Dopo quindici anni ancora ombre sulla tragedia del volo militare di Hejce

Il rapporto sull’indagine dell’incidente di un aereo militare da trasporto AN-24 poco oltre il confine ungherese nel gennaio 2006, in cui morirono 41 soldati slovacchi, è stato declassificato e pubblicato sul sito web del ministero slovacco della Difesa. Il dossier riporta la versione ufficiale dell’incidente già agli atti, ovvero che non è stato rilevato alcun difetto tecnico del velivolo e che la responsabilità del fatto è da attribuirsi ai piloti che stavano manovrando per prepararsi all’atterraggio sulla pista dell’aeroporto di Košice.

Il velivolo, un AN-24 di fabbricazione sovietica, stava riportando in patria i militari del contingente slovacco che avevano concluso il loro semestre di servizio nella missione di pace KFOR in Kosovo, in ambito Nato. Decollato da Pristina (allora in Serbia, prima che il Kosovo dichiarasse la sua indipendenza nel 2008), era diretto all’aeroporto slovacco di Košice. Intorno alle 19:38 del 19 gennaio l’aereo scomparve dai radar e si schiantò sul terreno boscoso, innevato e ghiacciato (al momento dell’impatto nella zona la temperatura era a -18° centigradi) della collina Borsó, a circa 700 metri di altitudine vicino al villaggio ungherese di Hejce. Appena 20 km prima della sua destinazione Košice, e soli 3 km dal confine con la Slovacchia. L’aereo si è incendiato al contatto con le cime degli alberi, per poi schiantarsi al suolo, lasciando rottami sparsi su una vasta area.

Dei 43 passeggeri, dei quali 28 erano soldati a fine missione e gli altri erano militari di supporto o membri del personale di bordo, solo uno, il tenente Martin Farkaš, è sopravvissuto.

Secondo il rapporto dell’indagine, i piloti «hanno probabilmente sottostimato l’altezza del terreno sottostante all’aeromobile». Un altro rapporto dell’unità prevenzione delle catastrofi dell’Ungheria avrebbe stimato che nel passaggio dai controllori di volo ungheresi a quelli slovacchi l’aeroplano si sarebbe allontanato di circa 3 km dalla traiettoria delineata nel piano di volo.

Dopo la pubblicazione, l’associazione civica AN-24 (5605)-Hejce è intervenuta pubblicamente per dichiarare il proprio disaccordo con le conclusioni dell’indagine e chiedere una nuova indagine indipendente. Secondo i rappresentanti dell’associazione, che si erano attivati in maniera piena nel corso degli anni per far luce sul fatto e hanno prodotto diverse prove riprese nel dossier, non si trattò di un errore dei piloti. L’associazione si è detta stupita dell’assenza «di informazioni e documenti che sappiamo esistere», come alcuni dati importanti sul funzionamento dei motori e dati completi dalle scatole nere. Si tratta di centinaia di pagine che non sono state incluse nel fascicolo desecretato. Si parla di un dossier completo di 200 pagine, mentre il file pubblicato è di 903 pagine.

Le famiglie delle vittime si sono da sempre opposte alla conclusione ufficiale, sottolineando che un verdetto di un tribunale non ha confermato che il pilota fosse colpevole. Le colpe dell’equipaggio, dicono, servono solo a coprire un difetto del vecchio aereo sovietico. Il presidente dell’associazione Ľudovít Orlický, il cui figlio è morto nella tragedia, pone l’accento sui documenti mancanti, tra cui un rapporto di periti esperti che «manca delle valutazioni sui comandi del motore e delle eliche, che dopo l’incidente sono stati trovati in posizioni insolite e potrebbero cambiare radicalmente l’idea sulla causa dell’incidente», spiega, lasciando intendere che si potrebbe essere trattato di un guasto dei motori. Mancano anche tutti i dati della scatola nera, diverse testimonianze e l’opinione di esperti di una commissione del ministero della Difesa con le loro conclusioni.

(Red)

Foto: Hejce (Hu), luogo della tragedia aerea del 19.1.2006 (mod.gov.sk)

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