Sorpresa: il premier Matovič ammette il plagio della sua tesi, ma non si dimetterà

Un’onda che non sembra arrestarsi. Dopo avere accusato con toni di fuoco dagli scranni dell’opposizione il capo del Partito nazionale slovacco (SNS) Andrej Danko, chiedendone a gran voce le dimissioni da presidente del Parlamento nella scorsa legislatura, oggi scopriamo che più di uno di loro ha fatto ipocritamente lo stesso ma non ha nessuna intenzione di pagarne le conseguenze. Il plagio è un reato esecrabile e odioso, soprattutto quando riguarda una tesi di laurea che altri si sono sudati con studio e lavoro duro e alcuni hanno invece semplicemente copiato, oppure pagato altri per scriverla, non importa se copiandone ampie parti.

Boris Kollár, leader di Sme Rodina, secondo partito al governo, avrebbe copiato in buona parte la sua tesi di laurea. Due partiti della coalizione (SaS e Za ľudí) hanno spinto perché lasciasse la poltrona di presidente parlamentare, cosa che Kollár rifiuta di fare. Ha fatto una sola concessione: non userà più il suo titolo universitario (Mgr.) nella sua attività politica. Per il resto, rivendica la legittimità della sua laurea presso e ha presentato lui stesso in Parlamento una mozione di sfiducia sulla sua persona riuscendo a chiudere il caso, almeno per ora, e blindando la sua posizione.

Pochi giorni dopo è finito sotto i riflettori il ministro dell’Istruzione Branislav Gröhling del partito liberale SaS, che nei giorni scorsi ha lavorato a un emendamento legislativo con lo scopo di cambiare le regole per le tesi universitarie e impedire brogli futuri. Gröhling sostiene che a suo tempo aveva controllato la sua tesi con il sistema anti-plagio e aveva ottenuto una corrispondenza del 31% con altre pubblicazioni, ovvero quasi un terzo della sua tesi risultava ripresa da altri lavori precedenti. Una percentuale a suo dire ben al di sotto della percentuale permessa di testo copiato. La sua facoltà accettava fino al 50% di citazioni, mentre l’ateneno, l’Università Pan-Europea di Bratislava, non aveva stabilito nessuna regola al riguardo.

Ora è il turno del primo ministro Igor Matovič (OĽaNO), tra i più acerrimi avversari di Danko quando scoppiò lo scandalo della sua tesi di dottorato nel 2018. Allora Matovič disse tra le altre cose: «Se avesse avuto un po ‘di coscienza, si sarebbe dimesso molto tempo fa». Bene. Ieri la notizia bomba: anche la tesi di laurea del primo ministro presso la Facoltà di management dell’Università Comenius, incentrata sul sistema fiscale, sarebbe un plagio. Una parte del testo è stata presa da due libri di tre economisti slovacchi, di cui non è riportata alcuna citazione.

Matovič ha commentato la questione sulla sua pagina Facebook, dicendo di avere ricevuto domande dal quotidiano Denník N sul fatto che la sua tesi non riporta citazioni di altri autori. «Onestamente, non ho idea se ho citato qualcosa nella mia tesi di laurea 22 anni fa, e quanto. Se è così, ho rubato qualcosa che non mi apparteneva, sono di fatto un ladro in questa faccenda, che è una cosa triste e certamente non da lodare», ha scritto. Ma, prosegue, «Non mi sono mai vantato del mio titolo, non l’ho mai scritto di mia iniziativa [davanti al nome] e non l’ho nemmeno fatto aggiungere sulla carta di identità», il fatto è che «negli ultimi due anni ho letteralmente marinato la scuola e l’ho ammesso pubblicamente molte volte». «Al quarto anno ho iniziato a lavorare come lavoratore autonomo e al quinto anno avevo già impiegato 2.000 persone». «Non sono affatto orgoglioso di quei due anni», ha ammesso.

PriznanieDostal som otázku z Denníka N, že čo hovorím na to, že som v mojej diplomovke necitoval citácie iných…

Uverejnil používateľ Igor Matovic Štvrtok 16. júla 2020

E continua: «Dovrei perdere il titolo per questo? Probabilmente sì … e dopo tutto, ho ordinato al ministro della Pubblica Istruzione e al ministro della Giustizia di cambiare la legge in questo senso. Mi dimetterò per questo? Certo. Non appena realizzerò tutto ciò che ho promesso ai cittadini prima delle elezioni». «Poi tornerò a vivere la mia vita privata. Con la coscienza pulita e senza titolo».

Con un rigurgito di coscienza, aggiunge: «Chiedo scusa a tutti gli studenti onesti che si sono laureati senza una sola copiatura, suggerimento e altri trucchi del genere. Vi ammiro sinceramente».

Numerose le reazioni indignate di diverse personalità politiche. La presidente Čaputová si è detta «delusa e triste per il fatto che restino insoddisfatte le aspettative del pubblico, incluse le mie, sugli alti standard del potere politico e della responsabilità politica del governo di Igor Matovič». «Non approvo la frode e non posso approvare chi la sminuisce. Posso solo ripetere che è compito di tutti noi costruire la fiducia delle persone nella politica e nelle istituzioni». «In un momento in cui la Slovacchia deve affrontare sfide senza precedenti nel far fronte agli effetti della crisi, la fiducia dei cittadini nei confronti dei funzionari governativi è fondamentale, e giocarci è da irresponsabili».

Dalla vice premier e ministra degli Investimenti e sviluppo regionale Veronika Remišová del partito Za ľudí ha detto che «farà di tutto per garantire che tali cose non possano essere ripetute, come hanno già fatto Danko, Kollár, Gröhling o Matovič, e che un’azione del genere possa trovare la sua punizione». Il collega di partito e vicepresidente del Parlamento Juraj Šeliga ha espresso le scuse nei confronti dei cittadini: «So che non voglio il ritorno di Fico, Pellegrini, o, per l’amor di Dio, l’arrivo dei fascisti, ma [questo fatto] provoca un terribile imbarazzo. Mi scuso. […] È questa la cultura politica che volevamo? È questo il significato dell’assunzione di responsabilità?»…

Dal partito SaS al governo parla il deputato Ondrej Dostál: «È un’assoluta vergogna. Non solo per Igor Matovič, ma per tutti noi della coalizione di governo. Non riesco a capire come una persona che è lui stesso un plagiatore possa chiedere le dimissioni di qualcun altro tuonando in pubblico a causa di un plagio. In un paese normale, come probabilmente saremo un giorno, un politico si dimetterebbe volontariamente dopo una tale rivelazione. Sfortunatamente la Slovacchia non è ancora un paese così normale». Una nota ufficiale dal partito spiega che si dovranno prendere in considerazione tutte le opzioni e discutere all’interno del gruppo parlamentare e nella direzione del partito.

Dall’opposizione, d’altro canto, si prende la palla al balzo per un attacco frontale al governo. Robert Fico, presidente del partito Smer, ha detto di non essere affatto sorpreso che «Matovič abbia imbrogliato sulla sua tesi di laurea. Tutta la sua vita è una truffa. Come frodare l’IVA allo Stato, ingannare gli elettori con le bugie, accusare falsamente gli oppositori politici». Nel 2020, ha commentato Fico, «gli elettori hanno deciso di cambiare. Ma i media hanno nascosto alle persone cosa questo cambiamento rappresenta. Se i media avessero detto la verità su Kiska, Kollár o Matovič, questi politici non sarebbero certo arrivati dove sono ora, alle più importanti istituzioni dello Stato». Noi di Smer-SD «ci chiediamo se non è tempo di aprire gli occhi delle persone e presentare una mozione di sfiducia nei confronti del primo ministro. Non per una laurea, ma per la sua persona». Fico ha informato oggi che già ieri è stata presa questa decisione, e che ci si sta preparando alla raccolta delle firme. Servono le firme di trenta deputati, e secondo Fico 26 deputati di Smer sono pronti a firmare.

La stessa iniziativa è venuta dal vicepresidente parlamentare Peter Pellegrini (ex Smer, oggi indipendente) che in una conferenza stampa ha invitato Matovič a mantenere la sua promessa e dimettersi dal suo incarico per lo scandalo della tesi di laurea. Pellegrini crede che un ladro e bugiardo non possa fare il primo ministro. Se Matovič non si dimetterà di sua iniziativa, il gruppo di (11) parlamentari attorno a Pellegrini è pronto a raccogliere le firme necessarie da lunedì per convocare una sessione speciale del Parlamento per la sfiducia del premier. Egli ha dichiarato che Matovič ha basato tutta la sua esistenza politica sulla promessa che avrebbe combattuto i ladri e che avrebbe vinto le elezioni e sarebbe diventato il primo ministro in base a questi principi. «Ad appena quattro mesi dalle elezioni è stato dimostrato che lo stesso primo ministro è un ladro. Lo stesso premier ha confessato di aver rubato idee degli altri ed è per questo che è un ladro», ha detto.

(La Redazione)

Foto Vlada SR

 

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