Quegli strani sintomi del Covid-19 che durano mesi

Di Linda Geddes, New Scientist – Quando ho chiesto ai componenti di un gruppo di sostegno online sul covid-19 se qualcuno avesse sintomi prolungati o insoliti, nel giro di 24 ore sono stata contattata da 140 persone. La lista di disturbi era sconvolgente. “Mi sento come se vivessi un incubo a occhi aperti”, raccontava Zoe Wall. Zoe era una donna sana e in perfetta forma, ma due mesi fa ha manifestato i sintomi del covid-19. Oggi soffre ancora di dolori al petto e si sente “spossata oltre ogni limite”.

I sintomi di Harry sono cominciati due mesi fa con un terribile mal di testa e un prurito su tutto il corpo, seguiti dal fiato corto. Oggi ha ancora difficoltà respiratorie, dolore al petto, gonfiore e un braccio intorpidito. Jenn è risultata positiva al covid il 31 marzo e da allora ha perso il senso dell’olfatto e del gusto. Abbi ha difficoltà respiratorie minime, ma soffre ancora di seri disturbi gastrici e ha perso 19 chili in due mesi. Altri riferiscono spossatezza, mal di testa, formicolio alle dita e senso di annebbiamento.

Sono passati mesi dall’esplosione della pandemia. Nel frattempo abbiamo imparato molto sul covid-19, ed è ormai chiaro che anche nei casi più lievi ci possono essere effetti prolungati. “Evidentemente qualcosa c’è: non si tratta di ipocondria o malattie immaginarie. E per quanto ho potuto verificare, questi sintomi sembrano slegati dalla gravità della malattia”, dice Danny Altmann, immunologo dell’Imperial college di Londra. Tutto questo significa che bisogna ripensare il modo in cui diagnostichiamo e curiamo il covid-19. Tra l’altro la lunga lista di sintomi lascia pensare che esistano diversi sottotipi della malattia, e saperlo potrebbe aiutarci a prevedere quali casi possono evolvere in forme gravi.

Disturbi della pelle
All’inizio di marzo, quando è stata dichiarata la pandemia, l’opinione diffusa era che si trattasse di un’infezione respiratoria con sintomi simili all’influenza. Si pensava che una minoranza degli infetti sviluppasse una polmonite e avesse bisogno di un supporto respiratorio, mentre la maggioranza non andava oltre una combinazione di tosse, febbre e fiato corto che scompariva nel giro di un paio di settimane. I primi indizi del fatto che il virus Sars-cov-2 provochi una patologia molto più estesa sono emersi a febbraio, quando il focolaio nella metropoli cinese di Wuhan era all’apice e i medici della regione italiana della Lombardia registravano un aumento sensibile dei casi. Mentre i colleghi del pronto soccorso si ammalavano uno dopo l’altro, i medici come Sebastiano Recalcati, dermatologo dell’ospedale Manzoni di Lecco, hanno cominciato a occuparsi dei pazienti ricoverati con il covid-19. Recalcati ha riscontrato disturbi dermatologici in circa il 10 per cento dei pazienti che ha esaminato.

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Foto VUCBA cc by
Test Covid a Bratislava, 20.4.2020

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