L’ex giudice e viceministro della Giustizia Monika Jankovská potrebbe confessare

L’ex viceministro della Giustizia Monika Jankovská è stata portata questa mattina presso la sede della NAKA, l’Agenzia nazionale anticrimine, per essere interrogata. Jankovská, che è in carcere da marzo con accuse per corruzione, tangenti e abuso d’ufficio, potrebbe voler confessare secondo quanto ha riportato il quotidiano DenníkN senza citare fonti. Il suo avvocato, tuttavia, ha rigettato tutte le speculazioni su una confessione agli inquirenti della sua cliente, che secondo alcuni media si sarebbe dichiarata colpevole. In seguito la versione mediatica è cambiata verso una collaborazione della donna, ma non è certo che sia andata così. La questione verte sulla corruzione della giudice Zuzana Maruniaková, che Jankovská avrebbe avvicinato con questo scopo specifico. Maruniaková era incaricata di decidere su un caso civile riguardante una delle cambiali di TV Markíza. Secondo i reati di cui è accusata, Jankovská potrebbe rischiare una condanna da 15 a 20 anni di galera, pena che potrebbe diminuire notevolmente in caso di ammissione di colpa.

Come proverebbero alcune migliaia di messaggi tra i loro telefoni, Jankovská avrebbe collaborato con il controverso uomo d’affari Marián Kočner, oggi in carcere per una condanna a 19 anni per falsificazione di cambiali e con diverse accuse tra cui l’omicidio del giornalista investigativo Ján Kuciak, di cui dall’inizio dell’anno si sta svolgendo il processo. Le loro conversazioni in chat hanno riguardato molti casi giudiziari, incluso quello relativo alla controversia civile sulle cambiali di TV Markíza, in cui Kočner, presumibilmente attraverso Jankovská, avrebbe influenzato i giudici Denisa Cviková, Zuzana Maruniaková e Andrea Haitová. Compito di Jankovská, che prima della nomina al governo era giudice a Bratislava, sarebbe stato quello di “aggiustare” le questioni giudiziarie di Kočner, promettendo denaro e favori ai colleghi incaricati dei vari casi per un giudizio favorevole oppure per insabbiare i casi prima che fossero arrivati nell’aula di un tribunale.

Jankovská è stata arrestata nel marzo di quest’anno nel corso dell’operazione di polizia Búrka (Tempesta) insieme ad altri 12 giudici, tutti in qualche modo in combutta con Kočner, che aveva creato una rete di contatti nella magistratura, in polizia e in altre istituzioni, oltre ad avere amicizie in politica di lunga data, persone che oggi disconoscono qualunque conoscenza con lui anche solo di sfuggita.

Il primo ministro Matovič ha detto oggi che Jankovská farebbe bene a dichiararsi colpevole e «rivelare l’intera organizzazione, come funzionava». «Aspettiamo di vedere se “canterà” davvero, e se lo farà saremo tutti felici. Speriamo che non canterà in modo stonato».

Ieri, nel programma televisivo V politike di TA3, la presidente della Repubblica Zuzana Čaputová ha detto che l’incarcerazione di giudici dimostra anche che i meccanismi di controllo in Slovacchia non hanno funzionato, rendendo così possibile l’istituzione di un sistema che ha abusato della giustizia, un fatto estremamente pericoloso per lo Stato e la democrazia.

(Red)

Foto Ministerstvo spravodlivosti SR (Fb)

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