Recovery Fund: la Slovacchia riceverà 8 miliardi di euro dall’UE. Prime reazioni in Europa al piano per la ripresa

Il 27 maggio la Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen ha presentato all’Europarlamento il Recovery Fund, il piano per sostenere la ripresa dell’economia, duramente colpita dalla pandemia di coronavirus.
La proposta, denominata “Next Generation EU”, prevede lo stanziamento di 750 miliardi di euro, di cui 500 miliardi a fondo perduto e 250 sotto forma di prestiti a condizioni favorevoli.

Si tratta di un compromesso tra le richieste presentate dalla Francia e dalla Germania (500 miliardi di euro a fondo perduto) e quelle di Paesi come Olanda e Austria, più propensi ad un piano articolato in prestiti.
I sostenitori del Recovery Fund vorrebbero che si arrivasse alla sua rapida approvazione, ma l’accordo pare che non sarà raggiunto prima di luglio, quando la Germania assumerà la presidenza di turno dell’UE. Occorrerà infatti superare l’opposizione dei cosiddetti Paesi “frugali”, Olanda, Austria, Danimarca e Svezia. In ogni caso, i negoziati tra capi di Stato e di governo si concluderà nella riunione del Consiglio europeo, in calendario il 18 e 19 giugno.

Dopo la sua approvazione, il Recovery Fund dovrà essere esaminato dal Parlamento europeo e dai 27 governi dell’Unione prima di costituire parte integrante del nuovo bilancio 2021-2027 dell’UE: 1.100 miliardi di euro e, in aggiunta, il Recovery Fund. Si prevede, comunque, che gli stanziamenti definitivi non differiranno molto dalle cifre inserite nella bozza iniziale.
La disponibilità delle risorse sarà garantita da emissioni obbligazionarie a lungo termine e dai proventi derivanti da misure quali la plastic tax, lo stop all’elusione fiscale dei giganti del web e un nuovo sistema di pagamento delle quote per l’inquinamento esteso anche ad aerei e navi.

Nell’ambito del piano “Next Generation EU”, la Slovacchia riceverà circa 8 miliardi di euro entro il 2024, una cifra equivalente a circa l’8% del PIL. Come ha sottolineato il presidente della Commissione per gli affari europei della Camera Tomáš Valášek (Za ľudí), la Slovacchia si colloca agli ultimi posti nell’utilizzo efficiente dei fondi europei, appena sei miliardi su un totale di 19 nel periodo 2014-20. Eccessiva burocrazia e scarsa trasparenza sono state individuate come ostacoli al corretto impiego dei finanziamenti anche nel programma operativo presentato dalla Vicepremier per gli Investimenti e l’Informatizzazione, Veronika Remišová, finalizzato alla semplificazione della gestione dei fondi UE.

Con il nuovo piano europeo si calcola che la Slovacchia potrà disporre di quattro miliardi all’anno, una cifra importante per il risanamento dell’economia. Secondo Valášek, infatti, la crisi economica nel Paese sarà enorme, con una riduzione del PIL prevista tra il 7 e persino il 14% (meno drastiche le stime della Commissione europea, secondo le quali l’economia slovacca dovrebbe ridursi del 6,7% quest’anno, con un brusco rialzo tuttavia del tasso di disoccupazione dal 5,9% all’8,8%).
L’aiuto di Bruxelles dovrà comunque essere “collegato alle riforme strutturali”, ha commentato il segretario di Stato del Ministero delle Finanze, Januboš Jančík.

Alcune reazioni al Recovery Fund: contenti e scontenti

La maggior parte degli Stati membri dell’UE ha accolto positivamente la proposta della Commissione europea. Soddisfazione è stata espressa soprattutto dai Paesi dell’Europa meridionale – Spagna, Grecia e Portogallo -, nei quali si prevede una forte recessione. Particolarmente apprezzata la scelta di privilegiare la forma delle sovvenzioni a fondo perduto.

E l’Italia?
L’Unione Europea ha definito l’Italia come “il Paese maggiormente colpito da virus e recessione”. Per questo motivo, potrà ricevere complessivamente 172,7 miliardi di euro, suddivisi in 81 miliardi sotto forma di contributi a fondo perduto e 90 miliardi sotto forma di prestiti.
L’erogazione dei fondi europei sarà condizionata alla presentazione di uno specifico e dettagliato piano di investimenti e riforme, in linea con le raccomandazioni UE pubblicate la settimana scorsa, che dovranno ricevere l’approvazione di Bruxelles. L’Italia dovrà potenziare il proprio sistema sanitario, cercare di attenuare gli effetti sociali della crisi, migliorare l’istruzione e assicurare maggiore efficienza nei settori della pubblica amministrazione e della giustizia.

Secondo il premier Giuseppe Conte, il progetto della Commissione costituisce un “eccellente segnale, che va nella direzione suggerita dall’Italia”. Nel Paese, secondo le ultime previsioni, il PIL subirà un crollo del 9,5% quest’anno, con almeno 500.000 posti di lavoro a rischio. I fondi europei serviranno a sostenere il piano di riforme e investimenti annunciato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, incentrato sullo sviluppo sostenibile e l’innovazione, con interventi mirati per i settori turistico e automobilistico.

Il gruppo di Visegrad: “c’è chi dice no”

Il gruppo di Visegrad non appare compatto sull’accoglienza riservata al Recovery Fund. Soddisfazione è stata espressa dalla Polonia, che sarà uno dei suoi maggiori beneficiari, come ha sottolineato il presidente Andrzej Duda. Il primo ministro Mateusz Morawiecki ritiene la proposta un buon punto di partenza per dare nuovo slancio all’economia del Paese, che dovrebbe contrarsi del 4,3% quest’anno, con un aumento della disoccupazione pari al 7,5%, secondo le stime della Commissione europea.

Il primo ministro ceco Andrej Babiš considera la proposta della Commissione come un “grande debito”. L’Europa infatti prenderà 750 miliardi in prestito dal mercato, di cui 500 emettendo un debito che sarà ripagato dai suoi Stati membri sotto forma di nuove tasse, proporzionali al PIL di ogni Paese. E se la più forte pressione fiscale non dovesse essere sufficiente, sarà inevitabile aumentare la contribuzione di ogni Stato al bilancio dell’Unione.
In questo senso, Babiš ritiene che l’UE dovrebbe prendere in prestito solo la somma di denaro corrispondente alla contrazione economica provocata dalla pandemia, ovvero circa il 10-15%. Inoltre, considera necessario distribuire i fondi del piano di recupero con le stesse modalità utilizzate per il periodo di programmazione 2014-2020, consentendo alle economie meno sviluppate con un PIL inferiore alla media UE di accedere alle stesse somme.
Babiš critica la proposta di riservare la maggior parte dei fondi a Paesi come l’Italia e la Spagna, colpiti sí in modo particolarmente grave dalla pandemia, ma gestiti in modo inadeguato ben prima dell’arrivo del virus. Il Recovery Fund proposto, a suo giudizio, finirebbe per penalizzare gli Stati che hanno affrontato e gestito meglio la crisi sanitaria, e tra essi la Repubblica Ceca, dove la Commissione europea prevede un forte declino economico nel 2020 pari al 6,7% del PIL , con un aumento del tasso di disoccupazione fino al 5%.

Per quanto riguarda l’Ungheria, che riceverebbe in tutto 15 miliardi, di cui 8,1 a fondo perduto e 6,9 in prestiti, il previsto sostegno del primo ministro Viktor Orban al Recovery Fund non è arrivato. Molti lo avevano ipotizzato, come una sorta di “do ut des”, in cambio dell’atteggiamento più tollerante di Bruxelles nei confronti delle ripetute violazioni dello Stato di diritto. Orban, invece, ha rilasciato una dura dichiarazione all’emittente Kossuth Rádió, definendo il Recovery Fund proposto dalla Commissione europea “assurdo e perverso”. A suo avviso, “finanziare i ricchi con i soldi dei poveri non è una buona idea”. In questo modo l’Ungheria potrebbe aggiungersi, sia pure con motivazioni differenti, ai quattro Paesi “frugali”.

Malta e le insidie del… fico d’india

Curiosa la reazione del ministro delle finanze maltese Edward Sciclun, che ha definito il piano della CE “un buon frutto, ma che come un fico d’india deve essere maneggiato con cura”. Una dichiarazione che cela non solo e non tanto preoccupazioni sulle modalità di finanziamento del piano, quanto piuttosto il timore di pressioni UE sul regime fiscale maltese, “troppo favorevole” alle società, e sull’industria del gioco.

(Paola Ferraris)

Foto: dimitrisvetsikas1969 CC0
Bru-nO CC0, Hans CC0, sejm.gov.pl

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