“European innovation scoreboard 2020”: la Slovacchia ha capacità di innovazione moderata

L’European innovation scoreboard (EIS) è uno strumento di misura, basato su 26 indicatori statistici, utilizzato dall’UE per valutare la capacità di innovazione dei Paesi membri e di alcuni Stati non appartenenti all’Unione.
Il quadro di valutazione europeo dell’innovazione fornisce un’analisi comparativa dei sistemi nazionali di innovazione, valuta i loro punti di forza e di debolezza e aiuta i Paesi a identificare le priorità allo scopo di migliorare la capacità di innovazione.

L’edizione di quest’anno dell’EIS evidenzia che le capacità di innovazione continuano ad aumentare ad un ritmo costante all’interno dell’UE (l’8,9% dal 2012), con una crescente convergenza tra i vari Paesi. Lituania, Malta, Lettonia, Portogallo e Grecia hanno registrato il più forte aumento della loro capacità di innovazione.

Il Paese che guida la classifica dei maggiori innovatori continua ad essere la Svezia, seguita da Finlandia, Danimarca e Paesi Bassi, con prestazioni nettamente superiori alla media UE.

A livello globale, l’UE ha superato per la seconda volta gli Stati Uniti e mantiene livelli di innovazione più elevati rispetto a Paesi come la Cina, Brasile, Russia, Sudafrica e India, anche se il divario si è assottigliato negli ultimi anni.
La Corea del Sud è il paese più innovativo, con un risultato del 34% più elevato rispetto a quello ottenuto dall’UE nel 2019. Va osservato che dal 2012 il vantaggio in termini di capacità di innovazione di Corea del Sud, Australia e Giappone è costantemente aumentato.

Lo studio si basa su 27 indicatori che comprendono, tra gli altri, le attività delle imprese nell’ambito dell’innovazione, gli investimenti in ricerca e innovazione e risorse umane, il livello degli investimenti pubblici e privati nell’istruzione, nella ricerca e nello sviluppo delle competenze, la creazione di efficaci partenariati per l’innovazione tra le imprese e con il mondo accademico, nonché la formazione di un ambiente imprenditoriale favorevole all’innovazione e una forte infrastruttura digitale.

Nell’edizione del 2020, i Paesi dell’UE risultano suddivisi in quattro gruppi:

i leader dell’innovazione: Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia, i cui risultati appaiono significativamente superiori alla media UE. Questi Paesi sono aperti alla cooperazione con partner esteri e la qualità dei risultati della ricerca è molto elevata.
♦ i forti innovatori: Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Irlanda e Portogallo, con prestazioni superiori o vicine alla media UE. Si tratta di Paesi il cui tessuto economico è caratterizzato da numerose piccole e medie imprese con prodotti e processi aziendali innovativi. Soprattutto in Austria e in Belgio, le aziende hanno capacità di innovazione più versatili grazie alla formazione di partenariati per l’innovazione con altre società od organizzazioni del settore pubblico. Inoltre, la ricerca è orientata a soddisfare la domanda delle aziende, con un’alta percentuale di cofinanziamenti privati della ricerca pubblica.
 gli innovatori moderati: Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Spagna. I risultati nel settore dell’innovazione sono inferiori alla media UE.
♦ gli innovatori modesti: Bulgaria e Romania, che raggiungono risultati inferiori al 50% della media UE.

Slovacchia: punti di forza, ma ancora elementi di debolezza

La Slovacchia, che come si è visto rientra tra gli innovatori “moderati”, presenta un quadro caratterizzato da punti di forza quali l’aumento dell’occupazione nelle imprese di settori innovativi, l’incremento delle vendite di prodotti innovativi e delle esportazioni di prodotti di media e alta tecnologia e una percentuale più alta di laureati che conseguono il dottorato di ricerca. In tali indicatori la Slovacchia ottiene risultati superiori rispetto alla media della UE, con un miglioramento costante dal 2012.
Tra gli elementi di debolezza del Paese, lo studio evidenzia la spesa insufficiente in ricerca e sviluppo nel settore imprenditoriale, la scarsa attenzione al tema dell’apprendimento permanente e un’imprenditorialità ancora poco incline a cogliere le nuove opportunità.

(Paola Ferraris)

Foto: ec.europa.eu
kiquebg CC0

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