UE: le posizioni dei leader alla vigilia del vertice straordinario

Venerdì 17 e sabato 18 luglio si terrà – per la prima volta in presenza a Bruxelles dall’inizio della pandemia – un vertice straordinario del Consiglio europeo sul bilancio pluriennale 2021-2027 e sul Recovery Fund. Il meeting verrà aperto dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, che si rivolgerà ai leader dei Ventisette per illustrare la posizione dell’Eurocamera. Al centro del summit  la definizione del fondo di rilancio e delle sue caratteristiche, oggetto di intensi negoziati bilaterali in questi giorni a partire dalla proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Il compromesso da cercare tra i Paesi frugali (Paesi Bassi, Danimarca, Austria e Svezia), più propensi alla linea dei prestiti, e i Paesi del sud, che richiedono erogazioni a fondo perduto, probabilmente non si discosterà troppo dalle intenzioni già note: 750 miliardi di euro in tutto, 500 a fondo perduto e 250 in forma di prestiti.

Le dichiarazioni
In queste settimane non sono mancate le dichiarazioni dei leader europei. Venerdì scorso, presentando una bozza di accordo da cui partire nel negoziato, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha detto di voler “mantenere intatta l’entità del Recovery Fund a 750 miliardi di euro” – come nella proposta della Commissione -, confermando la proporzione tra trasferimenti a fondo perduto (500) e prestiti (250), “così da evitare una sovraesposizione degli Stati membri che hanno già un alto livello di indebitamento”. In merito alle quote di bilancio, Michel intende proporre “un bilancio europeo per il 2021-2027 di 1.074 miliardi di euro”, “appena” 26 in meno che nella proposta della Commissione. E i rimborsi (il famigerato rebate, meccanismo di correzione per la contribuzione) verranno mantenuti per Germania, Austria, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia. Oltre a dimensioni del bilancio e del fondo di rilancio, rebate, proporzione sussidi/prestiti, Michel ha anche parlato di criteri di allocazione delle risorse finanziarie del Recovery Fund (per garantire che i fondi raggiungano quei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi già nel prossimo biennio) e di governance (gli Stati membri, secondo la proposta Michel, dovranno presentare dei piani esecutivi nazionali che saranno approvati – è la novità – non dalla Commissione ma dal Consiglio, a maggioranza qualificata) e condizionalità rispetto allo stato di diritto e agli obiettivi climatici.

[…continua]

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Charles Michel, presidente del Consiglio UE
Foto © European Union

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