Prima volta di un giornalista slovacco premiato all’European Press Prize

Beata Balogová, direttore del quotidiano Sme dopo avere diretto per undici anni (2003-2014) il giornale in lingua inglese The Slovak Spectator, è la prima persona slovacca a vincere il prestigioso Premio europeo per la stampa, lo European Press Prize 2020, concorso aperto a 47 paesi europei sponsorizzato dal Consiglio d’Europa, i cui vincitori sono stati annunciati ieri.

La giuria internazionale, composta da importanti giornalisti di testate europee, ha decretato miglior testo nella categoria “Opinion” (Commenti), il suo articolo “Come abbiamo smesso di essere compagni” (Ako sme prestali byť súdružkami a súdruhmi), pubblicato lo scorso anno in occasione dell’anniversario della Rivoluzione di velluto del 1989 (lo si trova in inglese qui).

Nel suo scritto, Balogová riportava come il regime è cambiato e come lo ha vissuto l’autrice: in famiglia, a scuola, nelle piazze e nelle strade. Secondo Alexandra Foderl-Schmidt, membro della giuria ed ex direttore del quotidiano austriaco Der Standard, «Questo testo è un commento molto personale e l’autrice lo ha combinato con le sfide che affrontiamo oggi». «Pertanto, questo problema è visto da una prospettiva diversa rispetto ad altri testi sull’argomento».

Sylvie Kauffmann, direttrice di Le Monde, lo ha valutato come «un testo su un sentimento molto tipico nell’Europa centrale. Riflette illusioni e disillusione dopo 30 anni di transizione, e penso che si sentiranno spesso simili sentimenti in tutta l’Europa centrale», mentre «per chi vive in Europa occidentale è ancora difficile da capire».

Nell’articolo Balogová scriveva che «lei e i suoi compatrioti avevano ingenuamente pensato che il tempo avrebbe spazzato via il comunismo dalle persone come polvere dopo un lungo viaggio». Ma dopo 30 anni si sono accorti di come si possa perdere di nuovo la loro libertà perché, secondo Balogová, la rivoluzione non è ancora stata completata. «Nel 1989 pensavamo che una volta terminato il lavoro saremmo usciti nelle piazze solo per le passeggiate domenicali. Abbiamo capito, tuttavia, che in una democrazia il nostro impegno non finisce mai».

Balogová è stata intervistata dallo Slovak Spectator ieri.
«Ciò che mi ha fatto scrivere questa storia è stata la sensazione che potremmo perdere la libertà. Le persone che erano “principianti della libertà” nel 1989 avevano combattuto molto per ottenerla, ma avrebbero potuto dimenticarsene e pensare che la libertà era giù un dato di fatto. Volevo dimostrare [con il mio articolo] quanto siamo vicini a perdere la libertà. Con l’avvicinarsi dell’anniversario avevo pensato a come raccontare la storia in modo che le diverse parti del nostro pubblico potessero capire. Non sarebbe stato sufficiente mostrare foto di archivio o intervistare rivoluzionari. Per diverso tempo ci siamo dimenticati di guardare più da vicino la definizione di libertà. Viviamo in periodi in cui autocrati di diversa portata stanno cercando di aggiungere aggettivi alla democrazia, cercando di dire alla gente, populisticamente, che le libertà sono molto flessibili, puoi ridurle in base ai bisogni della maggioranza del momento. Quello era il mio punto focale: non lo sono. La democrazia è ancora molto fragile e quando provi a deformarla per adattarla alle tue immagini non realistiche di una società, si può rompere».
Si può leggere l’intervista qui.

Beata Balogová è stata selezionata in aprile nella rosa dei 20 nominati per il Premio europeo per la stampa 2020. Al premio erano candidati 700 giornalisti, tra cui sei slovacchi, nelle cinque categorie previste.

Balogová, slovacca di etnia ungherese, scrive commenti su politica, cambiamenti sociali, populismo e diritti umani. È divenuta giornalista all’età di diciotto anni. Laureata presso la School of Journalism della Columbia University di New York. è stata anche studente Fulbright, nominata alla School of Journalism presso l’Università del Missouri Columbia nel 1994. Balogová è inoltre vicepresidente del consiglio di amministrazione dell’International Press Institute (IPI) che sostiene la libertà dei media nella regione dell’Europa centrale.

(La Redazione, fonti Sme, TSS)

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