Coronavirus, quali parti del mondo sono ancora in lockdown?

Dagli Stati Uniti fino all’Australia sono molti i paesi che stanno registrando nuovi focolai e aumenti di contagi. E dove le autorità locali hanno deciso di imporre nuovamente misure di distanziamento sociale e la chiusura delle attività

Gli ultimi dati condivisi dalla Johns Hopkins University riportano che l’epidemia di Covid-19 ha superato i dieci milioni di contagi in tutto il mondo, con oltre 500mila vittime. Il numero di positivi continua a crescere non solo in quei paesi in cui si fa fatica a contenere il virus e le misure di distanziamento sociale sono abbastanza blande, come in Brasile, ma anche in quelli in cui la sua diffusione dopo un periodo di quarantena, sembrava essersi assestata su livelli molto bassi. In alcune zone della Cina, degli Usa, dell’Australia, dell’Europa e in Corea del Sud è stato rinnovato il lockdown e sono stati imposti nuovi provvedimenti per contenere i contagi.

L’Europa e gli Stati Uniti

In Germania, il focolaio nel mattatoio di Rheda-Wiedenbrück che ha portato al contagio di 1553 lavoratori ha spinto il governatore Armin Laschet a mettere in quarantena fino al 30 giugno l’intera zona. Circa 370mila abitanti non possono nuovamente recarsi il luoghi pubblici o allontanarsi dal proprio domicilio se non per motivi di assoluta urgenza. Lo stesso è accaduto anche nella capitale del Portogallo: a essere sotto attento controllo delle autorità è l’area metropolitana di Lisbona che, negli ultimi giorni, ha visto crescere di molto il numero dei positivi. Gli incontri sono stati limitati a un massimo di 10 persone, bar, ristoranti e centri commerciali non potranno rimanere aperti oltre le 20 e non si possono consumare bevande in spazi pubblici non autorizzati. In Inghilterra, invece, il governo sta vagliando misure simili per la città di Leicester in cui sono stati registrati, nelle ultime due settimane, 658 nuovi casi a causa di un focolaio in un’azienda alimentare e di assembramenti fuori dai locali pubblici.

Negli Usacome è stato ampiamente certificato, le aperture in concomitanza del weekend del Memorial Day hanno fatto risalire i contagi soprattutto negli stati del sud in cui ci sono parecchie località turistiche. In Florida e in Texas, dove in un solo giorno sono stati registrati quasi 10 mila contagi, sono state imposte nuove restrizioni, come la chiusura di bar, locali e spiagge. I governatori vogliono evitare che le festività del 4 luglio aggravino ulteriormente la situazione. Infatti, in questi stati a preoccupare non è solo il numero di positivi, ma quello di ricoveri: gli ospedali sono di nuovo vicini a un punto critico e potrebbero non riuscire ad accogliere i malati.

Cina, Australia e Corea del Sud

I funzionari sanitari cinesi il 28 giugno hanno annunciato che nella contea di Axin, a circa 150 km da Pechino, sono state introdotte misure restrittive di distanziamento sociale e, inoltre, l’intera zona sarà “completamente chiusa e controllata”. Ad affrontare nuovamente il lockdown saranno circa 500mila persone. Quest’ultima ondata di contagi potrebbe essere collegata al mercato alimentare di Xinfaldi a Pechino che fornisce gran parte dei prodotti freschi alla città e alle zone limitrofe e dove le aziende alimentari di Axin, quotidianamente, si riforniscono e intrattengono rapporti commerciali.

In Australia, soprattutto a Melbourne e Victoria, dal 27 giugno, i casi di contagio sono numericamente vicini a quelli di aprile, nel pieno della pandemia. Secondo le autorità sanitarie non si tratta di una seconda ondata, ma di focolai limitati che, con giusti provvedimenti, potrebbero essere circoscritti. Infatti, i governi locali stanno valutando se imporre nuovamente lockdown, chiudendo locali e attività e chiedendo ai cittadini di non uscire di casa.

In Corea del Sud nelle ultime 24 ore sono stati segnalati 62 nuovi casi. I contagi sono cresciuti costantemente nell’ultima settimana,  circostanza che fa preoccupare le autorità di Seul. Infatti, il ministro della Sanità Park Neung-hoo ha annunciato che il governo è pronto ad attuare misure di distanziamento come il divieto dei raduni con più di 10 persone, la chiusura delle scuole, l’interruzione degli sport professionali e la limitazione delle attività non essenziali.

(Albachiara Re, Wired cc by nc nd)

Illustr. geralt CC0

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