Il cane di Dubček. Un e-book di Francesco Bonicelli Verrina

Esce in formato e-book per Infinito Edizioni “Il cane di Dubček” (€ 1,99 – pag. 20) di Francesco Bonicelli Verrina.

Dubček era stato un partigiano slovacco, figlio di romantici idealisti che avevano viaggiato dall’America del Nord all’Asia, inseguendo i loro sogni ribelli. Con la semplicità dei suoi modi e del suo sorriso era riuscito, nel gennaio del 1968, in piena Guerra Fredda, ad arrivare alla dirigenza della segreteria del Partito Comunista Cecoslovacco raccogliendo intorno a sé le istanze dei dissidenti e di chi chiedeva verità storica sui processi politici, sulle condanne a morte del regime e sull’alleanza fra l’Unione Sovietica e la Germania nazista, all’epoca della spartizione della Cecoslovacchia, della Polonia e della Romania (1939-40).

La Cecoslovacchia, patria del rinascimento praghese e di una grande letteratura mitteleuropea, aveva conosciuto un tetro periodo di intense e sanguinose repressioni politiche. Dubček riuscì a scuotere quella grigia dirigenza, liberando le arti, le lettere, gli studi da quella cappa di regime della censura, aprì i confini, portò in auge molti dei partigiani che avevano fatto la resistenza e poi erano stati zittiti dal regime. Si ripensò il comunismo e si ristudiarono davvero gli scritti di Marx, anche quelli scomodi che l’Unione Sovietica non permetteva circolassero. Quando, abbandonato dall’occidente, subì la condanna sovietica e la Cecoslovacchia fu invasa dalle armate del Patto di Varsavia e dell’Unione Sovietica, 21 agosto 1968, Dubček e i suoi compagni furono rapiti nottetempo, portati a Mosca e costretti a firmare una “resa”. Furono lasciati per alcuni mesi ancora al governo, blindati, mentre gli studenti venivano schiacciati nelle piazze dai carri armati russi, Jan Palach e Jan Zajíc si davano fuoco per protesta, come avevano fatto i monaci buddhisti in Vietnam.

Dubček veniva poi tolto dal governo e spedito come ambasciatore ad Ankara e in seguito rimpatriato, espulso dal partito come tutti i suoi amici, e messo di fatto agli arresti domiciliari, ridotto al silenzio, seguito da informatori giorno e notte, con un modesto impiego come meccanico della guardia forestale. Nonostante ciò una buona parte dell’opinione pubblica internazionale, nei successivi vent’anni, o lo dimenticò completamente o si convinse delle cose più assurde.

Nel 1989 uscì dal silenzio e tornò in politica a fianco dei dissidenti della Rivoluzione di Velluto che pacificamente fece crollare il regime cecoslovacco mentre a Berlino crollava il muro.

Dubček, fino alla sua tragica fine avvenuta a causa di un misterioso incidente automobilistico nel 1992, fu bollato come “comunista” da politici nazionalisti che riabilitavano “vecchie glorie” del fascismo e dello stalinismo e non potevano tollerare il volto umano del suo socialismo. Dubček d’altro canto non volle mai rinunciare a difendere la sua Primavera e quei suoi particolari ideali comunisti che lo avevano guidato e gli erano costati la libertà e tanti sacrifici ricaduti anche sulla sua famiglia e sui suoi amici.

Nei giorni in cui l’autore scrisse questo racconto, assisteva all’agonia di un cagnolino, di nome Lucky, che gli ispirò questo speciale punto di vista “canino”, pietoso e più che umano, pensando a Diogene, che provocatoriamente cercava l’uomo fra le folle e pensava che l’etica canina avesse molto da insegnare agli uomini, lupi per i loro simili, che fanno paura anche ai veri lupi.

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Francesco Bonicelli Verrina, nato nel 1991 a Novi Ligure, insegna filosofia e storia. Ha scritto il romanzo picaresco “Della Precarietà”, primo premio Mario Soldati 2010, “L’ultima bionda”, “La grande storia dei nazisti obesi” e altro anche con lo pseudonimo Bonimba, scrive anche di storia e poesie. 

Scarica qui l’e-book

(aise)

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