
Il primo ministro Igor Matovič (OĽaNO) e il vice Veronika Remišová (Za ľudí) stanno valutando se utilizzare i molti fondi dell’UE disponibili nei prossimi anni per rifare in gran parte il sistema informatico statale e sostituirlo con un nuovo sistema unificato. Lo Stato al momento non possiede la maggior parte dei suoi attuali sistemi IT, per i quali dipende dai relativi fornitori. Questo si traduce in un costo annuo di 700 milioni di euro.
Matovič ha ipotizzato che un rifacimento totale potrebbe essere fatto al massimo in un paio d’anni: «Potrebbe costarci un miliardo, ma ce l’abbiamo tra un anno e mezzo». Veronika Remišová ha aggiunto che «riceveremo una grande quantità di denaro dalla Commissione europea per realizzare importanti riforme strutturali per la digitalizzazione, che ci porteranno letteralmente avanti di una generazione», e dunque il progetto potrebbe esserne l’asse portante.
L’indagine della NAKA nell’ente statale che gestisce la rete informativa governativa e che sospetta che siano state svolte intercettazioni negli anni scorsi alle spese delle email e forse anche delle telefonate, potrebbe essere la scintilla di una piccola rivoluzione.
Remišová, capo dell’Ufficio del vice primo ministro per gli Investimenti e l’Informatizzazione, ha descritto la situazione come un grave problema, che potrebbe aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale e gli interessi statali, e ha osservato che «le infrastrutture statali chiave nel campo dei sistemi di informazione non sono nelle mani dello Stato», che è tenuto a pagare somme enormi per il loro funzionamento. Se davvero si volesse rinnovare completamente i sistemi informativi in uso al governo, nei ministeri e negli enti governativi, è chiaro che servirà una ampia volontà politica, ha detto Remišová. Già a maggio, Remišová aveva confermato la sua intenzione di affrontare l’argomento se alcuni sistemi saranno centralizzati, sostituiti o addirittura chiusi.
Il primo ministro Matovič ha definito una “perversione” il sistema con il quale in passato gli ex primi ministri Robert Fico o Peter Pellegrini garantivano commissioni milionarie «a società che hanno evidenti connessioni con persone che avevano contatti con ambienti criminali». Una “corsa all’oro” per queste aziende, per costruire un complesso di 3000 sistemi di infomazione sui quali lucrano 700 milioni di euro all’anno tra software e hardware.
Il direttore dei servizi segreti slovacchi (SIS) Vladimír Pčolinský, nominato in aprile dal nuovo governo, che è stato sentito al riguardo dalla commissione parlamentare di supervisione, ha escluso che i dispositivi sequestrati siano stati montati da loro. E ha detto che i sequestri effettuatu dalla polizia alla NASES, l’Agenzia statale per i servizi elettronici e di rete, avevano uno scopo specifico come la protezione contro gli attacchi informatici o contro le infezioni da virus della rete informatica governativa. Ma teoricamente potevano anche registrare le comunicazioni. Il che sarebbe ok se sono stati approvati ufficialmente, ad esempio dal consiglio nazionale di sicurezza, ma se fossero stati usati per qualcos’altro o in modo improprio possono esserci state gravi violazioni della sicurezza, e reati da codice penale. La polizia, tuttavia, non ha trovato documeni che comprovino l’autorizzazione a installare certi dispositivi nei sistemi informativi statali.
Secondo Erik Tomáš, deputato Smer-SD e capo della commissione parlamentare per la supervisione delle attività del Servizio di intelligence slovacco (SIS), i dispositivi sono stati probabilmente installati ufficialmente, sulla base di una decisione di autorità statali.
(Red)
Illust. Pxhere CC0

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