Magistratura, il Consiglio giudiziario chiede passo indietro alla presidente

Nel solo mese di maggio si sono dimessi otto giudici in Slovacchia, consegnando le notifiche della rinuncia al posto alla presidente Zuzana Čaputová. Si tratta dei giudici Alojz Palaj e Maria Podhorova del tribunale regionale di Banská Bystrica, di Eva Jombikova e Jan Petreas del tribunale distrettuale di Zvolen (regione di Banská Bystrica), di Alica Benova e Olga Lichnerova del tribunale regionale di Trenčín, di Miroslava Stannerova del tribunale distrettuale di Bratislava V e di Elena Ondrisova della corte regionale di Bratislava.

La situazione nella magistratura slovacca è complicata. In marzo tredici giudici sono stati arrestati con l’operazione “Tempesta” della NAKA, la polizia criminale slovacca, per accuse di corruzione e abuso di potere. Gli imputati, cinque dei quali si sono visti confermare la custodia cautelare in attesa di giudizio, sono sospettati di avere fatto comunella con Marián Kočner favorendo i suoi affari, come risulterebbe da un’ampio ventaglio di messaggi (migliaia) scambiati attraverso i loro telefoni con lo spregiudicato “im-prenditore”, spesso attraverso l’applicazione criptata Threema, ma anche semplicemente con la più comune Whatsapp. Tra gli arresti ci sono nomi di rilievo, come l’ex sottosegretario alla Giustizia Monika Jankovská, che Kočner avrebbe voluto nel posto di ministro, la vice presidente della Corte suprema Jarmila Urbancová, la giudice Miriam Repáková che ha emesso sentenze nel caso Technopol sulla controversia milionaria nella proprietà della società, e altri.

Appena la scorsa settimana si è insediato il nuovo presidente della Corte suprema, Ján Šikuta, che ha ammesso lo stato decisamente “terribile” della magistratura in Slovacchia, e la poca fiducia della gente nella giustizia e nelle istituzioni che dovrebbero garantirla. Tra le prime cose cui Šikuta deve mettere mano sono le posizioni vacanti alla Corte suprema, dove recentemente ben 20 giudici (un quarto) se ne sono andati.

Malumori stanno percorrendo tutta la categoria, e toccano ovviamente anche il Consiglio giudiziario, l’organo costituzionale per l’amministrazione della giustizia e che decide sulle procedure disciplinari (in Italia diremmo CSM – Consiglio superiore della magistratura), che di recente ha visto un quasi completo rinnovo dopo l’avvento del nuovo ministro della Giustizia, Mária Kolíková (Za ľudí). Proprio da parte dei membri del Consiglio giudiziario che chiedono riforme arrivano voci di rivolta. Appena giovedì scorso il governo aveva nominato l’ultimo membro ancora mancante, Katarína Javorčíková, che da tempo accusa le magagne della magistratura.

Questa settimana sei dei suoi diciotto membri hanno chiesto la rimozione della presidente, la giudice Lenka Praženková, che a loro dire continua a violare le sue funzioni e, se rimane in carica, porterà gravi danni alla reputazione della magistratura. Lo ha detto alla stampa Juraj Kliment, un giudice della Corte suprema e tra i firmatari della richiesta, che viene illustrata per una lunghezza di sette pagine. Secondo Praženková, in carica da meno di tre anni, chi la vuole fuori cerca di prendere il suo posto. Secondo voci, alla poltrona sarebbe interessato anche l’ex presidente della Corte costituzionale Jan Mazak, che tuttavia non appare tra i firmatari. Secondo Kliment la situazione dovrebbe essere discussa in una riunione del consiglio a porte chiuse nelle prossime due settimane. La ministra per ora non parla, e vuole lasciare tempo a Praženková per valutare da sola la situazione. Subito dopo aver preso la testa del ministero, Kolíková aveva espresso la sua personale sfiducia in tutti i membri del Consiglio nominati dal Parlamento nella precedente legislatura, che si sono dimessi il 23 marzo scorso.

(Red)

Foto Daniel_B CC0

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