Remišová propone un programma operativo per semplificare la gestione dei fondi UE

Un programma operativo per rimuovere gli ostacoli che impediscono l’utilizzo razionale dei fondi UE e semplificarne la gestione è stato presentato ieri dalla Vicepremier per gli Investimenti e l’Informatizzazione, Veronika Remišová. Il documento stabilisce un nuovo modello semplificato che, nel nuovo periodo di programmazione europea (2021-2027), consenta di attingere agli eurofondi in modo più agevole, rapido e trasparente. L’analisi delle cause che hanno determinato un cattivo utilizzo dei fondi europei in Slovacchia e il loro mancato utilizzo per progetti significativi ha permesso di identificare quattro criticità.

Il primo problema è la struttura della gestione dei fondi dell’UE, data la presenza di molte autorità e di organismi intermedi che si occupano della valutazione delle domande di finanziamento. La complessità burocratica comporta un notevole allungamento dei tempi che intercorrono tra la presentazione della richiesta e l’erogazione effettiva dei fondi, in media 680 giorni di calendario.

Un altro punto critico è costituito dagli appalti pubblici, controllati contemporaneamente sia dall’autorità di governo (il Ministero) che dall’Ufficio degli appalti pubblici (UVO), spesso con modalità contrastanti che finiscono per rallentare l’intero processo. A questo proposito, Remišová ha dichiarato che l’attuale governo sostiene la necessità del controllo esclusivo da parte di UVO.

Spesso, inoltre, i richiedenti vengono obbligati a compilare più volte i moduli di domanda a causa delle frequenti modifiche apportate alla documentazione necessaria, con conseguente rallentamento dell’intero sistema. Remišová propone pertanto l’introduzione di «regole uniformi e modalità più semplici».

Un altro problema è la capacità amministrativa: all’aumento del numero dei funzionari non corrisponde la semplificazione o accelerazione dei processi. Al contrario, i tempi di elaborazione delle domande si sono allungati e l’erogazione dei finanziamenti ha subito una riduzione, con effetti negativi sull’efficienza e la qualità della gestione dei fondi.

L’impiego razionale dei finanziamenti dell’UE si rende assolutamente necessario soprattutto dopo l’annuncio di un ulteriore sostegno economico alla Slovacchia da parte della Commissione europea per far fronte alla crisi economica provocata dalla pandemia. «Abbiamo gestito molto bene la crisi sanitaria», ha commentato Remišová, «ora dobbiamo aiutare aziende, imprenditori, commercianti, e dobbiamo farlo senza inutili limitazioni burocratiche. E gli eurofondi che abbiamo e avremo a nostra disposizione possono aiutarci significativamente in questa direzione».

Il programma operativo presentato dalla vicepremier si ispira all’esempio dei Paesi baltici – Estonia, Lettonia e Lituania – dove i fondi dell’UE sono utilizzati in maniera più efficiente rispetto alla Slovacchia e hanno contribuito ad una trasformazione radicale del tessuto economico e delle infrastrutture. La rivoluzione digitale ha fatto il suo ingresso grazie al sostegno europeo, scuole e istituzioni culturali hanno potuto usufruire di enormi finanziamenti che hanno cambiato profondamente il volto delle piccole Repubbliche baltiche, oggi tra le economie più dinamiche e avanzate dell’Unione europea in fatto di innovazione.

Nel 2019 la Slovacchia ha avuto accesso a fondi UE per un valore complessivo di 3.489 milioni di euro. Non è molto, in confronto agli oltre 28.000 milioni di euro della Polonia, che negli ultimi anni risulta essere il principale destinatario dei fondi europei. Tali finanziamenti, gestiti con norme rigorose, hanno svolto un ruolo rilevante per lo sviluppo dell’economia, l’ammodernamento delle infrastrutture e l’implementazione di un’ampia gamma di progetti e programmi nei settori più diversi, fungendo da vero e proprio volano per le attività economiche.

Per approfondire il tema del funzionamento dei finanziamenti dell’UE suggeriamo questa pagina della Commissione europea.

(Paola Ferraris)

Foto: kalhh CC0
vicepremier.gov.sk

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