Ministero dell’Informatizzazione: su 53 progetti informatici nazionali nessuno rispetta il target

Il ministero degli investimenti, sviluppo regionale e informatizzazione (MIRRI) ha completato un audit di 53 progetti IT nazionali realizzato per l’amministrazione statale. Secondo la relazione finale, cinque di essi dovrebbero essere completamente cancellati, mentre gli altri dovrebbero essere rivisti in modo tale da poter risparmiare, afferma il ministero, fino a 158 milioni di euro. Solo i primi cinque progetti che si intenderebbero fermare eviterebbero una spesa di 48 milioni di euro, mentre tutti gli altri che si vorrebbe trasformare potrebbero mettere in salvo dai 50 ai 110 milioni di euro di finanze pubbliche.

Il valore dei progetti informatici messi sotto ispezione, che fanno parte dell’asse prioritario 7 “Società dell’informazione”, ammonta a 740 milioni di euro. La ministra Veronika Remišová (Za ludi) ha spiegato che buona parte di essi non seguivano tanto le priorità degli enti dello Stato che li hanno commissionati, ma piuttosto gli interessi delle imprese che hanno ottenuto gli appalti. I progetti sono stati valutati sulla base del grado di trasparenza, economia ed efficienza. Peraltro, per numerosi di essi «sussistono seri dubbi sul fatto che i singoli ministeri abbiano la capacità di attuarli e di rafforzarli». Per questa ragione il MIRRI chiede agli altri ministeri di coinvolgere i propri funzionari per definire con chiarezza chi gestirà questi progetti, non solo a livello amministrativo ma anche professionale» per evitare di spendere fondi UE per finalità inutili.

Nel periodo di programmazione europea 2007-2013 sono stati spesi 843 milioni di euro nell’informatizzazione, ma con correzioni da parte di Bruxelles pari a oltre l’11%, costringendo la Slovacchia a restituire oltre 126 milioni di euro, ha sottolineato la ministra. Ma dal 2014 in poi, solo il 19% (108 milioni di euro) dei fondi UE a disposizione per l’informatizzazione sono stati utilizzati nell’attuale periodo del programmazione (2014-2020). Avendo usato appena un quinto dei fondi disponibili in questo periodo, «c’è ancora un’enorme quantità di denaro da usare nei prossimi tre anni», ha detto Remišová, sottolineando come «Quando sono arrivata al ministero abbiamo definito l’obiettivo principale: ripulire la digitalizzazione del paese dalla corruzione, in modo che i servizi digitali vadano a beneficio dei cittadini, non dei fornitori».

Il predecessore di Remišová, Richard Raši (ex Smer e ora vicino a Pellegrini), ha ricordato che i 53 progetti informatici in oggetto avrebbero dovuto essere completati entro il 2023, anno fino al quale è possibile spendere i soldi dell’UE di questo periodo di bilancio. È un controsenso bloccare i progetti e poi dire che abbiamo risparmiato, ha chiosato Raši. Secondo l’ex vice primo ministro tutti i progetti IT di cui si parla hanno a suo tempo superato un processo di valutazione trasparente e ognuno di essi era in linea con il concetto nazionale di informatizzazione della pubblica amministrazione,  approvato da tutte le associazioni di operatori del settore IT nel 2016.

(Red)

Illustr. geralt CC0

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