Mozione di sfiducia su Boris Kollár: la coalizione latita ma i voti non ci sono

A seguito delle numerose richieste di dimettersi, tra le quali quelle di due dei quattro partiti di coalizione, SaS e Za Ľudí, il presidente del Parlamento Boris Kollár ha annunciato lunedì che avrebbe presentato lui stesso in aula una mozione di sfiducia sulla sua persona. Un atto di forza per costringere le frange della maggioranza a ricompattarsi per continuare la legislatura, malgrado sia a tutti ormai piuttosto evidente che la tesi di laurea di Kollár sia stata in buona parte copiata da materiali già pubblicati dal suo tutor. Kollár gode del pieno sostegno del suo partito Sme Rodina, che è pronto a lasciare il governo se il suo leader dovesse dimettersi. Molto più sfumata, o meglio fumosa, la posizione del partito del primo ministro, OĽaNO, che vorrebbe invece garantire continuità all’azione governativa e non vede ragioni sufficienti per mettere a rischio la sua sopravvivenza. Una vicenda, quella di Kollár, che sembra ricopiare quanto già avvenuto con il suo predecessore, il precedente presidente del Parlamento Andrej Danko (Partito nazionale slovacco / SNS), anche lui accusato di avere copiato la tesi di dottorato e anche lui salvato dalla coalizione di governo.

La mozione di sfiducia è stata presentata alla sessione parlamentare di ieri, nella quale la seduta di sfiducia a Kollár ha visto una scarsa partecipazione. Il voto, a scrutinio segreto, ha visto in aula appena settantasei deputati (su 150) e i voti validi sono stati 71. I deputati di SaS e Za Ľudí non vi hanno preso parte, considerando la mossa di Kollár come un tentativo di scaricare la responsabilità (di una eventuale rottura della coalizione) su di loro, ma continuano a chiedere che Kollár accetti la responsabilità politica per il “misfatto” e si dimetta. Il partito Smer-SD all’opposizione non è intervenuto alla discussione parlamentare sulla questione, definendo l’intera faccenda un “circo della vergogna”. Il leader Smer Robert Fico ha detto che la questione della tesi non è il problema peggiore: Kollár «è un mafioso», aveva relazioni con Marián Kočner, definito «l’imputato nell’omicidio del giornalista»  e «rapporti inappropriati con ragazze adolescenti». Anche la dozzina di deputati che fanno capo a Pellegrini sono usciti dall’aula al momento del voto.

Alla fine solo cinque parlamentari hanno votato per la cacciata di Kollár dalla poltrona di capo del Parlamento, mentre 46 sono stati i voti contrari e 20 gli astenuti. Secondo Peter Pellegrini, leader del nascente partito di sinistra Hlas, il fatto che solo 46 parlamentari abbiano appoggiato Kollár significa che egli è uno dei capi più deboli del Parlamento.

Dopo il voto, Kollár ha detto di avere compiuto, con la sua mozione di sfiducia, l’ultimo passo che poteva fare. Ora «Continueremo a tenere la linea, terremo insieme questa coalizione», ha dichiarato, respingendo le accuse di aver ricattato i compagni di coalizione dicendo che il suo Sme Rodina, forte di diciassette seggi in Parlamento, avrebbe lasciato la coalizione provocando la caduta del governo. Egli ha sottolineato che anche senza Sme Rodina il governo potrebbe continuare la sua azione con una maggioranza. Oggi i quattro partiti di coalizione possono contare su 95 voti in aula, una maggioranza che può permettere riforme costituzionali (servono almeno 90 voti per mettere mano alla carta fondamentale della Repubblica) e senza Kollár un governo a tre scenderebbe a 78 voti.

Quando la notizia del plagio era uscito sui media, con tutto il trambusto associato, Kollár aveva rivendicato di avere ottenuto la laurea legalmente, concedendo solo, allo scopo di calmare le acque, di non utilizzare più il suo titolo accademico (Mgr., Magister) nella sua attività politica.

Lunedì il nuovo capo del partito extraparlamentare Spolu-občianska demokracia Juraj Hipš ha sottolineato che nel 2002 una società di cui Kollár era presidente, chiamata BSSC, ha legami con società di comodo con base a Cipro, nei Caraibi e a Panama. Peraltro, anche se il capitale della società era quasi zero in quel momento, Kollár ha venduto la metà delle sue azioni per 8,3 milioni di euro a una società cipriota in cui figura il nome di Geoffrey Magistrate, persona che secondo reporter investigativi va collegata al riciclaggio di denaro e che appare anche nei noti Panama Papers.

B. KOLLÁR POUŽÍVAL ROVNAKÉ SCHÉMY AKÉ SÚ BEŽNÉ PRI PRANÍ PEŇAZÍPíše Juraj Hipš: „Boli by ste ochotný mať firmu so…

Uverejnil používateľ SPOLU – občianska demokracia Pondelok 6. júla 2020

Hipš  ha invitato Kollár a spiegare queste transazioni sospette e rivelare i veri proprietari delle società, e al tempo stesso esorta il primo ministro Matovič a ricordarsi delle sue battaglie contro i paradisi fiscali dai banchi dell’opposizione e applicare gli stessi principi anche ora che è al governo.

A stretto giro e sempre su Facebook è arrivata la risposta del capo del Parlamento: una società non deve necessariamente essere sospetta solo perché ha sede a Cipro, ha dichiarato, dicendo che la sua quota azionaria è stata comprata da un “investitore cipriota” senza spiegare di più, né ha saputo dire di che attività si occupa tale “investitore”. Ha negato di conoscere tale Geoffrey Magistrate e rivendicato il fatto che la vendita è del 2002, un decennio e mezzo prima che scoppiasse lo scandalo dei Panama Papers. Sul valore di bilancio della sua BSSC, Kollár ha detto che al tempo deteneva azioni di Prvá tatranská, società che possedeva tutti i centri sciistici dei Tatra.

Dnes na mňa opäť nepravdivo zaútočila mimoparlamentná strana Spolu. Ja nie som účtovník ani právnik, nie som už ani…

Uverejnil používateľ Boris Kollar Pondelok 6. júla 2020

(La Redazione)

Foto NRSR

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