Tangenziale Zero: due denunciati e sequestri di denaro e immobili per milioni

A seguito dell’operazione di venerdì 29 maggio, la polizia regionale di Bratislava ha sporto denuncia per reati ambientali contro due top manager della società D4R7 Construction, che è il corsorzio di imprese incaricato dei lavori sulla Tangenziale Zero di Bratislava. Secondo gli investigatori, i due incriminati, uno arrestato (un tedesco, presumibilmente il direttore Michal Heerdt) e l’altro invitato a comparire (un cittadino spagnolo), avrebbero causato danni all’ambiente per un importo di 12,5 milioni di euro. Per il primo è stata redatta una richiesta al giudice per la sua custodia cautelare, dopo l’arresto di venerdì nel corso dell’operazione “Konateľ” (Amministratore/Rappresentante legale), nel corso della quale la polizia ha sequestrato fondi per un ammontare stimato in 12,2 milioni di euro, oltre a beni immobili  situati in Slovacchia. Per il secondo imputato, presumibilmente l’ex amministratore che da tempo non soggiorna in Slovacchia, si sta preparando una richiesta di ordine di cattura internazionale.

Secondo i fatti ricostruiti dal fascicolo di indagine, gli imputati sono colpevoli, in quanto rappresentanti legali, «dell’estrazione illegale di materiale destinato alla costruzione della tangenziale nell’area catastale di Dunajská Lužná, sobborgo Jánošíkova». Questa attività, l’estrazione di ghiaia dai terreni in loco, secondo i risultati dell’indagine ha influenzato in modo significativo l’ambiente, in particolare la località indicata che si trova all’interno dell’area protetta di Žitný ostrov, la più importante area di riserve idriche della Slovacchia.

In connessione con la costruzione della tangenziale, costituita da tratti dell’autostrada D4 e della superstrada R7 a sud-est della capitale, su cui insiste il problema, la polizia ha aperto fascicoli per nove casi di indagini penali, tutti riferiti a gestione illegale di rifiuti pericolosi, a minacce e danni all’ambiente, nonché a criminalità fiscale e patrimoniale. La polizia era intervenuta più volte nei mesi scorsi per verificare i sospetti di uso di materiali contaminati o rifiuti provenienti da discariche illegali nelle vicinanze di Bratislava nella realizzazione del terrapieno sul quale costruire la tangenziale. Numerosi campioni sono stati prelevati ed esaminati, e sia la Società nazionale delle autostrade (NDS) che il ministero dei Trasporti avevano più volte lamentato che i risultati degli esami avevano evidenziato la presenza di rifiuti pericolosi, anche amianto, oltre che materiali non adatti a questo tipo di utilizzo nel terreno usato per costruire parte dell’argine sull’autostrada D4 vicino a Jarovce. Secondo le ispezioni, sono stati trovati pezzi di legno, tessuti e materiali che non avevano niente a che fare con la costruzione di una infrastruttura stradale e che inoltre ne potevano ridurre la capacità portante. Secondo le verifiche, e come sostenuto dal ministero, le parti di terrapieno non conformi avrebbero dovuto essere smantellate e rifatte da zero, e tutto a carico dell’azienda appaltatrice.

La società D4R7 Construction sostiene da tempo di essere in regola e cerca di dimostrare, anche con relazioni di esperti indipendenti, che tutto è stato fatto secondo le norme, sia dal punto di vista ecologico che costruttivo, e che i materiali usati sono conformi e hanno tutti i certificati necessari; e dunque di non avere commesso illeciti o reati ambientali. Allo stesso modo, D4R7 garantisce che anche l’estrazione di ghiaia in loco, un’altra questione di cui sono accusati gli imputati e la stessa società, è perfettamente in ordine e regolata da un contratto di una ditta slovacca subappaltatrice cui era demandata la cosa con la proprietà dei terreni interessati, e dunque non è stato fatto alcun danno al proprietario dell’appezzamento. Nemmeno danni ambientali, come dimostrerebbero relazioni di periti indipendenti, e del resto la società contesta anche l’ammontare dei presunti danni stimato dagli investigatori. Secondo la polizia, tuttavia, l’estrazione di ghiaia in zona Jánošíkova era illegale, ed era stata eseguita senza autorizzazione ambientale. D4R7 Construction sostiene di avere agito correttamente e di avere sempre collaborato al massimo con gli inquirenti in ogni fase di indagine, addirittura facendo tornare in Slovacchia un dirigente che era stato mandato a lavorare su un progetto in un paese straniero. Per questo la società lamenta che l’arresto dell’attuale ceo è una azione “sproporzionata” e al tempo stesso “degradante” sia per la persona che per l’azienda, che inoltre ricorda come il sequestro dei fondi avvenuto a gennaio ha creato un danno all’impresa in quanto non è stato possibile utilizzarli per il pagamento di fornitori e lavoratori.

(Red)

Foto D4R7.com

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