Un Consiglio europeo infinito tra negoziati complicatissimi, veti e musi duri

Non è ancora finita la riunione del Consiglio Europeo, l’organo che raduna i capi di stato e di governo dell’Unione, iniziata venerdì mattina e Bruxelles. Dopo tre giorni e tre notti di negoziati, i leader europei non sono riusciti a trovare un accordo sui due principali punti delle trattative: il Fondo per la ripresa, cioè quello che diventerà il principale strumento europeo per stimolare l’economia dopo la pandemia da coronavirus, e il bilancio 2021-2027 dell’Unione Europea, cioè il veicolo che oltre al Fondo conterrà i cosiddetti fondi strutturali, cioè i principali serbatoi del denaro redistribuito dall’Unione ai singoli stati.

La riunione in corso è già diventata una delle più lunghe nella storia del Consiglio: il record spetta a quella in fu approvato il trattato di Nizza, nel dicembre del 2000, che durò quattro giorni.

Dopo una cena e una serie di incontri bilaterali nella notte, alle 5,45 di stamattina i leader europei si sono ritrovati attorno al grande tavolo circolare dell’Europa building, l’edificio che ospita tutte le riunioni del Consiglio. Dopo sette minuti il presidente del Consiglio Charles Michel ha aggiornato la riunione alle 16, per permettere ai presenti e ai loro collaboratori di guadagnare qualche ora di sonno. Al momento non ci sono particolari indicazioni che la riunione possa davvero concludersi stasera.

La riunione in corso era una delle più attese degli ultimi anni, nonché una delle più delicate: in una sola sessione di negoziati i leader europei hanno dovuto discutere della più ambiziosa misura europea degli ultimi anni – cioè il Fondo per la ripresa, che prevede in sintesi l’emissione titoli di stato europei per finanziare un enorme trasferimento di risorse dai paesi del Nord a quelli del Sud – e di come spendere le risorse comuni nei prossimi sette anni, in mezzo a una pandemia, una crisi economica e una transizione necessaria per scongiurare gli effetti del cambiamento climatico.

La bozza iniziale prevedeva un Fondo da circa 500 miliardi di sussidi e 250 di prestiti, come proposto a maggio da Germania e Francia e avvallato dalla Commissione Europea, e un bilancio settennale da 1.074 miliardi di euro. Nei giorni successivi i negoziati si sono allontanati molto dalla bozza, soprattutto a causa delle posizioni dei paesi del Nord – Paesi Bassi, Svezia, Danimarca, Austria e Finlandia – tradizionalmente più rigidi dal punto di vista economico e scettici di una maggiore integrazione politica.

Per quanto riguarda il Fondo per la ripresa, i paesi del Nord hanno lavorato soprattutto ad abbassare la quota di sussidi: la loro ultima proposta ne prevede 350 al posto dei 500 immaginati da Angela Merkel ed Emmanuel Macron. L’Austria e i Paesi Bassi, i due paesi più intransigenti in questo negoziato, hanno chiesto inoltre di sottrarre alla Commissione Europea la competenza del controllo sull’utilizzo del Fondo da parte dei singoli paesi, e proposto di assegnarla al Consiglio dell’Unione Europea (cioè l’organo dove sono rappresentati i governi dei 27 paesi). Gli stessi paesi hanno chiesto inoltre che i governi nazionali abbiano il diritto di veto sullo sblocco dei fondi ai singoli paesi.

Germania, Francia, Italia e Spagna si sono dette contrarie, ma dato che in sede di Consiglio Europeo le proposte vanno approvate all’unanimità, negli ultimi due giorni ci si è concentrati soprattutto sull’entità del Fondo – Bloomberg scrive che l’ultima bozza prevede 390 miliardi di sussidi, Germania, Francia e Italia non vorrebbero scendere sotto ai 400 – e sul meccanismo di controllo, su cui ancora non c’è alcun accordo: la Germania ha proposto di assegnarlo al Consiglio ma senza alcun diritto di veto da parte dei singoli paesi.

[…continua]

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Foto © European Union 2020

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