Sondaggio: le aziende non sono ancora preparate a valorizzare le risorse umane

Quasi due terzi delle imprese slovacche considerano quale elemento fondamentale per la crescita dell’azienda la costruzione e il mantenimento di un sistema di conoscenze del personale. Ma quante di esse sono realmente preparate a valorizzare le risorse umane in uno scenario sempre più dominato dalla tecnologia e dall’automazione?

Secondo un recente sondaggio condotto dalla società di consulenza Deloitte tra quasi 9.000 aziende di 119 Paesi, fra i quali anche la Slovacchia, un terzo delle imprese non è preparato ad affrontare le nuove tendenze globali e considera le risorse umane e le innovazioni tecnologiche come due universi distinti che viaggiano su binari separati.

Questo atteggiamento spesso ostacola o ritarda la possibilità di capitalizzare al massimo la tecnologia, nella convinzione che l’intelligenza artificiale e i robot costituiscano una minaccia incombente sul lavoro umano. La soluzione prospettata da molti osservatori (forse più facile a livello teorico che pratico) sta nella fusione tra automazione e conoscenza, ovvero tecnologizzare il lavoro senza perdere di vista la sua dimensione umana.

Proprio riguardo a questo punto chiave, emergono le debolezze di un sistema che riconosce, ma non sviluppa sufficientemente il capitale intellettuale, cioè quelle risorse indispensabili per garantire la capacità competitiva di un’azienda e determinarne il suo valore.

Le imprese che, a livello globale, ritengono il “benessere materiale del personale” come l’elemento più importante nel campo delle risorse umane sono almeno l’80%, secondo i dati raccolti da Deloitte. E questo atteggiamento si coniuga con la tendenza ad investire in tecnologia come se questa fosse la soluzione ottimale per garantire il successo dell’azienda. Secondo gli esperti di Deloitte, il problema di fondo è costituito dalla tendenza a trascurare l’aspetto della formazione e dello sviluppo della conoscenza dei dipendenti. La conseguenza è l’incapacità o l’impossibilità di sfruttare pienamente il potenziale offerto dalle nuove tecnologie e di mantenere o aumentare la competitività dell’azienda.

Un altro anello debole è la scarsa attenzione per il benessere “interiore” dei dipendenti. Una buona retribuzione non soddisfa pienamente se non è abbinata ad un ambiente di lavoro collaborativo, che promuova il senso di appartenenza ad un gruppo per il raggiungimento di un obiettivo comune. “Le persone vogliono e devono sentire di appartenere a qualcosa di più grande”, spiega Monika Kováčová, direttrice delle risorse umane della filiale slovacca di Deloitte. A suo giudizio, rafforzare il senso di appartenenza dei dipendenti dell’azienda, dopo la pandemia è diventata, soprattutto in termini di utilizzo dell’ambiente virtuale di lavoro, una delle sfide chiave nel campo delle risorse umane.

Sulla base dei risultati del sondaggio, Deloitte individua tre aree principali di intervento per le aziende:
• trovare il significato del lavoro;
• indentificarne il potenziale e la modalità migliore per sfruttare le competenze delle persone;
• modificare la percezione degli aspetti problematici del lavoro, imparando a trasformarli in opportunità grazie ad una capacità decisionale tempestiva ed efficace.

Realizzare questi cambiamenti strutturali all’interno di un’azienda richiede anche un cambiamento culturale e un approccio aperto alla progettualità del lavoro, allo sviluppo e alla gestione della conoscenza.

(Paola Ferraris)


Foto Malachi Witt CC0

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