Il mio “ciao” a Loris Colusso

Ciao Loris, oggi avresti compiuto gli anni e proprio in questo giorno vorrei dedicarti un pensiero speciale che ti accompagni nel tuo ultimo viaggio.
È strano come un filo sottile, quasi invisibile sembri legarci annodando due date di questo luglio cosí triste… “Ciao Paola, volevo farti gli auguri per il tuo compleanno. Scusa me ne sono dimenticato, era ieri, 5 luglio… peró ci tenevo.”

Quella telefonata é stata l’ultima volta che ho sentito la tua voce. Eri fatto cosí, Loris, ti dimenticavi le date, gli appuntamenti, arrivavi spesso in ritardo, perché non avevi un’agenda. Non la volevi. E quante volte ti ho detto che eri un po’ “desordenadito”… si dice cosí in spagnolo… però eri un vulcano di idee, nella tua mente prendevano forma tanti progetti, ti lanciavi in mille iniziative.

Quando viene a mancare una persona, si é soliti tesserne gli elogi e attribuirle ogni tipo di pregio, come se le sue piccoli o grandi debolezze non fossero mai esistite. Tranquillo Loris, non scriveró il tuo panegirico, semplicemente perché voglio ricordarti com’eri veramente, con i tuoi tanti pregi e quei difetti per i quali ti avrei mandato al diavolo un mucchio di volte…
“Hai parlato con Loris?” mi chiedevano i collaboratori del giornale. Beh, a dire la veritá, LUI ha parlato con me… io non ci sono riuscita e quella volta che ce l’ho fatta mi ha rimproverata dicendo che lo interrompevo sempre… !

Eppure ti accettavamo e ti volevamo bene cosí com’eri, con quegli spigoli del tuo carattere solo apparentemente tanto forte. Intransigente nelle tue tante battaglie quotidiane, e straordinariamente tenero con le persone in difficoltà e con gli animali.

Eri sempre pronto ad aiutare gli altri. Ti si chiedeva un favore e tu non tiravi mai indietro, anche se a volte eri capace di creare un tale casino per dare una mano… “Hai bisogno di un passaggio? Ti vengo a prendere io!” E poi aspettarti, cercarti sul cellulare e vederti arrivare come un razzo scusandoti perché avevi avuto clienti nello studio, non trovavi le chiavi dell’auto o… avevi dovuto portare il gatto dal veterinario.

Li amavi tanto gli animali, Loris. Tanto da beccarti una bronchite con i piedi nell’acqua gelida di uno stagno per salvare una… carpa in difficoltà.

É incredibile come, ricordando una persona cara che non c’è più, affiorino alla mente frammenti di vita quotidiana, flash che illuminano episodi banali… le tartarughine nel tuo bagno, i tre gatti che scorrazzavano per casa e si arrampicavano su quei minialberelli che avevi messo apposta per loro. Ripenso a Fumo, il tuo micio grigio preferito, ai suoi artigli che mi tiravano i fili del maglione sul divano.

E ripenso ai tanti pranzi e cene a casa tua, con i collaboratori e gli amici, a parlare di nuovi progetti per i giornali. “Hai giá mangiato? No? Vieni su che facciamo una pasta…” Accoglievi tutti con un sorriso, Loris, anche chi poi non ha mostrato gratitudine verso di te. Ma questa è un’altra storia. Rabbia e rancore stiano fuori dalla porta e non turbino oggi questo mio ricordo di te…

Hai avuto fiducia in me, Loris, quando mi hai affidato la direzione del giornale spagnolo “Buenos días Eslovaquia”… anzi, “Buenas días”, come dicevi tu… e quante volte ti ho corretto, da brava e noiosa professoressa…
Hai accolto a braccia aperte me e mio marito al nostro arrivo a Bratislava, una bellissima città dove non conoscevamo nessuno e dove la lingua appariva come un terribile “rompecabezas”.

Non eri avvezzo a fare complimenti. Tutt’altro. Ma proprio per questo quel tuo messaggio “Paola, sei brava” quasi mi ha strappato le lacrime…
Forse i lettori giudicheranno patetiche queste righe. Non importa. Solo chi ha perso una persona cara puó capire come tutti noi che lavoravamo con Loris ora ci sentiamo “devastati dentro”, in un modo che forse non avremmo mai immaginato.

Tante cose vorrei dirti, Loris, ma ora vorrei lasciarti andare con un piccolo regalo per il tuo compleanno: un accenno a quell’articolo, ancora in bozze, sul colombo… Cristoforo (avevi anche un grande senso dell’umorismo!) che avevi salvato dagli artigli di Fumo e che consideravi la mascotte del giornale.

Chissà perché non è stato pubblicato, forse era stato scritto di getto e volevi farci un po’ di “labor limae”. O forse ti sembrava strano accanto ad articoli di politica e di economia… Quel colombo ferito, raccolto da un italiano appena arrivato per lavoro a Bratislava e che tu hai curato amorevolmente (come la gazza e il piccolo merlo caduto dal nido qualche tempo prima), quel colombo che hai voluto liberare dalla “gabbia-ospedale” allestita sul tuo terrazzo, una volta guarito, mi sembra quasi il simbolo di un volo liberatorio dell’anima, un ultimo messaggio di amore e di speranza.

Sognavi di trascorrere il resto della tua vita su una spiaggia bianca di Cuba, che tanto amavi… Non hai potuto realizzare quel sogno cosí magico per te. Permettimi, caro Loris, di regalarti un’immagine di quel biancore accecante, quella soffice sabbia e quel mare cristallino sul quale tu potrai volare alto e raggiungere finalmente la pace.

Ciao Loris, sei stato il mio editore, ma soprattutto una persona cara con cui ho percorso un tratto importante della mia vita.

Paola Ferraris

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