Incontri con Marína – Intervista col fotografo Dušan Křístek

Dušan Křístek vive e lavora a Bratislava. Dal 1998 lavora nel mondo della fotografia. Si occupa soprattutto di ritratti di personaggi importanti, e collabora con note case editrici. Il suo nome è legato a oltre 50 libri di cucina e decine di immagini pubblicitarie. Per il suo lavoro fotografico, nella sfera glamour e principalmente per fotografie di cibo, fa parte della migliore rappresentanza dei fotografi europei. Nel 2011 ha ricevuto, insieme al suo team di collaboratori, il prestigioso premio GOURMAND World Cookbook Awards per uno dei migliori libri di cucina. Espone i suoi lavori al pubblico nelle gallerie su diversi temi. Nel suo portfolio personale, slegato dalla sfera professionale, abbandona il colore e la lucentezza per usare i metodi fotografici tradizionali come la pellicola e il grande formato, concentrandosi su nature morte, visioni monocromatiche, e lavorando con superfici, materiali, struttura e luce. Nel tempo libero organizza laboratori fotografici e foodstyling. Nel 2010 ha vissuto a New York per un soggiorno di studio, che ha completato nel 2014 aToronto.

Con Dušan Křístek mi sono incontrata durante un servizio fotografico per una casa editrice, e con grande piacere mi permetto di presentarlo anche a voi, cari amici.

www.fproduction.eu/#gallery

Dušan, le tue foto respirano letteralmente… È ben visibile il lavoro preciso del professionista. Quando hai iniziato a scattare foto e quali sono stati i tuoi inizi a livello professionale?

«Alla fotografia mi sono avvicinato…, anzi, ho iniziato a fotografare al liceo e subito dopo lo studio del liceo ho scelto di fare il fotografo come professione. I miei primi lavori sono stati per vari quotidiani, per esempio “Pràca” eVečerník”, eccetera».

Hai fotografato tanti personaggi importanti slovacchi e stranieri, tra cui “spicca” Celeste Buckingham. Puoi dirci come è andato il tuo servizio fotografico con questa diva musicale, se per caso hai avuto delle condizioni particolari di ripresa che dovevi rispettare?

«In particolare, con Celeste ho avuto uno shoot fotografico bellissimo… nessuna condizione. Tutto è andato benissimo. Mi sento di precisare che generalmente queste grandi stelle non hanno condizioni riguardo un servizio fotografico… forse… quando si presentano alcune condizioni, sono per lo più proposte da parte dei manager mentre i protagonisti degli scatti non sono nemmeno coscienti che possono esistere eventuali condizioni particolari da rispettare da parte del fotografo».

Presumo che come fotografo professionale una parte del tuo lavoro lo dedichi al nudo artistico. Hai un tipo di modella preferito… se no, come scegli un modello?

«Sono interessato ad un genere intermedio fra nudo artistico ed erotismo, ma l’ho lasciato un paio di anni fa. Questo tipo di modelle per i loro comportamenti… mille scuse perché sono in ritardo al posto di lavoro (magari la morte del cane, gatto e ogni tanto anche di un membro della famiglia) mi hanno molto disturbato. Qualche volta capitava di sentire da alcune [di esse] che per loro era “molto lontano” raggiungere il luogo del servizio fotografico. Sai, se qualcuno che sta a Ružinov ti riferisce che per venire a Petržalka è molto lontano… che altro ti devo dire? Ho già avuto abbastanza pazienza per questo tipo di modelle e ormai ho perso interesse per questo tipo di servizi fotografici. Per queste modelle possiamo parlare di “condizioni particolari” di cui mi hai chiesto prima».

Tua moglie lavora nel campo della cultura. Anche lei è coinvolta nel tuo lavoro?

«Ogni tanto mi aiuta con la produzione. Tre anni fa abbiamo iniziato un progetto congiunto di foto di gelati per una famosa gelateria a Bratislava, in cui mia moglie era coinvolta nello styling. Praticamente suggeriva come doveva comporsi il tutto. Le fotografie sono state esibite anche in una mostra».

Mi sento di ricordare la vostra comune partecipazione a un progetto sul Covid-19. È così?

«Sì, si trattava di un progetto di un produttore slovacco di acquari ed ikebana. Abbiamo ricevuto quattro figurine che rappresentavano: la statuina della Madonna, un senzatetto, uno sciatore e un altro umo che noi abbiamo “battezzato” ubriacone. Abbiamo creato una grotta per la Madonna situata tra i monti e un fiume e abbiamo inserito in mezzo tre uomini che cercavano di raggiungere la Madonna, che nei tempi bui in cui vivevamo rappresentava per tanti il simbolo di speranza. Questo rappresentava il nostro contesto sociale».

Ultimamente, sei impegnato soprattutto a fotografare cibo. Hai una vasta esperienza in questo settore. Raccontaci, cosa è importante perché una foto di cibo abbia successo?

«Come in ogni foto, la prima cosa è la luce, ma quando si tratta di fotografare il cibo, occorre stare attenti a molti dettagli che non devono essere sottovalutati. È sicuramente una buona idea lavorare con un buon chef, perché quando qualcosa è mal cucinato o mal servito, uno si può anche fare in quattro e tutto rimane mal cucinato o mal servito. La collaborazione di più persone in questo gruppo di lavoro deve essere di prim’ordine, se, ovviamente, una persona decide di raggiungere la migliore qualità».

Da tanti anni ti dedichi alla creazione di libri. Tra i tanti, hai pubblicato un tuo libro fotografico “FOOD PHOTO” in collaborazione con 13 gastro chef con cui hai avuto un grande successo. Come hai lavorato con loro e quanto tempo hai dedicato a questo libro?

«Per la creazione del libro abbiamo scelto un ritmo lento, in modo da lavorare con più tranquillità. Il lavoro è durato in tutto circa 3-4 mesi. Ho scelto gli chef con cui avevo già lavorato a diversi progetti e con cui avevo una buona intesa. Abbiamo deciso di preparare piatti che altri hanno rifiutato di fotografare perché il loro styling era impegnativo e stravagante. Quindi sono tutti entrati in gioco con l’entusiasmo di poter finalmente fare qualcosa che nessun’altro avrebbe fatto, una cosa diversa… Quindi avevano mano libera. Dato che a me piace cucinare, nel libro ho anche fotografato i miei piatti preferiti, che ovviamente ho cucinato da solo».

Da tanti anni collabori col famoso chef Vojtech Arzl, su cosa si basa la vostra collaborazione?

«Abbiamo già un sacco di foto insieme e c’è davvero un’amicizia tra noi. Con Vojto lavoro molto bene perché è un perfezionista … È sempre pronto per ogni servizio fotografico, sa esattamente cosa vuole, come lo vuole e lavora solo con materie prime di altissima qualità. Ha una grande esperienza in questo tipo di servizi fotografici anche all’estero e sa esattamente quali caratteristiche sono necessari affinché il cibo sul piatto abbia un bell’aspetto; e sa anche che occorre il suo tempo per avere successo nella fotografia. Ecco perché la collaborazione con Vojtíšek mi arricchisce tanto».

So che nel prossimo futuro sarà pubblicato un grande libro intitolato “La magia della Slovacchia – Viaggio culinario attraverso le quattro stagioni” in lingua italiana elaborato da quattro autori. Un progetto sul quale sei stato l’unico fotografo a collaborare con l’unico chef Marián Filo. Come hai lavorato con questo maestro?

«Questa è stata la mia quarta collaborazione con Marián Filo. È un narratore. Lavora sul suo castello da fiaba e sui piatti produce creazioni fiabesche. Ma è anche un professionista e perciò può fare anche l’intera fiaba, come ha più volte mostrato, in un tempo molto breve senza togliere nulla alla qualità».

Ti sei mostrato al pubblico anche attraverso mostre delle tue fotografie su diversi formati. Su quali argomenti hai lavorato?

«Di recente ho realizzato mostre fotografiche in diversi formati con diversi temi: gelati, cibo, eccetera. Per la mostra di scatti in grande formato chiamata “Tiché svetlo” (La luce silenziosa), sono state fotografate lastre e bottiglie catturate in diverse condizioni e combinazioni luminose. Tutto era così rassicurante e avvolto dal silenzio… Penso che sono arrivato in questa direzione inconsciamente… Ho fatto un’altra mostra sul tema delle bevande miste, che è anche un’area su cui ho lavorato molto ultimamente».

Afrodisiaci in cucina, questo è il titolo del libro a cui hai lavorato di recente. Di che si tratta?

«Il libro è stato scritto da Katarína Nádaská, una importante storica ed etnologa slovacca, che ha raccolto antiche ricette slave cucinate da un altro bravo chef slovacco, Igor Čechy, con cui abbiamo partecipato a questo progetto e posso dire che anche con lui ho lavorato molto bene».

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

«Dato il modo in cui il mondo sta andando ora, continuerò le mie attività solite, ovvero corsi di fotografia di cibo … dobbiamo perseverare, e poi vedremo».

www.instagram.com/dusankristek

Caro Dušan, grazie per l’intervista e auguro a te e tua moglie un grande successo.

Cari lettori, anche a voi auguro tante cose belle, e non vi scordate:

Abbiate cura di voi,

vostra Marína

Foto: FB/Dusan Kristek,
Instagram/dusankristek, fproduction.eu
Caricatura Marína ©VIKTOR CSIBA,
©MHG AGENCY

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