di un nord

di ‘na stassiòn sidìna, a sbati i sandui

ta li’ piastrelis sbecadis e cu ‘na lȗs

mai vidùda prin, impetàda tai vui.

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Il futuro più lungo

E adesso che ci hanno apparecchiato

la tavola con gli avanzi

dei discorsi, con le briciole

delle parole cosa ci resta da dire?

Raccontarci forse la memoria del sogno,

casomai fare la conta delle cicatrici,

come quelli che attaccano gli adesivi

dei paesi viaggianti sulla valigia, con l’intenzione

di portarseli a casa. La sagra è finita,

hanno smontato le giostre, sbaraccato

i tendoni e spento il rosso delle canzoni,

e a noi è rimasto solo un biglietto consunto,

piegato in due nella tasca dei pantaloni,

qui, sul marciapiede di un nord

di una stazione taciturna, a battere i sandali

sulle piastrelle scheggiate e con una luce

mai contemplata prima, appiccicata sugli occhi.

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Un altro amico storico, Giorgio Mattassi, già consigliere comunale a Latisana e assessore in Regione Friuli Venezia Giulia, ha fatto di Colusso un ritratto commovente.
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Quando muore una persona conosciuta ci sentiamo tutti più soli.

Quando muore un amico si spegne una luce che eravamo abituati ad avere accanto per rischiarare il nostro cammino.

Quando muore un figlio di una comunità, di impegno riconosciuto nel rendere tutti più evoluti, civili e solidali, questa comunità rimane più povera ed incerta nella sua prospettiva.

E Loris è stato un figlio nobile di una comunità che nel tempo ha saputo trovare la strada della ricostruzione del dopoguerra, allargando la sua presenza nel territorio tra San Michele e Latisana, tra 2 regioni, e via via alla Mitteleuropa dell’est e alla nuova Europa dei popoli.

E questa è stata la sua dimensione umana: dalla campagna, ai prati, al fiume Tagliamento di San Michele vecchio, alla nuova Europa allargata ed integrata.

Un figlio nobile che con il suo impegno instancabile e con la saldezza dei suoi principi sociali è divenuto nel tempo un riferimento per molti, un esempio positivo che va sottolineato e valorizzato perché va ben oltre i limiti del carattere dell’uomo e delle imperfezioni intrinseche nella natura umana.

La sua vita, per quanto umanamente percorsa da alti e bassi, da episodi di gioia e di grande sofferenza, da momenti di estrema solitudine e di irriconoscenza, è stata improntata a principi e valori, che possono essere ancora punti di riferimento positivi per il futuro di tutti noi, nonostante il declino costante della solidarietà e della disponibilità verso gli altri che caratterizzano la fase attuale dell’umanità.

È vero che Loris è stato un leone che non mollava mai e al tempo stesso un uomo buono, sempre disponibile ad aiutare le persone in caso di bisogno mettendo da parte anche il proprio interesse.

Un uomo che fin da ragazzo si è trovato impegnato in politica nelle file del Partito Comunista Italiano e non solo per rispetto delle tradizioni famigliari, ma come convinzioni di principio profonde non solo dalla parte dei più deboli ma anche per mettere insieme, non per dividere, per fare gli affari di tutti, non per perseguire il proprio interesse. E lui di capacità di capire cosa erano gli affari non era secondo a nessuno, da ragioniere abituato a conoscere gli affari degli altri soprattutto in un contesto cittadino come quello dello sviluppo delle spiagge turistiche di Bibione e Lignano, che consentivano grandi arricchimenti personali. Prima degli interessi personali in lui venivano sempre le grandi idee, i progetti, i beni da mettere in comune, le prospettive di sviluppo economico e sociale della propria comunità. Mentre molti accumulavano anche immeritate ricchezze nel vortice dello sviluppo turistico del dopoguerra, lui pensava a far crescere gli altri, a condividere anche a proprio discapito.

Non era capace? No, nella sua testa non c’era proprio l’accumulazione, l’appropriazione, il privilegio. Da ragioniere, commercialista accreditato, uno dei primi dell’epoca del boom degli studi professionali di contabilità, non ha messo in piedi uno “Studio professionale Loris Colusso”, ma una cooperativa di servizi al commercio proprio in piazza a San Michele, associando amici e professionisti.

E questo è stato il tratto caratterizzante della sua vita, fin dall’esordio professionale.

Così poi si è sviluppato negli anni.

Nel 1981, quando conobbi Loris, io ero capogruppo del PCI in consiglio comunale a Latisana ad appena 31 anni, ma lui, di qualche anno più giovane di me era capogruppo del PCI a San Michele al Tagliamento, e impegnato a mettere in campo una forte rappresentanza politica attraverso una presenza costante nel territorio, capace di incidere sulle scelte del territorio, per limitare la speculazione edilizia, la degenerazione affaristica della politica che all’epoca sembrava dilagare e attraversare tutte le forze politiche.

Impegnato anche nel promuovere e realizzare la festa dell’Unità di Bibione, attraverso il volontariato attivo dei militanti e dei simpatizzanti del PCI al fine di raccogliere i finanziamenti necessari per sostenere il partito, non dimenticando di allargare le opportunità di moltiplicazione di quelle iniziative di festa anche ai comuni vicini attraverso l’acquisto delle attrezzature mobili per realizzarle.

Ed è proprio per rendere disponibili a tutti le attrezzature per le feste, che nella sua mente fervida ed instancabile nacque l’idea di costituire la TuristCoop, una società cooperativa, fatta di volontari, che avevano tutti un proprio mestiere e che si impegnavano per sviluppare iniziative sociali. In quella fucina di volontari, attraverso il genio di Loris, si realizzarono poi la sezione soci per acquistare camper per consentire ai soci vacanze itineranti low cost; si realizzò la sezione fotografica con l’acquisto di camera oscura, videoproiettori per illustrare al pubblico i risultati delle ricerche fotografiche sui fiumi locali, grandi patrimoni naturali. Eppoi l’apertura dell’agenzia di viaggi. La mitica Abaco Viaggi. Avrebbe potuto accontentarsi di far vendere i soliti pacchetti viaggi creando qualche posto di lavoro. Ma per Loris l’agenzia era uno strumento fondamentale per realizzare un sogno nato nella sua testa: quello di congiungere le spiagge di Bibione e Lignano con le popolazioni dell’ex blocco sovietico, più prossime alle spiagge. Un sogno che partiva dalla considerazione che il benessere dei popoli viene prima dei regimi e che il vento di apertura che spirava nella direzione dell’abbattimento della cortina di ferro stava gonfiando le vele e che le popolazioni del Centro Europa sarebbero state una parte del futuro delle spiagge di casa. Una opportunità per San Michele, all’inizio fortemente criticata per la povertà del “cliente” e ben presto grandemente apprezzata. Pochi hanno conoscenza che ciò che è accaduto è in gran parte merito di Loris Colusso, che ben prima del crollo del Muro ha creato una opportunità che si è consolidata nel tempo. Opportunità non scontata che avrebbe potuto essersi rivolta ad altre località.

Loris aveva questa capacità visionaria di vedere oltre e di costruire il futuro, non di subirlo.

Ed essere ambasciatore delle nuova Europa, ufficialmente riconosciuto a livello ministeriale, dopo tanto impegno, è stata per tempo una sua aspirazione sfociata in una delusione immeritata.

Il suo destino tuttavia si è legato indissolubilmente allo sviluppo dei nuovi paesi ad economia pianificata, paesi che prima dell’89 non conoscevano la gestione economica aziendale, paesi di grande cultura musicale, medica e filosofica, ma di scarsa concretezza imprenditoriale.

Ed è in quel contesto che Loris ha rinnovato la propria vocazione all’aiuto delle persone e alle imprese italiane, e non solo in cerca di nuove opportunità imprenditoriali ma anche lì marcando nuovamente una propria identità, attraverso la fondazione della Slovakia Group e del successivo giornale Buongiorno Slovacchia. Sempre per allargare il perimetro, sempre per fare il mestiere di mettere insieme, di diffondere notizie e nuove consapevolezze, come alla fine era il PCI e il giornalino di sezione.

Per Loris prima venivano gli altri, anzi del servizio agli altri ne ha fatto un mestiere.

Loris era fatto così, una disponibilità incondizionata per risolvere qualsiasi problema. Un cervello perennemente in moto a cercare soluzioni a sfide talvolta impossibili. Un combattente imperterrito, un leone capace di combattere battaglie impossibili, fiducioso che per tutto esiste sempre una soluzione.

Ma anche un spirito in pena, che ha attraversato un’epoca ricca di eventi emozionali forti in mezzo a peripezie difficili persino a raccontare, con momenti di solitudine infinita, delusioni per ingratitudine e incomprensioni che costutiscono il prezzo da pagare quando si vuole realizzare grandi sogni.

Perennemente in ritardo a tutti gli appuntamenti perché incapace di negare una richiesta di aiuto… impegnato sempre a supportare le esigenze di tutti cercando soluzioni talvolta talmente tortuose che le capiva solo lui… dovendo tener conto di accontentare tutti.

Rispetto agli appuntamenti nei quali marcava ritardi incredibili, all’appuntamento misterioso con la fine della sua vita è arrivato questa volta in anticipo.

Troppo in anticipo per gli anni che avrebbe potuto ancora dedicare alla sua missione terrena.

Caro Loris, ora che fai parte dell’energia indistinta dell’universo dove tutto sta finalmente insieme al tutto, dove la comunicazione non ha bisogno di fiumi di parole per spiegare inutili dettagli, dove il tempo per gli appuntamenti si confonde con la dimensione del tempo che scompare e l’ieri, l’oggi, il domani non si distinguono più senza bisogno di rincorrerli, illumina il futuro di tua figlia Selena, la cosa più grande che ci hai lasciato.

Che tu possa finalmente riposare in pace.

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Infine, il ricordo doloroso, struggente della figlia Selena, che intende raccogliere il testimone del padre e proseguire le sue attività.
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Caro papà,

non avrei mai creduto possibile tutto questo, a volte spero ancora che sia tutto un incubo dal quale potermi svegliare. Non mi do pace perché non c’è spiegazione, tanti dubbi, tanta tristezza ma niente che dia senso a questa tua scomparsa troppo in anticipo.

Eri circondato da tante persone che ti hanno voluto bene, veramente tante, sono arrivate migliaia di chiamate, messaggi, e-mail di persone incredule e fortemente dispiaciute.

Tutti dicono di te che eri un uomo buono, sempre disponibile per tutti, in ogni momento, anche troppo direi io. Soprattutto con chi era molto in difficoltà avevi sempre un consiglio, un’idea, un piatto di pasta a casa. Il tuo impegno ambientale non è passato inosservato, molti ti ricordano proprio come un lottatore.

Hai letteralmente dedicato la vita al tuo lavoro, la tua testa non era mai ferma, ne facevi una e ne pensavi cento, sei sempre stato un confusionario, ma con idee geniali. Questo ti ha portato lontano da me per gran parte della mia vita, ci ha fatto litigare un sacco di volte perché nessuno dei due aveva un carattere facile e con tanto orgoglio, due teste dure; ci siamo rimproverati tante cose, forse più io a te, ma so che mi volevi bene, che lo dicevi a tutti quanto eri orgoglioso di me. Anche perché stavo seguendo le tue orme con la laurea in economia e la tesi sul bilancio, cosa che non ti saresti aspettato.

Sembra così strano adesso essere nel tuo ufficio e prendere tutto in mano perché i tuoi trent’anni di dedizione alla Slovacchia non vadano persi, è così strano perché penso sarebbe stato il tuo sogno ma non hai mai realmente avuto il coraggio di chiedermelo. Dovunque tu sia, spero che questo ti faccia piacere e che ti ridia la pace e la serenità che ultimamente sembravi avere perso.

Anche in un paese straniero, lontano da casa, parlando poco la lingua – sembrava una barzelletta dopo tutti questi anni – hai trovato tanti altri amici, tante persone che ti hanno voluto bene veramente per quello che eri: un personaggio a sé che mangiava un sacco di polenta, sempre in ritardo, che parlava a raffica fino a fare perdere il filo, sempre in cerca degli occhiali in ogni tasca, con mille telefoni che squillavano, che sicuramente avevi dimenticato qualcosa, ma che intanto ne avevi inventate altre mille.

Eri un vulcano irrequieto, o come dicevi tu, visto il segno zodiacale, un leone.

Proteggimi, dammi la forza di superare tutto, trasmettimi l’energia che avevi per non fermarti mai. Perché da lassù tu possa essere ancora più orgoglioso, e io possa sentirti sempre vicino.

 

 

(Red)

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