Centrale di Mochovce: ci mancava anche il virus, pronti a un nuovo ritardo

Il debito netto di Slovenské elektrárne (SE), la società partecipata dallo Stato che è il maggior produttore di energia nel paese, ha superato di dieci volte il margine operativo lordo (EBITDA), che è generalmente un livello di rischio alto dal punto di vista dei creditori. Il debito è salito a 3 miliardi di euro insieme al rincaro continuo del progetto di raddoppio della centrale nucleare di Mochovce. Il calo degli utili è stato causato dalla riduzione di lungo corso dei prezzi dell’elettricità, che è stata una delle ragioni per cui Enel ha deciso di vendere la controllata slovacca. L’EBITDA è sceso da 869 milioni di euro nel 2015 a meno di 300 milioni nel 2018, e i maggiori creditori di SE sono Sberbank (Russia), Sace (Italia) e Čeb (Repubblica Ceca).

Per questa ragione il ministero dell’Economia sta lavorando a un emendamento legislativo che consenta allo Stato di mantenere il controllo dei beni chiave di Slovenské elektrárne nel caso in cui la soceità dovesse fallire e i creditori esercitino i propri privilegi. Il viceministro dell’Economia Karol Galek (SaS) pensa che al momento non ci sono rischi seri, ma se il completamento della centrale nucleare di Mochovce dovesse ancora protrarsi, o peggio, aumentassero ulteriormente i costi e SE dovesse fallire, lo Stato vuole riservarsi il diritto di tenersi i gioielli (energetici) di famiglia. SE ha già venduto la sua produzione 2020 e una parte considerevole della produzione 2021, e sembra che non sia particolarmente influenzata dal recente forte calo dei prezzi dell’energia. In ogni caso, anche in Slovacchia si sta registrando un rilevante calo dei consumi di energia, che a maggio ha raggiunto il 14%.

Nel frattempo, proprio in questi giorni è arrivata una ulteriore tegola per la società energetica in cui Enel ha ancora formalmente un terzo del capitale. L’Autorità di regolamentazione nucleare (UJD) della Repubblica Slovacca, che pure si rifiuta di commentare la situazione, ammette a denti stretti che è in vista un nuovo rinvio del fine lavori nella centrale, ed è in arrivo un nuovo calendario per il completamento della terza e quarta unità nucleare. Il ritardo, l’ennesimo, questa volta è dovuto a ragioni esterne, ovvero la crisi globale dovuta al coronavirus, che ha provocato a marzo la riduzione a circa la metà dei lavoratori, ma anche a un errore interno, ovvero l’accertamento di condotte difettose nel quarto blocco, che saranno da sostituire. Al momento, dice UJD, non è possibile dare una stima precisa del ritardo per la terza unità, che secondo gli ultimi aggiornamenti doveva essere già in fase di lancio, in quanto il procedimento è completamente nelle mani della società SE, ma l’UJD assicura che non rilascerà l’autorizzazione finale per la messa in servizio fino a che non saranno rispettati tutti i requisiti legislativi.

Nel febbraio 2020 il direttore generale di Slovenske Elektrarne Branislav Strycek ha dichiarato che il caricamento di combustibile nucleare nella terza unità nucleare potrebbe aver luogo all’inizio dell’estate. Evidentemente siamo ancora lontani da questo passo.

Di recente la centrale di Mochovce è stata teatro di arresti e indagini. Appena nell’agosto dello scorso anno era stato approvato l’ultimo aumento di budget da 270 milioni, tutti a carico dell’azionista di maggioranza, per un progetto – il più costoso di sempre in Slovacchia – ormai arrivato a cifre stratosferiche. Le date originali di completamento delle unità nucleari 3 e 4 erano il 2012 e 2013. Tuttavia, le scadenze sono state rinviate più volte per motivi sia giustificati che infondati. Secondo le ultime informazioni, il completamento dovrebbe costare 5,7 miliardi di euro.

(La Redazione)

Foto Global2000 cc by nd

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