Negozi chiusi la domenica: la gente preferisce libertà di coscienza

Un sondaggio condotto da Focus nei giorni scorsi mostrerebbe che oggi solo una metà degli slovacchi è a favore dei negozi chiusi la domenica, una percentuale in calo rispetto a un’altra indagine svolta qualche settimana fa o al sondaggio Focus per Denník N che nella terza settimana di maggio vedeva favorevoli quasi i tre quarti degli slovacchi. Piuttosto, la maggioranza della popolazione – quasi sette persone su dieci, il 69% – propenderebbe per lasciare libertà al singolo lavoratore di decidere se vuole o meno lavorare la domenica. La ricerca, svolta su un campione di un migliaio di persone e commissionato dalla piattaforma di rivenditori e proprietari di centri commerciali „Ako dlho vydržíme“ (Quanto a lungo resisteremo), lascia pensare che la questione dello shopping domeniale dovrebbe essere lasciata alla libertà di coscienza. Due persone su dieci considerano invece questo compromesso una cattiva soluzione, e l’11% non ha espresso preferenze.

In Parlamento si sta discutendo su due proposte di legge a favore della chiusura obbligatoria dalle file dell’opposizione, prolungando di fatto un regime inaugurato durante i medi di pandemia da Covid-19, quando alla domenica sono rimaste aperte solo farmacia e servizi essenziali. Sulla questione i deputati si stanno schierando in ordine sparso, senza troppo rispettare le linee di partito, e anche all’interno della coalizione di maggioranza non c’è affatto unità di vedute. La cosa diventerà calda in questi pochi giorni, quando i provvedimenti arriveranno al voto nella sessione parlamentare di giugno. Se almeno in parte OĽaNO e Sme Rodina sarebbero a favore della chiusura, SaS si oppone e Za ľudí è indeciso. Veronika Remišová di Za ľudí è più per la soluzione di scelta personale del dipendente, che potrebbe alla fine non dispiacere nemmeno a SaS. Secondo il premier Matovič non è vero che la coalizione andrà in crisi sul tema, e sostiene che la chiusura domenicale sarà revocata alla fine dell’emergenza. Personalmente è tuttavia favorevole alla chiusura permanente e ne parlerà con il leader SaS Richard Sulík, ministro dell’Economia.

Cosa ne pensano i datori di lavoro

L’Iniziativa dei rivenditori al dettaglio slovacchi vorrebbe che i dipendenti esprimessero quando vengono assunti il loro interesse o meno a lavorare la domenica, una clausola che sarebbe integrata nel contratto di lavoro, e quindi il datore di lavoro non potrebbe forzare il dipendente. Anche un’altra petizione online in questo senso, „Nechajme to otvorené“ (Lasciamolo aperto), cui hanno aderito 12mila persone in una settimana, propone di trovare un compromesso di “obiezione di coscienza nel settore commerciale” per risolvere un tema che rischia di “dividere la società”.

Vero è che lavorare o meno di domenica non è solo questione di coscienza, ma anche di portafoglio. Con gli aumenti approvati in Parlamento di recente delle retribuzioni per il lavoro notturno e nel weekend, chi fa un turno domenicale guadagna un supplemento del 50% del salario minimo all’ora (1,38 euro), con minimi previsti al 20% e 40% nel caso la natura dell’attività aziendale sia tale da rendere necessario il lavoro nel weekend.

Chi e pro, chi è contro

Il sindacato è a favore del divieto delle vendite domenicali, ad eccezione di alcune domeniche nelle vicinanze di Natale, Pasqua e dopo le vacanze. E anche la Chiesa cattolica preferirebbe il riposo domenicale. Gli economisti, soprattutto di orientamento liberista, sostengono lo shopping domenicale. Tra i marchi della distribuzione al dettaglio non c’è unità di vedute, e ad esempio il capo di Coop Jednota, che è anche alla testa dell’Associazione dei commercianti slovacchi, è a favore della domenica di riposo. Secondo lui, che già prima dell’emergenza attuale aveva deciso la chiusura domenicale in alcuni dei punti vendita Coop, la domenica non è così decisiva per i destini commerciali delle catene di vendita al dettaglio. Nemmeno i membri di SAMO, organizzazione delle maggiori catene che includono Billa, Kaufland, Lidl, Metro, Tesco, Terno, DM non hanno un’opinione comune. Sicuramente contrari sono i rivenditori di beni di consumo non alimentari (elettronica, abbigliamento..). Altri che lavorano di domenica, come i forni, non sono contrari alla chiusura, soprattutto a causa dei maggiori costi sostenuti per il personale per il lavoro festivo.

Un sondaggio svolto tra il personale della catena Lidl, cui hanno risposto 710 dipendenti, 414 si sono detti a favore della chiusura domenicale. Cinque su sei di coloro a favore della chiusura erano donne.

In Slovacchia la quota più alta in UE di lavoratori di domenica 

Secondo una analisi di Wood & Company basata sui dati Eurostat, in Slovacchia lavora regolarmente o occasionalmente di domenica fino al 31% degli slovacchi occupati, circa 786.000 persone, di cui 168.000 nel settore del commercio al dettaglio. È una delle quote più alte dell’Unione europea. Percentuali più alte si hanno solo nei Paesi Bassi, Malta, Danimarca e Croazia. Il 16,3% degli occupati in Slovacchia trascorre regolarmente la domenica al lavoro, un altro 14,6% lo fa ogni tanto. Questa elevata percentuale, che tuttavia è scesa rispetto al 36% di quindici anni fa, è dovuta alla quota importante di industria e di altri settori dell’economia in cui si lavora a ritmo continuo (ristoranti, alberghi, trasporti, agricoltura, cultura e turismo, oltre a servizi essenziali come sanità, polizia, vigili del fuoco eccetera). La percentuale di lavoratori domenicali in Slovacchia è la più alta tra i paesi V4. In Repubblica Ceca e Polonia siamo a circa il 25%, in Ungheria al 23%. La percentuale più bassa in UE è in Germania, “solo” il 19,3%.

(La Redazione)

Foto Jean Beaufor/PDP CC0
Foto MaxPixel CC0
Foto FB/Tesco

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