Perché il Consiglio europeo che inizia oggi è così importante

È convocato per il 17 e il 18 luglio il Consiglio europeo straordinario in cui si discuterà del principale strumento vagliato in questi mesi dall’Unione europea per affrontare la crisi economica innescata dal coronavirus: il recovery fund. Lo scopo dell’incontro, che riunisce i capi di stato e di governo dei paesi membri, è di contrattare le modalità tecniche e politiche di accesso del fondo e in che modo quest’ultimo peserà sul bilancio europeo 2021-2027.

Si preannuncia un negoziato difficile viste le posizioni ritenute inconciliabili tra due fronti che hanno dominato la cronaca delle ultime settimane di dibattito pubblico in Europa: da un lato Austria, Olanda, Svezia, Danimarca e Finlandia, i cosiddetti frugali, chiedono di introdurre alcune condizioni più e meno severe, come determinare riforme strutturali con parametri da raggiungere per sbloccare lo stanziamento di fondi, diminuire l’importo totale dei suddetti ed eliminare le sovvenzioni a fondo perduto (ovvero: ricorrere solo ai prestiti); dall’altra parte c’è la linea capeggiato dall’Italia che, invece, respinge la condizione delle riforme strutturali per ricevere i soldi comunitari e punta a chiudere la trattativa entro luglio per avere a disposizione, entro l’autunno, un piano già consolidato. Tra queste “differenti sensibilità” – così come le ha definite il premier Giuseppe Conte – si pone la proposta del presidente del Consiglio Charles Michel, che introduce alcune modifiche riguardanti il bilancio europeo e le modalità di controllo che gli stati possono operare sull’utilizzo dei fondi.

Quali sono le proposte?

Gli sforzi iniziali del presidente del consiglio italiano, prima di arrivare all’incontro con gli altri capi di stati, si concentrati nel cercare alleati in Europa al fine di avere più potere di negoziazione durante il Consiglio. Il Sole 24 Ore ha parlato di un giro di telefonate ai principali leader europei: il primo ministro ungherese, Viktor Orban, il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, il primo ministro ceco, Andrej Babis, e la premier finlandese Sanna Marin. E a questi vanno aggiunti le visite a Madrid, Lisbona e poi Berlino. Infine, Conte ha anche incontrato a Bruxelles il presidente francese Emmanuel Macron. A tutti ha parlato dei punti che ritiene necessari per la costruzione del recovery fund: prima di tutto l’ammontare dell’importo che, tra fondo perduto e prestiti, dovrebbe arrivare a 750 miliardi di euro. Poi la necessità di chiudere l’accordo in tempi brevi: l’autunno, dal punto di vista economico, si annuncia molto difficile e i soldi europei rappresenterebbero una sicurezza. Da evitare, per il governo italiano, è anche che l’emissione di denaro sia condizionata dalla realizzazione di riforme strutturali – così come chiedono i paesi frugali, e un punto su cui sembrerebbe essere d’accordo anche la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde – e che eventuali funzioni di controllo siano delegate al Consiglio d’Europa: l’Italia vuole evitarlo perché, a differenza della Commissione, quest’organo avrebbe più possibilità di porre il veto su determinate questioni. E una proposta olandese vorrebbe addirittura l’unanimità sull’uso degli aiuti.

Difficile capire se si riuscirà ad accogliere queste proposte, dato che le istanze di Austria, Olanda, Svezia, Danimarca e Finlandia, come detto, sono completamente opposte a quelle italiane. Ma potrebbe essere risolutivo il piano presentato dal presidente del Consiglio europeo. Michel suggerisce di ridurre da 1.100 a 1.074 miliardi di euro il bilancio europeo in modo che il recovery fund, pur mantenendo l’importo di  750 miliardi, sia meno gravoso sul budget. Per quanto riguarda i meccanismi di controllo, questa funzione andrebbe sì al Consiglio, ma le decisioni verrebbero prese a maggioranza qualificata, impedendo quindi a un singolo stato di porre il veto: e l’emissione dei fondi sarebbe condizionata solo al rispetto delle norme comunitarie. Infine, il denaro verrebbe ripartito tenendo conto di quali paesi sono stati più colpiti dal coronavirus. Un tentativo, quindi, di trovare un compromesso ma tra due posizioni opposte.

(Albachiara Re, Wired cc by nc nd)

Foto EU2017EE cc by

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