Paesi OCSE, un mercato del lavoro sempre più polarizzato

L’Employment Outlook 2020 dell’Ocse esamina la riduzione degli occupati in professioni che richiedono competenze di medio livello negli ultimi 25 anni. Un fenomeno che si può combattere con la formazione professionale.

Un mercato del lavoro polarizzato sulle competenze

Secondo un recente rapporto dell’Ocse, la quota di occupati in professioni che richiedono competenze di medio livello è calata a partire dalla metà degli anni Novanta nella maggior parte dei paesi sviluppati. Per i lavoratori nati prima del 1970, il conseguimento di un’istruzione di medio livello – ossia il possesso di un diploma di scuola superiore – si è tradotto molto spesso in un impiego che richiedesse competenze di medio livello, come quello di camionista per gli uomini o di segretaria per le donne, ma la situazione è cambiata per le generazioni più giovani. Sempre più spesso, infatti, i nati dopo il 1970 si trovano a ricoprire incarichi professionali che richiedono competenze al di sotto del proprio livello di istruzione.

L’aumento della polarizzazione

La quota di lavoratori impiegati in professioni che richiedono competenze di medio livello è calata dal 42 per cento registrato in media nel triennio 1994-96 al 31,5 per cento del 2016-18. Il livello di competenza viene definito in base alla distribuzione dei redditi nel triennio 1994-96: per esempio, un lavoro richiede un basso livello di competenza se in quegli anni veniva retribuito con uno stipendio considerato basso, ossia uno stipendio che si trovava nel primo terzile della distribuzione dei salari. Hanno un livello medio di competenze i lavoratori con un reddito all’interno del secondo terzile in una data occupazione, indipendentemente dal livello di istruzione, esperienza o formazione. Il livello di istruzione può essere alto (almeno laurea triennale), medio (diploma di scuola superiore) o basso (se non si è conseguita la maturità). La figura 1 mostra la variazione della quota di lavoratori a medie competenze nei paesi Ocse nel ventennio considerato dal rapporto.

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Mentre la figura 2, utilizzando dati Eurostat, mostra l’evoluzione della quota di occupati con competenze di medio livello in Italia dal 1992 al 2019.

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Dal momento che nel tempo il numero di occupati è aumentato, la riduzione della quota di lavoratori con competenze medie si spiega con un aumento di quella delle altre due categorie, ossia degli occupati a basso e alto livello di competenze. In Italia, la quota di lavoratori con competenze elevate è aumentata del 12 per cento, mentre quella dei lavoratori con basse competenze è cresciuta del 2,5 per cento. La variazione delle quote si può spiegare con due fenomeni, che l’Ocse definisce attrito e transizione.

L’attrito (attrition) riguarda la scomparsa dei posti di lavoro a media competenza a causa della mancata sostituzione dei lavoratori anziani con nuove assunzioni di giovani. Nelle fabbriche, per esempio, gli operai andati in pensione non sono stati sostituiti da giovani neoassunti, ma dall’automazione.

Il fenomeno della transizione (transition) riguarda invece il passaggio da un livello di competenza a un altro nel corso della carriera. Un operaio licenziato che non riesce a trovare nuovamente un lavoro in linea con le proprie competenze, per esempio, potrebbe doversi accontentare di un’occupazione di livello inferiore o restare disoccupato o inattivo, modificando la propria categoria di appartenenza. Lo stesso discorso vale quando si passa da un livello a quello superiore.

La riduzione della quota di lavoratori con competenze medie è stata guidata soprattutto dal primo fenomeno: mentre i lavori a basso e alto livello di competenza sono cresciuti velocemente, quelli di medio livello lo hanno fatto più lentamente o, addirittura, si sono ridotti. Il calo è in parte spiegato dal fattore demografico: le persone con un livello di educazione elevato sono molte di più rispetto agli anni Novanta e dunque i lavoratori tendono a essere occupati in settori a maggiori competenze. La riduzione della quota di lavori a medie competenze, però, è dovuta soprattutto alla scomparsa dei lavori stessi.

Minori opportunità per i diplomati

L’aumento della polarizzazione ha comportato una riduzione delle opportunità lavorative per gli individui con titolo di studio inferiore alla laurea, che rappresentavano il 90 per cento degli occupati con competenze medie nei paesi Ocse. Se un diplomato vent’anni fa poteva contare sulla possibilità di trovare un impiego che richiedesse un livello medio di competenze, oggi i lavoratori senza un diploma universitario hanno una maggiore probabilità di essere impiegati in occupazioni di bassa competenza. Questo fenomeno è particolarmente rilevante per le donne con una istruzione media: la propensione di questa fascia di popolazione a ricoprire posizioni lavorative di bassa competenza è aumentata dal 18,8 al 27 per cento negli ultimi vent’anni. Anche le donne con una bassa istruzione hanno subito un aumento della propensione a lavorare in occupazioni di bassa competenza, mentre prima riuscivano più facilmente a trovare comunque un lavoro con competenze di medio livello. Le figure 3a e 3b mostrano la quota di occupati con competenze medie, distinti per genere e livello di istruzione, mentre le figure 4a e 4b mostrano l’aumento della propensione a ricoprire incarichi che richiedono basse competenze per i lavoratori con un livello medio di istruzione.

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L’importanza delle scuole professionali

Nella maggior parte dei paesi Ocse, dunque, il solo diploma di scuola superiore ha garantito sempre meno una posizione lavorativa di medio e alto livello. Esistono però delle eccezioni: in Danimarca, Germania, Norvegia e Svezia c’è stato un sostanziale aumento delle possibilità di trovare un’occupazione ad alta competenza con il solo diploma. Il motivo principale è legato alla natura degli istituti professionali in quei paesi, che hanno un approccio molto più pratico rispetto ad altri sistemi educativi. Questo approccio è detto Ve, Vocational Education and Training system. Gli istituti professionali forniscono ai propri studenti competenze immediatamente spendibili sul mercato del lavoro, che conferiscono un vantaggio all’ingresso del mercato del lavoro. La figura 5 mostra la differenza nel tasso di occupazione degli studenti degli istituti professionali rispetto a quelli che hanno affrontato un diverso percorso di studi. Il vantaggio è molto elevato fino ai 34 anni e si riduce all’aumentare dell’età, in tutti i paesi Ocse.

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La polarizzazione avvenuta negli ultimi trent’anni sembra essere la naturale conseguenza di un cambiamento profondo del mercato del lavoro, che richiede competenze più elevate ed è sempre più digitalizzato. In questo contesto, diventa importante fornire ai lavoratori senza istruzione terziaria competenze che favoriscano l’ingresso nel mercato del lavoro. Come è evidente dai dati di questo rapporto, infatti, il livello di competenza richiesto dal primo impiego è determinante per l’intera carriera lavorativa. Il modello di riferimento può essere quello dei paesi che adottano un approccio Vet, dimostratosi efficace nell’attenuare questa polarizzazione e nel fornire occupazione di qualità anche a quei lavoratori che non hanno completato un percorso universitario.

(Irene Solmone, Massimo Taddei e Marco Visentin via lavoce.info)

Illustr. BS/pixabay

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