Come cambia il mercato del lavoro in Slovacchia dopo la pandemia

In seguito al graduale allentamento delle misure restrittive, le attività economiche stanno lentamente ritornando alla normalità. Qual è stato l’andamento del mercato del lavoro in Slovacchia durante la pandemia e quali cambiamenti ha prodotto la crisi sanitaria globale sull’occupazione?
Profesia.sk, il principale portale slovacco di offerte di impiego, ha analizzato la situazione nelle singole regioni e nei vari settori economici dopo l’11 marzo, data in cui il governo ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto il territorio.

Le misure rigorose introdotte per prevenire la diffusione del coronavirus hanno avuto un grave impatto sul comparto produttivo, sui settori del commercio e della ristorazione, sul turismo e naturalmente sull’occupazione. I numeri parlano chiaro: la settimana successiva alla dichiarazione dello stato di emergenza le offerte di lavoro hanno iniziato a diminuire in modo relativamente uniforme in tutte le regioni del Paese. Tale tendenza si è mantenuta per cinque settimane, con un calo del 54% rispetto allo scorso anno. Le regioni che hanno maggiormente risentito della crisi sono quelle di Košice e Prešov, dove le nuove offerte di impiego sono fortemente diminuite.

Solo alla fine di aprile, ha cominciato a manifestarsi un’inversione di tendenza, con un aumento del numero di offerte di impiego.
Nella settimana dall’11 al 17 maggio il portale ha pubblicato complessivamente 2.690 nuove offerte di lavoro, la maggior parte delle quali concentrate nella regione di Bratislava (1.131).

Non tutti i settori economici hanno risentito dell’impatto delle misure restrittive in egual misura. La situazione peggiore è quella del settore turistico: il numero di nuove offerte di lavoro negli hotel e nei ristoranti è diminuito del 72% rispetto allo scorso anno. Gli esperti di Profesia ritengono comunque che, con il ritorno alla normalità, la richiesta di personale nell’industria dell’ospitalità dovrebbe aumentare.

Ma ci sono anche comparti economici che non sono stati così duramente colpiti dall’emergenza coronavirus, grazie alle possibilità offerte dal telelavoro, e comparti nei quali si prevede un significativo aumento delle opportunità di impiego.
Attualmente, il maggior numero di offerte di lavoro viene dai settori del commercio, tecnologia dell’informazione, amministrazione e contabilità e trasporti.

In generale, le posizioni meno qualificate – operatore di produzione, impiegato amministrativo, operaio generico, assemblatore e magazziniere – sono quelle attualmente meno richieste dalle aziende.
Al contrario, si registra un aumento significativo della richiesta di figure professionali specializzate, come l’esperto di tecnologie informatiche, lo specialista crediti, lo specialista in riassicurazione, l’ingegnere chimico, il broker, il programmatore android e il direttore di produzione. Aumentano inoltre i requisiti da parte delle aziende: nei primi tre mesi di quest’anno il 17% dei candidati doveva possedere un titolo di istruzione superiore, mentre durante la pandemia tale percentuale è salita fino al 25%.

Parallelamente, sono aumentati anche gli stipendi. Se prima della crisi sanitaria il salario medio per le posizioni aperte sul portale Profesia ammontava a 1.135 euro mensili lordi, nel periodo compreso tra il 9 marzo e il 17 maggio, si è osservato un incremento fino a 1.232 euro lordi, ovvero quasi 100 euro in più.
Nel settore della tecnologia dell’informazione, che ha mantenuto un alto tasso di occupazione, lo stipendio offerto dalle aziende risulta essere uno dei più elevati: 1.766 euro lordi mensili. Buone anche le prospettive nell’industria chimica, dove i salari sono cresciuti fino al 26%.
Nelle strutture ricettive e nella ristorazione, invece, Profesia segnala offerte di lavoro con il terzo salario medio più basso, appena 898 euro lordi.

(Paola Ferraris)

Foto: PCB-Tech CC0
PhotoMIX-Company CC0

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