Tax Freedom Day: quest’anno gli slovacchi hanno lavorato per lo Stato 36 giorni in più

Il “Tax Freedom Day” è il primo giorno dell’anno in cui i cittadini di uno Stato conseguono un reddito sufficiente per pagare le tasse. Il concetto, sviluppato nel 1948 dall’imprenditore statunitense Dallas Hostetler, è stato successivamente applicato nei Paesi dell’UE. La “Giornata della libertà fiscale” è stata progettata avendo come punto di riferimento il salario tipico del lavoratore medio (“Average Joes”, il signor Rossi, per intenderci). Nel calcolo teorico vengono considerati i giorni di lavoro necessari al contribuente per pagare le imposte dirette, indirette e i contributi sociali a fini pensionistici spettanti a lavoratori e datori di lavoro nel corso di un anno solare.

Mentre nel 2019 il Tax Freedom Day in Slovacchia è arrivato il 27 maggio, quest’anno si è avuto un ritardo di 36 giorni. Questo significa che solo dal 1° luglio gli slovacchi hanno smesso di lavorare per lo Stato e iniziato a lavorare per se stessi e le proprie famiglie.
Sono stati dunque necessari 182 giorni per adempiere a tutti gli obblighi fiscali, secondo i calcoli effettuati dalla Fondazione F. A. Hayek. Si tratta del risultato peggiore dal 1999, anno in cui sono iniziate le misurazioni.

Indubbiamente sul ritardo del Tax Freedom Day quest’anno hanno inciso le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus. Ma gli analisti della fondazione puntano il dito anche contro le spese non pianificate imposte dal precedente governo Smer, che hanno comportato un massiccio aumento dei costi, superiore al bilancio approvato per il 2020, ad esempio con l’introduzione della tredicesima mensilità per i pensionati.

Il peggioramento del tasso di ridistribuzione del PIL nell’economia slovacca risulta evidente dal confronto tra il 2019 e il 2020: mentre l’anno scorso il tasso era del 39,91%, del PIL, quest’anno ha raggiunto il 49,98%. Ciò significa che lo Stato prende e ridistribuisce 50 centesimi da ogni singolo euro generato dalle attività economiche del Paese.

Dopo il pagamento di tutte le tasse e imposte da parte del datore di lavoro, ai dipendenti restano 47 centesimi per ogni euro di stipendio. Se è vero che oltre la metà è assorbita dalle imposte obbligatorie e, in questo senso, non vi sono significativi cambiamenti rispetto agli anni passati, un miglioramento sembra comunque esserci nel 2020. Mentre nel 2019, al lavoratore dipendente restava in busta paga il 44,85% del costo aziendale del suo lavoro, quest’anno la percentuale è salita al 47,39%. Anche in questo caso le conseguenze economiche della pandemia hanno avuto il loro peso, inducendo gli slovacchi a risparmiare di più. Inoltre, l’aumento significativo della parte non tassabile della base imponibile ha permesso ai lavoratori di conservare una media di 31 euro in più in busta paga rispetto all’anno passato.

(Paola Ferraris)

Foto FirmBee CC0

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