La storia dell’arte è anche la storia dei cambiamenti climatici

Appena dodici giorni dopo l’inizio della guerra civile americana, nel 1861, fu presentato, in mostra a New York, il monumentale dipinto di Frederic Edwin Church intitolato The Icebergs. Era una rappresentazione del paesaggio artico che Church aveva osservato di persona durante un viaggio di navigazione lungo la costa del Newfoundland in Canada. Il paesaggio nordico era selvaggio, indomabile, intatto. Gli iceberg nel dipinto sono taglienti, dominano lo spazio e l’essere umano. Per rappresentare ulteriormente la fragilità umana di fronte a un paesaggio così maestoso, Church aggiunse successivamente in primo piano l’albero spezzato di una nave.  “È l’opposto di quello che ci dicono i moderni dipinti di ghiaccio”, ha spiegato in un’intervista alla Bbc Karl Kusserow, curatore d’arte americana al Princeton University Art Museum. “Le opere d’arte successive riguardano lo scioglimento del ghiaccio a causa di ciò che [noi esseri umani] abbiamo fatto”.

Erano gli anni ’60 del diciannovesimo secolo e il cambiamento climatico antropico non scioglieva i ghiacci come accade oggi. Da allora, il paesaggio artico è cambiato radicalmente a causa del riscaldamento globale e, di conseguenza, è cambiata anche l’arte che li rappresenta. Il ghiaccio sta scomparendo.

Nell’arco di un secolo e mezzo, il rapporto tra l’essere umano e il ghiaccio si è capovolto. Oggi, a causa delle emissioni di CO2 che continuiamo a produrre, le temperature del permafrost – lo strato di terreno permanentemente ghiacciato che si trova nel sottosuolo di varie zone, specialmente ad alta latitudine – sono aumentate fino a registrare livelli record. Come conseguenza di tale riscaldamento, già in questo secolo scompariranno gli strati più superficiali del permafrost antico, con importanti conseguenze per il clima globale. Al circolo polare artico, la temperatura aumenta circa tre volte più velocemente rispetto al resto del mondo. È naturale, dunque, che le opere che oggi rappresentano i ghiacci ne evidenzino lo stato di precarietà.

[…continua]

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Foto wikimedia CC0

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