
L’azione di assistenza dello Stato per le fasce più deboli della popolazione sta perdendo consistenza di anno in anno. Si parla qui di sussidi per necessità materiali, ovvero l’assistenza sociale pubblica per i più poveri, che nasce con l’obiettivo di fornire condizioni di una vita dignitosa alle persone che non possono lavorare o che non sono in grado di trovare un lavoro per garantire i bisogni di base per sé stessi e la propria famiglia.
Secondo una analisi del Consiglio per la responsabilità di bilancio (RRZ), il livello di assistenza sta perdendo valore. Se nel 1998 il contributo rappresentava circa il 30% del salario medio, dopo la riforma del sistema sociale nel 2004 la percentuale è scesa al 19%. Ma negli anni successivi non è certo migliorata, anzi: nel 2019 i sussidi per necessità materiali sono scesi addirittura al 12% del salario medio. Il problema, dice RRZ, non è che il sussidio è collegato a qualche indicatore automatico, ma è stato adeguato ad hoc in base alle decisioni del governo di turno, senza tenere conto di fattori come l’inflazione.
Sembra dunque che il sostegno per necessità materiali non sia stato fissato come strumento sistematico della politica di assistenza sociale, e se da un lato il sistema di protezione sociale dovrebbe essere motivante per trovare un lavoro retribuito, dall’altro lato chi per ragioni oggettive non riesce a trovare un lavoro deve poter contare su un aiuto che sia più consistente rispetto al livello dei salari nel paese.
(Red)
Foto David Hodgson cc by

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