ISTAT: le prospettive per l’economia italiana nel 2020-2021

L’ISTAT ha pubblicato le prime stime sugli effetti della pandemia da coronavirus sull’economia italiana nel biennio 2020-2021.
Dopo la stagnazione che ha caratterizzato il 2019 e una parziale ripresa della produzione industriale e del commercio estero, il lockdown ha determinato un impatto profondo sui diversi settori economici, gli investimenti, i consumi e il mercato del lavoro. La rapida diffusione dell’epidemia, che ha causato la drastica riduzione degli scambi internazionali, ha comportato di conseguenza la contrazione della domanda estera rivolta alle imprese italiane.

Nel suo rapporto, l’ISTAT ha aggiornato gli indicatori tradizionali con i dati relativi al numero di imprese e di occupati coinvolti nel lockdown, unitamente alle caratteristiche strutturali e ai risultati economici delle aziende. Ne emerge un quadro caratterizzato da luci e ombre e, soprattutto, da “ampi livelli di incertezza” rispetto alle previsioni passate, basate su fenomeni persistenti e regolari. La quantificazione dell’impatto dello shock senza precedenti che ha investito l’economia italiana sarà soggetta ad un adeguamento continuo delle fonti informative disponibili e dei modelli di previsione, segnala l’ISTAT.
La velocità della ripresa sarà infatti condizionata da una serie di fattori quali il contenimento dei contagi nella seconda parte dell’anno, l’efficacia delle misure di sostegno ai redditi, gli impegni di spesa previsti nei recenti decreti del governo e una politica monetaria in grado di stabilizzare i mercati finanziari garantendo il normale funzionamento del sistema del credito.

Il PIL: la luce dopo il tunnel

L’ISTAT individua già alcuni incoraggianti “segnali di ripresa in linea con il processo di riapertura delle attività”, e prevede un miglioramento del clima economico con effetti positivi sul PIL. Dopo un calo dell’8,3%, previsto per quest’anno, per il prodotto interno lordo viene stimato un aumento del 4,6% nel 2021.

La ripresa dell’occupazione: un percorso a ostacoli

L’occupazione, misurata in termini di ULA (Unità lavorative annue, cioè i lavoratori calcolati nell’ordine di giornate lavorative di 8 ore) seguirà un’evoluzione parallela a quella del PIL, con una riduzione del 9,3% nel 2020 e una discreta ripresa nel 2021 (+4,1%).
Il lockdown ha avuto un forte impatto sul mercato del lavoro non solo in termini di perdita di posti di lavoro. Da segnalare, infatti, l’enorme aumento di inattivi, circa 50.000 nei primi quattro mesi di quest’anno, soprattutto nella fascia di lavoratori tra i 35 e i 49 anni (+10,4%, 278mila unità) e 25-34 anni (+8,8%, 172mila unità). Tra le donne il tasso di inattività è aumentato di 2,3 punti percentuali. Ma anche questi dati vanno presi con cautela, dal momento che nell’indagine sulla forza lavoro si considera “occupato” anche chi si trova in cassa integrazione.
La ripresa dell’occupazione appare quindi come un percorso lungo e complesso, che si evolverà riflettendo l’andamento della produzione, segnata da una forte riduzione quest’anno e da una moderata ripresa nel 2021.

Commercio internazionale: congiuntura negativa

Per quanto riguarda gli scambi commerciali, il “drastico ridimensionamento del commercio mondiale” induce a prevedere una diminuzione delle esportazioni pari al 13,9% nel 2020, seguita da un aumento del 7,9% nel 2021.
Il rallentamento dell’attività economica e la contrazione dei consumi che contrassegneranno il primo semestre di quest’anno determineranno, secondo le previsioni, una flessione del 14,4% nelle importazioni di beni e servizi, cui farà seguito un incremento del 7,8% nel 2021.

Gli investimenti italiani: un settore in sofferenza

A preoccupare non è solo il calo degli investimenti in rapporto al PIL previsto per quest’anno, ma l’evoluzione della quota di spesa difforme rispetto ai principali Paesi europei.
Nel 2019 l’Italia ha destinato agli investimenti una quota pari al 18,1% del PIL, decisamente inferiore alla media sia degli Stati dell’area euro (21,9%) che a quella dei principali Paesi europei. Nonostante una contenuta ripresa degli investimenti negli ultimi anni, la quota maggiore è stata riservata all’acquisto di macchinari e attrezzature.
L’Italia ha registrato una dinamica degli investimenti in proprietà intellettuale (PRI) decisamente più lenta rispetto agli altri Paesi europei. Questo significa che si è speso poco, o non abbastanza, in ricerca e sviluppo, ovvero in quei settori che risultano determinanti per favorire gli aumenti di produttività e l’intero percorso di recupero dell’attività economica.

L’ISTAT ha comunicato che a metà giugno saranno diffusi i risultati di un’analisi avviata nel mese di maggio presso le imprese, allo scopo di valutare la situazione delle attivita produttive durante la fase di emergenza e le prospettive future.

(Paola Ferraris)

Foto Lukas CC0
ELEVATE CC0, kiquebg CC0

 

Be the first to comment

Rispondi

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetto" nel banner a fondo pagina"

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.