Matovič non esclude il prolungamento dello stato di emergenza

Dopo la riunione di ieri dell’esecutivo, il primo ministro Igor Matovič ha detto di non escludere la possibilità di rinnovare lo stato di emergenza, oppure, al contrario, di revocarlo prima della  sua scadenza. Potrebbe esserci una “pausa estiva”, con il ritiro dello stato di emergenza, e poi una sua reintroduzione in autunno se dovesse ripresentarsi una maggior diffusione del virus. Ai sensi della legge sulla sicurezza dello Stato in tempo di guerra, stato di guerra, stato di emergenza e stato di crisi, lo “stato di emergenza” può durare per un massimo di 90 giorni. Secondo il dettato della legge, che non specifica nulla sulla sua estensione o nuova dichiarazione, si potrebbe dunque «fare una pausa di un minuto, e poi ri-dichiarare nuovamente l’emergenza per altri 90 giorni». Probabilmente funziona così, se non si può direttamente prolungare, ha detto Matovič aggiungendo che sono cose da verificare dal punto di vista legale e di cui si è discusso anche nell’ultima riunione dell’unità centrale di gestione delle crisi.

Il governo, al tempo guidato dal premier Pellegrini, ha dichiarato lo stato di emergenza dal 12 marzo 2020. Successivamente il consiglio dei ministri lo ha esteso più volte e il 18 marzo lo ha allargato all’intero settore sanitario, adottando poi ulteriori misure nelle settimane successive. La situazione di emergenza ha consentito, per quanto riguarda gli ospedali, il trasferimento di personale, materiali e attrezzature da un ospedale all’altro, e non consente ai sanitari di rifiutare di recarsi al lavoro o dichiarare uno sciopero. La dichiarazione di stato di emergenza può essere contestata, entro cinque giorni, dal Presidente della Repubblica, da un gruppo di almeno 30 deputati del Parlamento o dal procuratore generale.

Secondo un avvocato costituzionalista, lo stato di emergenza può essere promulgato solo nella misura necessaria e per il tempo necessario, ma per non più di 90 giorni. Nel nostro caso l’attuale situazione di emergenza non potrebbe protrarsi oltre metà giugno. Per una eventuale nuova dichiarazione dell’emergenza le condizioni (in questo caso parliamo di condizioni epidemiologiche e sanitarie) dovrebbero essere almeno le stesse o peggiori di quelle in corso al momento della sua prima dichiarazione. In caso contrario non difficilmente una nuova dichiarazione di emergenza risulterebbe incostituzionale e verrebbe abrogata dalla Corte costituzionale.

(La Redazione)

Foto Vlada SR

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