Sondaggio: sempre più difficile trovare lavoratori qualificati in Slovacchia

Più della metà delle aziende slovacche (57%) deve fare i conti con una carenza sempre più elevata di lavoratori altamente qualificati per impieghi a lungo termine. Lo rivela il sondaggio Talent Shortage 2020 svolto dall’agenzia multinazionale statunitense per il lavoro ManpowerGroup su un campione rappresentativo di 24.419 datori di lavoro in sei settori in 44 Paesi, compresa la Slovacchia.
A tutti sono state poste tre semplici domande: “quanto è impegnativo, rispetto allo scorso anno, occupare posti di lavoro vacanti? Quali sono i ruoli più richiesti e perché?”

Maggiori sono le dimensioni dell’impresa, più il problema si fa acuto. Affermano di non riuscire ad occupare i posti vacanti soprattutto le grandi aziende slovacche con oltre 250 dipendenti (83%), seguite dalle medie imprese con 50-250 dipendenti (68%) e dalle piccole imprese con 10-49 dipendenti (46%). Circa un terzo delle microimprese fino a 10 dipendenti (35%) deve affrontare la carenza di personale qualificato.

“La straordinarietà sta diventando la nuova normalità”, dice Zuzana Rumiz, direttrice generale di ManpowerGroup Slovakia nel commentare i risultati del sondaggio. “La carenza di talenti è ai massimi storici, mentre la disoccupazione ha toccato il livello piu basso degli ultimi dieci anni.” La voce dei candidati ad un posto di lavoro è sempre più forte e il ruolo delle organizzazioni che si occupano di ricerca del personale è oggetto di crescente controllo. Abbiamo bisogno di nuove soluzioni per il futuro del lavoro e il futuro dei lavoratori ”, sottolinea Rumiz.

Se confrontiamo la situazione del mercato del lavoro in Slovacchia con la media globale, possiamo osservare che ormai il problema della carenza di lavoratori qualificati sta diventando una tendenza che riguarda il 54% delle aziende in tutto il mondo. Si tratta di un livello record dal 2006, dovuto principalmente al cambiamento delle caratteristiche delle posizioni lavorative e alle nuove competenze richieste, più specifiche.

I datori di lavoro che incontrano maggiori difficoltà nel coprire i posti vacanti sono quelli che operano in Giappone (88%), Romania (86%), Taiwan e Grecia (77%). In Giappone, la situazione è aggravata dalla carenza di manodopera, dall’invecchiamento della popolazione e dalla rigida esclusione degli stranieri dall’esercizio di alcune professioni intellettuali, almeno fino all’approvazione della nuova legge sull’immigrazione regolata, nel gennaio del 2019.

L’evoluzione dell’intelligenza artificiale nel campo dell’automazione e la rapida introduzione di innovazioni tecnologiche non ancora hanno sostituito i lavori tradizionali, ma stanno contribuendo a ridefinire ruoli, competenze e requisiti. Anche il settore del commercio e la logistica stanno sperimentando nuovi sistemi di vendita e di organizzazione, imponendo anche alle imprese un aggiornamento delle competenze.

Attualmente si registra un’elevata domanda di rappresentanti di vendita, specialisti del marketing, assistenti e autisti, dovuta al volume sempre crescente di vendite online e alla conseguente crescita – e trasformazione – del settore logistico negli ultimi 10 anni. Una tendenza che continuerà, complice anche la pandemia di coronavirus, che ha imposto un’accelerazione all’e-commerce.

I datori di lavoro non possono più permettersi la mancata copertura di posti qualificati, perché questo “riduce la capacità delle aziende di soddisfare i clienti, estende i tempi di consegna di beni e servizi e allo stesso tempo riduce la produttività e la competitività delle imprese”, sottolinea Zuzana Rumiz.

I dieci profili professionali più richiesti nel 2019 a livello globale

Saldatori, elettricisti e meccanici sono i lavoratori più richiesti dalle aziende e anche i più difficili da trovare, seguiti dagli agenti di commercio e i disegnatori grafici, i tecnici addetti al controllo qualità, gli ingegneri specializzati in vari settori (chimico, meccanico, elettrico, edile), i tecnici del settore logistico e dei trasporti, gli esperti di reti informatiche e di sicurezza IT, i revisori contabili e gli analisti finanziari, gli addetti alla produzione e alle macchine, i lavoratori delle costruzioni.

Gli esperti di ManpowerGroup osservano che per la prima volta tra le dieci figure professionali più ricercate a livello mondiale compare il personale sanitario, indispensabile per far fronte all’invecchiamento della popolazione (e a situazioni emergenza come quella causata dalla pandemia di coronavirus, che non viene menzionata nel sondaggio, pubblicato lo scorso 11 marzo).

… e in Slovacchia

Anche qui le aziende cercano soprattutto saldatori, elettricisti e meccanici, ma data la particolare struttura produttiva del Paese, imperniata sull’automotive e il suo indotto, vi è un’elevata richiesta di trasportatori e addetti alla logistica, tecnici della produzione e operatori di macchine.
Rispetto alla tendenza globale, si osserva in Slovacchia una più marcata esigenza di coprire posti vacanti nel settore dell’istruzione e in quello alberghiero e della ristorazione. E non manca la richiesta di lavoratori da adibire a mansioni meno specializzate, come gli operai edili, i magazzinieri e gli addetti al catering.
Al contrario, la richiesta di avvocati, receptionist e project manager è diminuita a causa dell’introduzione di processi di automazione nelle attività lavorative quotidiane.

Come risolvere il problema sempre più accentuato della carenza di personale qualificato? La direttrice di ManpowerGroup Slovakia ritiene che se molte aziende non riescono a trovare i dipendenti con le nuove competenze di cui hanno bisogno (e sono quasi il doppio rispetto a dieci anni fa), allora devono investire di più nel capitale umano, ovvero sui percorsi formativi dei dipendenti. In un ambiente sempre più competitivo “la crescita del valore dell’azienda è possibile solo se va di pari passo con la cura dei dipendenti, dei clienti e della comunità. Ciò include anche la responsabilità di aiutare le persone ad acquisire nuove competenze, adattarsi alle future esigenze aziendali e diventare creatori di talenti”, afferma Zuzana Rumiz.
“Apprendimento permanente”, quindi, come nuovo paradigma del mercato del lavoro.

(Paola Ferraris)

Foto: Pexels CC0
trapezemike CC0

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