Pellegrini: i dispositivi nella rete Govnet erano un’operazione legale dell’intelligence slovacca

Il presunto scandalo delle possibili intercettazioni nella rete informatica e di comunicazione governativa potrebbe finire in una bolla di sapone. Le apparecchiature sospette nella rete Govnet sono state legalmente installate da uno dei servizi segreti slovacchi, presumibilmente quello militare, dopo che a fine 2018 il Ministero degli Affari Esteri fu colpito da un attacco informatico. Questo ha dichiarato ieri Peter Pellegrini (Smer-SD), allora primo ministro, mettendo in dubbio che si possa trattare di uno spionaggio di servizi segreti stranieri o del settore privato. Pellegrini non sa se sul posto siano state trovati anche altri dispositivi che non dovevano esserci, ma l’irruzione della polizia nella sede dell’Agenzia per i servizi elettronici del governo NASES sarebbe stata solo il frutto di una carenza di informazioni. Ora però gli agenti intervenuti presso NASES hanno disconnesso i suddetti dispositivi che proteggevano Govnet, mettendo quindi in pericolo la sicurezza dello Stato.

Prima di sedere sulla poltrona di primo ministro, Pellegrini era stato dal 2016 al 2018 vice primo ministro per l’Informatizzazione, e aveva tra le sue competenze anche la gestione di NASES. A dargli manforte nelle sue critiche anche il successore e compagno di partito Richard Raši che prese le redini dell’ufficio nel 2018. Pellegrini e Raši hanno annunciato l’intenzione di presentare una denuncia per abuso di potere da parte di Veronika Remišová (Za ľudí), attuale capo dell’ufficio, che insieme al primo ministro Igor Matovič (OĽaNO) l’hanno sparata terribilmente grossa e ora sperano che l’intero caso venga dimenticato. «Ma non funzionerà. Perseguendo banali obiettivi politici, e a causa della loro incompetenza, loro stessi hanno messo in pericolo la sicurezza dello Stato», ha detto Pellegrini. L’azione degli agenti della NAKA presso NASES era partita da una denuncia della vicepremier Remišová. Matovič aveva definito l’intera questione come il possibile equivalente slovacco della vicenda Watergate.

Uverejnil používateľ Peter Pellegrini Utorok 16. júna 2020

Conferme indirette dell’installazione di attrezzature digitali nella rete Govnet sono arrivate anche dall’attuale ministro della Difesa Jaroslav Naď (OĽaNO), che tuttavia non è in grado di confermare che trattasi delle stesse apparecchiature. Dal canto suo, Remišová dice che la polizia sta ancora esaminando le attrezzature sequestrate, e sarà curiosa di vedere i risultati delle indagini.

Koho záujmy kryje Pellegrini a Raši? Páni Pellegrini a Raši cítia, že im tečie do topánok, na Úrade podpredsedu vlády,…

Uverejnil používateľ Veronika Remišová Utorok 16. júna 2020

Lo scorso 9 giugno una squadra della NAKA ha fatto irruzione presso due data center di NASES arrestando quattro persone e sequestrando dispositivi digitali che erano installati nella rete Govnet che gestisce le comunicazioni elettroniche e telefoniche del governo e delle sue organizzazioni, nonché quelle delle procure. I quattro fermati, tra cui il direttore generale di NASES il cui mandato scade a luglio, il capo del centro di monitoraggio NASES, il direttore della sezione Cyber ​​Security dell’Ufficio del vice primo ministro e una persona del settore privato, sono poi stati rilasciati e finora non ha emesso nessuna accusa.

Come scrivevamo un anno fa, dopo l’attacco informatico che ha colpito l’infrastruttura di rete del ministero degli Affari Esteri, i servizi di intelligence militare hanno rilevato carenze estremamente gravi nella rete di computer statali. Pertanto, il governo aveva deciso di avviare un progetto di “ristrutturazione” di Govnet, nel quadro di un più ampio progetto di efficientamento della rete nazionale presentato dall’Agenzia nazionale dei servizi e delle reti elettroniche (NASES). Il progetto aveva come obiettivi principali il rafforzamento della sicurezza della rete governativa Govnet contro gli attacchi informatici e al tempo stesso l’espansione dei servizi di rete esistenti.

Mentre la settimana scorsa, a seguito degli arresti e sequestri effettuati dalla NAKA, il premier Matovič aveva detto di stare valutando con la vice Veronika Remišová di utilizzare i molti fondi dell’UE disponibili nei prossimi anni per rifare in gran parte il sistema informatico statale e sostituirlo con un nuovo sistema unificato. Lo Stato al momento non è proprietario della maggior parte dei suoi attuali sistemi IT, per i quali dipende dai relativi fornitori che costano annualmente 700 milioni di euro.

(La Redazione)

Illustr. geralt CC0

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