Il sostegno statale ai settori economici colpiti dalla crisi non è uguale per tutti

Il settore che ha ricevuto maggiore sostegno dallo Stato per fronteggiare la grave crisi economica provocata dalla pandemia risulta essere quello automobilistico, mentre al turismo sarebbero andate solo le briciole del cosiddetto pacchetto di “primo soccorso” (Prvá pomoc).
Lo rileva uno studio condotto dalla società di consulenza Grant Thornton Slovakia. Indubbiamente, pesa molto il fatto che l’automotive sia il pilastro dell’economia del Paese, un settore strategico per numero e consistenza di investimenti e percentuale di occupati.

Eppure non è questo il settore che nel mese di aprile ha registrato i risultati peggiori sul piano delle vendite: -77,5% su base annua, un calo in ogni caso consistente. A piangere sono soprattutto le attività economiche legate al turismo, che impiega oltre 300.000 persone. Il crollo dei profitti su base annua è stato pari all’84,7% ad aprile e all’81,6% a maggio.

Tuttavia, la maggior parte delle richieste di sostegno economico da parte dello Stato non proviene dal settore del turismo, il più colpito dalle conseguenze della pandemia, ma da quello automobilistico: solo il 2,1% contro il 37,5%.
Gli analisti di Grant Thornton osservano che questa discrepanza si spiega con una procedura burocratica considerata eccessivamente complicata e con il timore, da parte dei richiedenti, di incorrere in accuse di frode nel caso di una compilazione errata della domanda. Per questo motivo, molte aziende avrebbero addirittura rinunciato a presentare richiesta di sostegno pubblico.
Senza contare che l’entità del contributo previsto per le imprese in difficoltà non appare sufficiente a coprire il costo degli stipendi dei dipendenti e degli affitti dei locali, né tantomeno consente la piena ripresa delle attività.

Tra i settori economici che hanno presentato il numero più elevato di richieste di aiuti statali, dopo l’automotive, spicca il commercio al dettaglio (con oltre il 10% di domande), seguito dai trasporti e dal comparto metallurgico (oltre il 6% in entrambi i casi) e dall’elettronica (circa il 4%).

(Paola Ferraris)

Foto: redazione BS

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