NBS: “l’economia slovacca ha rischiato la caduta libera”

Nel primo trimestre di quest’anno l’economia slovacca ha registrato una contrazione del 5,2% secondo i dati pubblicati dall’ufficio statistico dell’Unione europea (Eurostat). Si tratta del terzo peggior risultato nell’UE, dopo Francia e Italia, che hanno subito un calo del PIL pari al 5,3%.

L’entrata in vigore delle misure restrittive contro il coronavirus ha avuto conseguenze fortemente negative sul commercio estero già nel mese di marzo. Ma la vera tempesta è arrivata ad aprile, quando si è registrata una diminuzione delle esportazioni pari al 43% su base annua e una riduzione del 36,6% nelle importazioni.

Un calo senza precedenti confermato dai dati dell’Ufficio di Statistica slovacco: il deficit nel saldo del commercio estero ha superato i 492 milioni di euro, contro i 104 milioni del 2019.

La Banca Nazionale Slovacca (NBS) ha rivisto al ribasso le proprie previsioni sull’andamento a medio termine dell’economia slovacca.

Rispetto al trimestre precedente si calcola ora una contrazione del 10,3 per cento – con un calo del PIL di un punto percentuale -, dovuta allla diminuzione della domanda estera e alla sospensione di gran parte delle attività economiche durante la pandemia.

NBS prevede un calo dell’occupazione del 2,1% quest’anno (con la perdita di 70.000 posti di lavoro) e dello 0,8% nel 2021, accompagnato da una diminuzione degli stipendi.

Una situazione che solo in parte sarà attenuata dalle misure fiscali del governo. “Gli impatti sul mercato del lavoro saranno molto intensi. Stimiamo che il numero di posti di lavoro persi quest’anno sarà elevato quanto il numero di posti di lavoro creato negli ultimi due anni e mezzo”, ha dichiarato mercoledì in conferenza stampa il governatore di NBS Peter Kažimír.

“L’economia slovacca si è trovata in caduta libera. È come se avessimo viaggiato indietro nel tempo fino al 2017”, ha detto Kažimír.

A suo giudizio, le misure adottate da NBS, dalla Banca centrale europea (BCE) e dal governo hanno evitato che la caduta dell’economia fosse ancora più marcata. Diversamente dalla “grande crisi” finanzaria del 2007-2013, questa crisi sta cambiando le relazioni commerciali in modo radicale, e “ipotizziamo che cambierà anche il carattere del consumo interno”, ha osservato Kažimír, aggiungendo che “questa non è una buona notizia per una piccola economia come quella slovacca, orientata all’esportazione.”

Nell’attuale previsione di NBS si osservano alcuni “rischi significativi” che potranno essere scongiurati solo con l’adozione di misure adeguate da parte del governo. «Anche se l’economia si riprenderà e vedremo la crescita del PIL l’anno prossimo, questi processi saranno più lenti di quanto pensassimo un mese fa», ha precisato Kažimír. «Stiamo ancora vivendo un momento di grande incertezza».

NBS prevede un aumento del PIL pari all’8,4 per cento nel 2021 e del 4,5% nel 2022, con una crescita dell’occupazione dell’0,8%. E solo nel 2022 l’economia slovacca dovrebbe raggiungere il livello precedente alla crisi.

Il quadro aggiornato dell’economia slovacca, le ultime previsioni della Banca Nazionale Slovacca relative in particolare ad occupazione e salari, nell’intervista con il capo economista di NBS, Michal Horváth.

Gli ultimi dati di Eurostat sull’economia nell’eurozona

Il 9 giugno Eurostat ha pubblicato i dati aggiornati sull’andamento del PIL, il commercio estero, l’occupazione e i consumi delle famiglie nell’area euro. Rispetto al primo trimestre del 2020, il prodotto interno lordo è diminuito del 3,6% (e del 3,2% nell’UE). Il calo più marcato dal 1995, anno di inizio dei rilevamenti statistici.

Nei primi tre mesi di quest’anno i consumi delle famiglie si sono contratti del 4,7% (del 4,3% nell’UE), le esportazioni sono diminuite del 4,2% nell’area euro (e del 3,5% nell’UE), mentre le importazioni hanno subito una riduzione del 3,6% nell’area euro (e del 3,2% nell’UE). La diminuzione dei consumi ha avuto una forte incidenza sull’andamento del PIL in tutta l’Unione europea. Tra le attività economiche maggiormente colpite dalla crisi si segnalano il commercio, i trasporti, i servizi di alloggiamento, il turismo e  i settori culturale e artistico.

Il numero di occupati è diminuito dello 0,2% nell’area euro e dello 0,1% nell’UE nel primo trimestre del 2020, in linea con le previsioni. Si tratta del primo calo dell’occupazione dal secondo trimestre del 2013, causato dalla sospensione delle attività economiche imposta in molti Paesi per contenere la diffusione dell’epidemia.

La diminuzione più marcata si è osservata nel comparto agricolo (-1,4% nell’eurozona e -0,8% nell’UE). In controtendenza il settore dell’informazione e della comunicazione, che ha registrato il maggiore aumento di occupati (+0,7% nell’eurozona e + 0,9% nell’UE).

Eurostat stima che nel primo trimestre 2020 le persone occupate nell’UE erano 209,1 milioni, di cui 160,4 milioni nell’eurozona. Per effetto della pandemia l’occupazione è diminuita di 300.000 unità nell’area euro e di 200.000 nell’UE rispetto al quarto trimestre del 2019.

Se l’impatto della pandemia sull’occupazione è stato in parte attenuato dalle misure di sostegno adottate dai vari governi, gli effetti della crisi sulle ore lavorate sono stati generalmente molto più pronunciati, con un calo del 3,1%.

La Slovacchia figura tra i Paesi con la più forte riduzione del numero di occupati (-0,5%), insieme con Portogallo e Svezia. Risultati peggiori si sono registrati solo in Spagna (-1%) e in Bulgaria (-0,9%). L’occupazione è diminuita dello 0,3% in Italia e dello 0,2% in Francia, mentre i livelli sono rimasti stabili in Germania.

(Paola Ferraris)

Foto: NBS, Slovakia in the EU
Eurostat (Fb)

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