Incontri con Marína – Il richiamo della scuola!

Riapertura delle scuole in Slovacchia

Dal 1° giugno 2020, in Slovacchia si riaprono le scuole della prima infanzia e le scuole elementari con le prime cinque classi, nonché i circoli scolastici per bambini. L’apertura delle scuole sarà accompagnata da severe misure d’igiene e protezione.

“Ci saranno un massimo di 15 bambini per gruppo nella scuola materna e un massimo di 20 bambini per gruppo nella scuola elementare. Il gruppo creato non cambierà, anche se il numero di studenti diminuisce, il che non porterà alla migrazione degli studenti tra i singoli gruppi. Il contenuto e la forma di tutte le attività educative e di hobby dovranno essere scelti in modo tale da garantire l’applicazione delle misure igienico-epidemiologiche. Gli alunni che restano a casa e quelli delle classi superiori, vale a dire gli alunni della scuola elementare dal 6 ° al 9 ° anno, continueranno ad essere istruiti a distanza”.
(Ministero della Pubblica Istruzione, Scienza, Ricerca e Sport della Repubblica Slovacca)



QUAL È LA SITUAZIONE ATTUALE NELLE SCUOLE IN SLOVACCHIA?

Alle mie domande sull’argomento risponde la dott.ssa Mária Bezáková, diretrice delle scuole elemtari e medie “Základná škola na Ulici Škultétyho” a Topoľčany.

Signora Direttrice, come ti conosco so che chiudere le scuole a causa del Covid-19 non è stato un compito facile per te, perché eri in grado di prevedere le possibili furure complicazioni. Tuttavia, ho sentito che il periodo iniziale della tua quarantena si è trasformato molto rapidamente in un’attività molto dinamica, di che cosa si è trattato?

«Sì, anche in maniera limitata, prima di insegnare online, abbiamo pensato di migliorare la nostra scuola. Nella scuola alleviamo api, coltiviamo erbe, fragole, ribes, uva spina, mirtilli e questi avevano bisogno di cure. Abbiamo sfruttato il clima primaverile per piantare giardini rocciosi, fiori, alberi e arbusti nei dintorni. Abbiamo completato una “sala relax” per bambini con sindrome ADHD, autismo e asperger, che abbiamo integrato nella scuola».

Il 1° giugno 2020 in Slovacchia alcune scuole riprenderanno a funzionare. Presumo che riaprirà anche la tua scuola. Come funzionerà l’insegnamento?

«In questi giorni ci stiamo preparando per iniziare con gli alunni dei primi cinque anni. I bambini interessati vengono registrati tramite Internet. Del numero totale di 347 studenti, finora ne sono stati registrati 284, che seguiranno le lezioni in classe; gli altri continueranno online da casa. La mensa scolastica opererà in conformità con le misure richieste dall’attuale pandemia, secondo le regole date dal Ministero della Pubblica Istruzione. Ci sarà un insegnante per classe fino al quarto anno, nel quinto anno ci saranno due insegnanti per le diverse materie. Altri insegnanti aiuteranno gli educatori pomeridiani nel club scolastico, dove i bambini saranno sempre divisi in gruppi. Per questi abbiamo adattato il programma educativo, i metodi e le forme di insegnamento. Ci concentreremo maggiormente sull’apprendimento sperimentale e insegnamento all’aperto. Abbiamo anche un’attrezzatura interna ben fornita, ogni classe ha lavagne interattive e molti strumenti. Gli insegnanti sono già in attesa di bambini e i bambini non vedono l’ora di rivedere gli insegnanti».

Vi siete trovati bene con l’insegnamento online?

«L’insegnamento si svolge online tramite i portali “EduPage, Bezkriedy, Zoom e Ucimenadialka”. Agli studenti più deboli abbiamo inviato i compiti per posta, o sono venuti i genitori a prenderli personalmente. Sono state anche organizzate videoconferenze tra insegnanti e studenti. Alcuni lavori sono stati pubblicati sul sito web della scuola. Gli insegnanti hanno elogiato l’insegnamento, gli studenti hanno lavorato insieme, inviato i compiti, comunicato con i genitori. Attendiamo solo feedback positivi. Avevamo però anche alunni pigri, ma questi erano incoraggiati dagli insegnanti di classe e anche dai loro genitori che venivano a prendere i compiti di persona».


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Il mese giugno in Slovacchia è il mese delle pagelle, come pensi che saranno quest’anno?

«Per quanto riguarda la valutazione finale, gli scolari riceveranno le pagelle alla fine dell’anno scolastico, non valuteremo le materie educative. Nessuno degli alunni sarà bocciato, ma ci sono alcuni che per vari motivi al momento non sono sufficientemente preparati. Il Consiglio pedagogico a giugno deciderà quali di loro faranno gli esami di ripetizione nel mese di agosto. Vogliamo sicuramente essere accomodanti. Personalmente non vedo l’ora di rivedere i miei piccoli alunni. Io ho una nipote, anche lei ha studiato da casa per via telematica, in attesa di andare a scuola tra amici e insegnanti. È molto strano che comprendiamo il valore delle cose solo quando le perdiamo, vorrei che il lavoro dell’insegnante nella società ricevesse lo status e l’ammirazione che merita. Il suo lavoro è certamente insostituibile, anche se per breve tempo può essere aiutato molto dalla tecnologia, come abbiamo avuto l’opportunità di vedere in questo ultimo periodo».


Come vivono gli studenti e i loro genitori durante il coronavirus?

Com’è l’educazione in altre parti del mondo?

A queste domande ci rispondono diversi genitori dalla Slovacchia, Canada, USA, Malta, Germania e alunni dal Lesotho e dall’Italia.

 

OLIVER BARTOLEN vive con la sua famiglia nella campagna slovacca, a Zemianske Kostoľany, lavora nel campo dell’ingegneria della sicurezza, è il padre di Sarah (14) e Oliver (18).

«Trascorriamo questo intero periodo molto intensamente, e per la maggior parte insieme. Siamo sensibili agli eventi politici ed economici nella società. Nei primi giorni dell’epidemia di COVID-19, la Slovacchia ha adottato misure drastiche sotto forma di chiusura delle frontiere statali, delle scuole e negozi al dettaglio di beni e servizi. Inoltre, è diventato obbligatorio indossare mascherine e guanti. Sono stati introdotti nuovi orari di apertura per gli anziani nei negozi di alimentari e farmacie, eccetera. Tra le persone si è diffusa la paura dell’ignoto e durante la campagna elettorale delle elezioni parlamentari nessuno ha parlato di COVID-19. Lo stato in cui si trovava in quel momento la società, e l’impreparazione ad affrontare una pandemia, sono divenuti evidenti dopo le elezioni. Dopo il cambio del governo, si è vista l’incapacità delle autorità di reagire in modo flessibile agli sviluppi e agli eventi della società. Non c’era la capacità di eseguire un maggior numero di test giornalieri, e mancavano i dispositivi di protezione, specialmente per le persone in prima linea. È mancato il sostegno per i lavoratori autonomi e per i datori di lavoro, e le cure mediche per i pazienti a lungo termine. La vita quotidiana è rallentata, le persone hanno iniziato a cucirsi mascherine a casa, hanno seguito in modo responsabile le misure stabilite dalle autorità, che hanno avuto un effetto significativo sul numero di infetti. Oggi siamo in uno stato in cui l’economia si sta aprendo, ma secondo me troppo lentamente. Purtroppo, a volte si applicano anche misure che fanno sorridere e che sono dannose per l’economia. Anche prima del COVID -19 il numero di disoccupati stava crescendo, il riavvio sarà probabilmente molto lento e richiederà un periodo molto lungo. Come funziona l’educazione? In generale, si può dire che l’istruzione (così come l’assistenza sanitaria) non era pronta ad affrontare questo periodo. Le prime due settimane di quarantena obbligatoria sono state caotiche. Le scuole hanno impiegato del tempo ad impostare individualmente le regole e l’insegnamento online. Ciò è stato accompagnato da una serie di problemi con l’attrezzatura tecnica per le scuole e le famiglie, a causa della connessione a Internet, per le licenze per le videochiamate, eccetera. Il COVID-19 ha quindi portato al sistema educativo slovacco una trasformazione, un tempo non voluta, con il sistema informatico, una sfida per molti insegnanti ma anche per gli studenti. L’apertura delle scuole dal 1° giugno non riguarda la nostra famiglia. Mia figlia Sarah frequenta il secondo grado della scuola základna – elementare e continuerà a studiare online. Mio figlio Oliver si è appena diplomato con successo al liceo ed è stato ammesso all’università UCL a Odense in Danimarca. Secondo le mie informazioni, le risposte dei genitori all’apertura delle scuole su base volontaria sono imbarazzanti, in particolare per il rigoroso regime di misure di sicurezza. A causa dei valori attentamente monitorati del numero dei contagiati e dell’allentamento delle misure in Slovacchia, la paura della pandemia sta diminuendo e tutti ci aspettiamo un’estate senza COVID -19».


MONIKA AHMED è una cittadina canadese ma nativa della Slovacchia che vive in Ontario da 19 anni, è madre di due figlie, Sofia (17) e Jasmin (14).

«La quarantena non ha cambiato la nostra vita, almeno non la vita mia e di mio marito, per fortuna. Noi continuiamo a lavorare come prima della quarantena. La vita delle mie ragazze è cambiata perché devono rimanere a casa, non possono incontrare gli amici. Attualmente la loro situazione è in miglioramento, poiché il regime di restrizioni si sta allentando e le ragazze si sentono meglio. Le nostre figlie studiano, fanno esami e i compiti online. Le scuole non apriranno fino a settembre. Personalmente ritengo che la quarantena doveva essere più regolamentata nel nostro paese, tenendo conto della diversificazione tra le singole aree».


JANA OHLER è una slovacca che vive negli Stati Uniti, nella zona di Pittsburgh, è madre di due bambini, un ragazzo Devin (11) e una ragazza Lenka (14), a cui piace lo sport ed è per questo, che tollerano molto male la quarantena.

«Qui in Pennsylvania ci è stato ordinato di metterci in quarantena a metà marzo 2020, ponendo fine a tutte le attività esterne. I miei figli soffrono molto per questa situazione. Devin gioca a rugby e fa wrestling. Nel 2017 è diventato un campione di wrestling in Pennsylvania nella sua categoria e classe di peso. Ha sopportato a malapena la cancellazione dell’allenamento, ma continua ad allenarsi a casa, ed è riuscito anche ad ottenere di allenarsi individualmente nello stadio locale. Lenka è nel club locale di nuoto, nuota anche per il liceo e le piace andare a cavallo. Anche lei spesso partecipa alle gare. Dal 15 marzo non ha fatto nessun allenamento, ma almeno aiuta nelle stalle con i cavalli, fa tutto ciò di cui hanno bisogno e questo l’aiuta a rilassarsi mentalmente. Le loro attività sono rarefatte, e perciò molto importanti, poiché non incontrano amici e non vanno in giro. Negli Stati Uniti il sistema educativo è diverso rispetto alla Slovacchia. La “scuola elementare” parte dalla “classe di preparazione”, cioè dall’ultimo anno di scuola materna fino alla quinta elementare. La “scuola secondaria” va dalla sesta elementare alla terza media e l’ “alta scuola” (high school) va dalla nona alla dodicesima classe. Dopo questa istruzione prosegue il ”college”. In questo periodo i ragazzi studiano online, ma in modo diverso ad ogni livello di istruzione. L’orario dello studio di Devin è dalle 9 alle 14, che comprende un’intervista giornaliera con l’insegnante e i compagni di classe. Lenka riceve compiti e istruzioni per studiare via e-mail per ogni argomento, che deve completare entro una certa ora o giorno e in seguito rispedire via e-mail. Devin ora sta finendo la scuola elementare e va al liceo. Tutte le valutazioni e il passaggio al livello superiore, cosa che da noi è oggetto di grande celebrazione, sono stati persi a causa del Covid-19. Lenka va alla scuola alta, cioè un grande passo per lei ed anche lei ha perso molte esperienze e cerimonie a causa di questo cambiamento. Sono entrambi molto dispiaciuti. Con Covid-19 soprattutto i bambini hanno perso molto. Attualmente, negli Stati Uniti, siamo nella fase di rilascio graduale [delle misure], vengono emanati decreti per aprire gradualmente più negozi e avviare attività commerciali, ma nulla cambia per i bambini».


ELENA STIVALA proviene dalla Slovacchia, ma vive a Malta da oltre 18 anni, dove ha messo su famiglia. Ha un figlio, Ken di 11 anni, che frequenta la 7a elementare della St. Martin’s Private School.

«Siamo rimasti a casa dal 12 marzo 2020, ma la quarantena a Malta ufficialmente è iniziata il 15 marzo 2020. L’insegnamento è iniziato quasi subito con compiti via e-mail. Da aprile gli studenti imparano online. La scuola per mio figlio ha inizio ogni giorno alle 8.20, dal lunedì al venerdì, con un’assemblea, e poi iniziano le lezioni. Di solito ha 5 lezioni (via streaming online) al giorno con pause di 20 minuti tra le lezioni. Una volta al mese, gli studenti e i genitori (separatamente) hanno un incontro online con il preside della scuola per essere informati su ciò che sta accadendo nell’istruzione. Due volte a settimana, oltre lo studio ordinario, hanno extra orari di lettura di ogni lingua che studiano, cioè: maltese, inglese e una lingua volontaria, per la quale mio figlio Kane ha scelto l’italiano. Lo studio con le lezioni online saranno disponibili fino alla fine dell’anno scolastico, fino alla fine di giugno. Gli scolari normalmente superano gli esami due volte l’anno, all’inizio di febbraio, due settimane, e a fine giugno, altre due settimane. Non ci saranno esami in quest’anno scolastico a giugno. Oltre allo studio, proviamo sempre a praticare il karate, sotto forma di una lezione online organizzata dal Karate Club di cui mio figlio è membro».


LENKA SCHULZE è una slovacca che vive in Germania ed è madre di 2 ragazzi: Max (18) e Chiara (17). A causa delle responsabilità lavorative di suo marito, l’intera famiglia si trasferisce spesso in diverse parti del mondo. Hanno trascorso due anni in Spagna, 3 anni a Bruxelles, 4 anni in Slovacchia e 4 anni in Cina. Tutti loro vivono una vita molto dinamica.

«Personalmente, non mi sentivo di essere in quarantena. È vero che all’inizio c’è stato un grande panico nel nostro paese e la gente ha letteralmente comprato di tutto nei negozi, partendo dalla carta igienica fino ai disinfettanti. Rispetto ad altri paesi, la Germania ha un comportamento più libero nei confronti del coronavirus. Possiamo circolare per le strade, uscire dalle case come una famiglia, possiamo andare nella natura, non dobbiamo indossare le mascherine, ma dobbiamo usarla quando andiamo nei negozi. La quarantena qui è più libera rispetto alla Slovacchia. Per me questa è, per così dire, una situazione completamente normale, con l’unica differenza che i bambini non vanno a scuola. Non avevamo nemmeno un sistema d’istruzione online per ragazzi della loro età. I miei figli hanno ricevuto per e-mail i compiti che dovevano completare. Tre settimane fa, le scuole medie hanno ripreso il loro servizio. Quindi Chiara ha iniziato la scuola. Studia soltanto tre ore al giorno, imparando materie di base: tedesco, inglese e matematica, perché finiscono la scuola media e stanno aspettando gli esami per entrare nelle scuole superiori. Mio figlio Max sta ancora a casa. E per quanto riguarda noi, come abbiamo vissuto questo periodo a casa? Ognuno ha trovato da solo qualcosa da fare. Max ed io abbiamo seguito un corso individuale di sport online che abbiamo praticato molto. Mio marito si è messo a pulire il garage e l’area intorno a casa, e io mi sono presa cura della casa. Abbiamo fatto cose per le quali non c’è abbastanza tempo durante l’anno… I nostri ragazzi si trovano già in età avanzata e ognuno di noi ha i propri interessi, non posso dire che abbiamo trascorso molto tempo insieme, quindi non posso dire che nel nostro caso la famiglia si è unita di più, come dice la maggior parte delle persone (sorriso). Mi sento di dire che dal mio punto di vista il nostro paese avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione al caso Covid-19 e avrebbe dovuto garantire un migliore sistema di istruzione durante la quarantena».


LERATO SEPEKA è una ragazza di venti anni, vive con sua nonna Manthuseng in una zona rurale, in un villaggio di circa 300 abitanti nei pressi della città di Maputsoe, che fa parte del distretto di Leribe, nel Regno di Lesotho, che si trova all’interno della Repubblica del Sudafrica. Il Lesotho è uno stato indipendente ed è l’unico al mondo che si estende su un’altitudine che supera i 1000 metri di quota, e così gode un clima temperato con quattro stagioni distinte.

Lerato frequenta il 2°anno del corso di studi di Lavoro Sociale dell’Università Nazionale del Lesotho che si trova nella Valle Roma, circa 34 chilometri a sud-est di Maseru, che è la capitale del Lesotho. A questa studentessa piace la letteratura hindi e le lingue: francese e spagnolo. Parla le lingue ufficiali, cioè il sotho del sud e l’inglese. Lerato gioca il calcio femminile nella squadra “Rovers Ladies Football Club” e si diverte sullo skateboard, è una grande fan del FC Bayern Munich women’s team, Mariah Carey e hip hop e r&b.

Con Lerato abbiamo parlato tanto del tema Covid-19, del Lesotho, di sua nonna, del suo studio e dei suoi sogni. Ho capito che questa ragazza è fiera delle sue radici africane, tanto è vero che lei stessa dice:

«Io sono una Mosotho del Sud, sono orgogliosa delle mie radici, della mia Africa Nera e delle tradizioni della mia gente che promuovono l’unità e garantiscono la loro continuità. Nonostante da fin piccola ia viva sola con mia nonna, sono molto felice e le sono molto grata e orgogliosa per come mi ha cresciuto, anche se è ogni tanto molto severa (sorriso). Lei mi ha insegnato ad essere fiera per il fatto “di essere donna” e che ho diritto di voler essere me stessa. Così dopo il liceo ho iniziato a studiare presso l’Università Nazionale del Lesotho. Il corso ha una durata di quattro anni e io dovrei finire nel 2022. Da noi il governo paga gli studi a ogni studente che studia bene, ma deve superare un “modulo E”, ed io faccio parte di questi studenti. Ogni mese riceviamo l’indennità dal governo, dal Ministero dello Sviluppo Sociale… Questi soldi li usiamo per il cibo, l’affitto di un alloggio vicino all’università e lo studio.

Lo studio mi piace molto, mi piace anche l’ambiente della mia università con i docenti. Ora, con il coronavirus, siamo in quarantena e si studia online. Io personalmente studio dai libri, uso il mio PC e il cellulare. Quando sto all’università utilizzo il WiFi per Internet. A casa non ho internet, e il mio problema è che la maggior parte delle volte non ho credito sufficiente sul cellulare per accedere ad internet e faccio fatica ad acquistarne. L’acquisto dei crediti è un problema perché compriamo il tempo di trasmissione dai negozi nel momento in cui i negozianti ricaricano lo stock. Il tempo di trasmissione è utilizzato da tutti i membri della comunità e di conseguenza la domanda di crediti per internet è molto alta… La quarantena mi ha danneggiato tanto, anche perché spesso ho bisogno di utilizzare servizi come stampare, copiare e scansionare documenti, e questo diventa molto complicato nella zona dove vivo, che non offre questi servizi, e sono costretta a viaggiare per trovarli altrove.

In questo periodo del semestre invernale stiamo studiando online e facciamo gli esami di profitto e i compiti soprattutto in forma di test per via telematica. Normalmente il secondo semestre termina a maggio, ma poiché vogliamo recuperare il tempo perso a causa del Covid-19, il tempo di studio è esteso a giugno. Per questo semestre non abbiamo scritto “l’esame finale”, ma la valutazione si baserà sui risultati dei test che abbiamo scritto in questo periodo di coronavirus. Ad agosto inizia un nuovo anno accademico… Significa che ad agosto sarò al terzo anno, se passerò il secondo anno.

E i miei piani per il futuro? Il mio piano è di avviare un’attività privata immediatamente dopo la laurea e per questo inizierò a risparmiare denaro… Voglio avere molto successo, che mi permetterà di costruire uno skatepark nel mio paese perché non ce ne sono… Voglio costruire un orfanotrofio, ma voglio avere una bella casa e una macchina, ma per adesso non voglio sposarmi, perché voglio prima realizzarmi».

To the class of 2019, congratulations to you all. You deserve it. #ILoveMyUniversity #GraduateWithNul

Uverejnil používateľ National University of Lesotho Pondelok 23. septembra 2019


ASIA e ANDREA MONTESANTI sono fratelli che vivono insieme alla loro madre a Mentana in Italia, nel paese che in Europa è stato il primo colpito dal coronavirus.

Asia, una ragazza ventenne, è studentessa di Psicologia dell’Università La Sapienza a Roma, dove frequenta il 2° anno. Nel mese di febbraio tutta l’Italia è entrata nella prima fase dell’emergenza da COVID-19. Come altri studenti, anche lei ha dovuto abituarsi allo studio online che obbliga ad affrontare per via telematica lezioni, esami di profitto, esami orali ed esami scritti, in base alle indicazioni operative dell’Università. Lo stesso regime è per tutti quelli che devono laurearsi a maggio, giugno o luglio 2020. Il 4 maggio 2020, in base alle nuove indicazioni delle autorità competenti, è iniziata per le università la Fase 2 dell’emergenza da COVID-19, che prevede una graduale ripresa di alcune attività rispettando particolari norme organizzative e di protezione della salute. Il fatto che le università abbiano aperto alcune biblioteche significa tanto per uno studente. In che modo, con quali dinamiche e quali difficoltà o eventuali vantaggi si deve affrontare questo nuovo modo di studio, Asia prova a spiegarlo da sola:

«Questa emergenza mondiale ha toccato, purtroppo, quasi tutti i settori, tra cui le scuole e le università. Abbiamo tutti dovuto abituarci a questa nuova situazione, cambiando le nostre abitudini, il nostro modo di fare e di vedere le cose. Ci siamo tutti dovuti industriare per continuare a fare le cose di prima nel migliore dei modi e l’università, infatti, è diventata telematica. Mi sento di dire che l’unico vantaggio di questo cambiamento è il fatto di poter andare all’università stando a casa, basta accendere un pc e sei lì. Ci sono delle pecche però, come ad esempio i siti che sono usati sia per lezioni che per esami, che non sempre funzionano al meglio. Spesso infatti abbiamo dovuto cambiare le modalità degli esami per avere più sicurezza che le piattaforme funzionassero bene. Penso che come in ogni cambiamento anche in questo bisogna vedere il lato positivo, basta pensare che se non avessimo avuto la possibilità di fare tutto ciò online avremmo perso un anno di studi e di esami».

Andrea ha 17 anni e frequenta il 4° e penultimo anno dell’ITIS Piazza della Resistenza con orientamento Meccanica Meccatronica ed Energia a Monterotondo, e anche lui segue lo studio per via telematica. Ha la speranza che a settembre la scuola riapra e rivedrà anche i suoi amici. Nel frattempo, continuerà a vivere questo lungo periodo assieme ad altri ragazzi del resto del mondo. Ho deciso di porre a lui una domanda che tocca i veri sentimenti di un ragazzo che tra pochi mesi raggiunge la maggiore età. Andrea, che cosa ti ha portato via e che cosa ti ha dato questo periodo di lockdown?

«Questo periodo mi ha portato via una parte della mia vita sociale, come uscire e stare tra persone, divertirsi all’aperto. Ma d’altronde ho finalmente avuto il tempo di imparare molte cose casalinghe, di cucina, ho avuto il tempo di sistemare e cambiare le mie cose, anche me stesso, ho imparato a gestire le mie emozioni, sento meno pressioni e meno ansie».

Che cosa dire alla fine? … Grazie a voi cari genitori e cari studenti, che avete condiviso con noi le vostre esperienze della vostra vita durante la pandemia. Auguro a tutti gli scolari che riescano a raggiunge le proprie mete, che riescano ad imparare tante materie che da adulti applicheranno nelle proprie professioni e parteciperanno alla crescita di un mondo sicuro, sano, senza le diversità… Auguro a tutti che coltivino i loro sogni, perché sono certa che in futuro li riusciranno a concretizzare nella realtà. Non ci vuole tanto… Basta volerlo!

Auguro a tutti una buona giornata, e non vi scordate:

Abbiate cura di voi,

vostra Marína

(Marína Hostačná)

Foto: da archivi dei rispondenti
Caricatura di Marína:
©Viktor Csiba/
©MHG AGENCY

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