Pellegrini vs Matovič: lo stato di emergenza va revocato

Il vicepresidente del Parlamento Peter Pellegrini (Smer-SD) ha invitato il primo ministro Igor Matovič (OĽANO) a revocare lo stato di emergenza. L’ex-premier sostiene che il prolungamento delle misure restrittive non appare giustificato dalla situazione epidemiologica, in netto miglioramento già da alcune settimane, e che non c’è più motivo di limitare ulteriormente i diritti dei cittadini.

La legge sulla sicurezza dello Stato in tempo di guerra e stato di crisi stabilisce che lo “stato di emergenza” può restare in vigore solo per 90 giorni, ma non chiarisce la possibilità di una sua estensione o di una nuova proclamazione. In questo senso, Matovič afferma che sarebbe possibile «fare una pausa di un minuto, e poi dichiarare nuovamente l’emergenza per altri 90 giorni». Dopo la riunione dell’unità di crisi della scorsa settimana, il premier non ha escluso la possibilità di reintrodurre lo stato di emergenza in autunno se dovessero verificarsi nuovi contagi da coronavirus nel Paese.

Il caso sembra ora travalicare i confini di carattere sanitario per entrare in un terreno più squisitamente politico. Pellegrini, infatti, ha ventilato l’ipotesi che dietro il divieto degli eventi di massa non ci sia solo la preoccupazione per la salute dei cittadini, ma il desiderio di “prevenire le proteste” di quanti dissentono dalla linea adottata dal primo ministro. Rinnovare lo stato di emergenza “dopo un minuto”, secondo Pellegrini, non rientra in una strategia chiara, ma costituisce una speculazione e un maldestro tentativo di «destreggiarsi con la Costituzione». E questo «non appartiene ad una società democratica come la Slovacchia».

Pellegrini è intenzionato a rivolgersi alla presidente Zuzana Čaputová, perché convinca Matovič a desistere da questa «azione incostituzionale», e nel caso ciò non fosse sufficiente, ad interpellare la Corte costituzionale sulla materia. Le misure restrittive adottate dal nuovo Esecutivo «stanno iniziando ad ostacolare la ripresa economica», sottolinea l’ex premier, il quale avverte che il rischio più grave per la Slovacchia ora non è tanto la pandemia da coronavirus, quanto la disoccupazione e la recessione economica. Pellegrini ha inoltre evidenziato che le decisioni in materia di salute e sicurezza pubblica sono prese da un organo, come l’unità di gestione della crisi, che non è stato eletto e non è previsto dalla Costituzione, mentre dovrebbe essere il governo ad adottare i provvedimenti necessari assumendosene la responsabilità.

L’estensione dello stato di emergenza ha generato un acceso dibattito tra i giuristi slovacchi in merito alla legittimità di alcune misure. Ad esempio, Lucia Berdisová (Istituto statale e di Diritto dell’Accademia slovacca delle scienze) e Marek Domin (professore di Diritto costituzionale dell’Università Comenius di Bratislava) ritengono che il governo dovrebbe considerare la revoca del divieto di riunione. Su questo specifico punto entra in gioco una questione di compatibilità. Berdisová afferma infatti che l’attuale decisione del governo di vietare le riunioni potrebbe essere in conflitto con l’autorizzazione già data dall’Ufficio di sanità pubblica per alcune riunioni. Ma c’è di più: durante lo stato di emergenza le decisioni spettano al governo, che si assume l’intera responsabilità della loro esecuzione, e non all’ufficio di sanità pubblica. E su questo punto i pareri dei giuristi paiono dare sostegno alla critica espressa da Pellegrini.

Per quanto riguarda il diritto di riunione, Domin afferma che la legge consente di limitare tale diritto riconosciuto dalla Costituzione esclusivamente per un periodo definito “indispensabile”. Dal momento che il numero di persone infettate dal coronavirus si mantiene da tempo su livelli molto bassi, viene da chiedersi se tale soglia non sia già stata ampiamente superata.

A questo proposito, il Ministero dell’Interno ha precisato che gruppi di amici, famigliari o colleghi possono incontrarsi senza alcun problema, dato che l’attuale divieto di riunione riguarda solo gli assembramenti relativi al diritto alla libertà di espressione come i cortei di protesta o le manifestazioni…

Dal 10 giugno saranno consentiti eventi di massa fino a 500 persone, dal 1 luglio fino alla fine dell’anno sarà consentita la partecipazione fino ad un massimo di 1000 persone.

(Paola Ferraris)

Foto: Peter Pellegrini (Fb)
Zuzana Čaputová (Fb)

 

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