Autoritarismo: l’altro virus che rischia di contagiare l’Europa

In alcuni Paesi europei si fa strada la suggestione del potere autoritario. Riuscirà l’Europa a contrastare questa deriva?

UNGHERIA E POLONIA OSSERVATE SPECIALI

La Commissione Europea ha aperto nei giorni scorsi una procedura d’infrazione ex art. 7 del Trattato dell’Unione europea contro la Polonia, a causa della legge approvata nel febbraio scorso che modifica il sistema giudiziario del Paese, mettendolo chiaramente a rischio di controllo politico.
In base all’art. 7 TUE, i diritti di adesione all’Unione possono essere sospesi in caso di violazione dei principi sui quali poggia l’Unione stessa: libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto.
Anche l’Ungheria è nel mirino delle Istituzioni europee, seppur al momento non è stata formalmente avviata alcuna procedura, per i pieni poteri concessi senza limiti di tempo al premier Orban dal Parlamento e per le leggi che limitano le libertà d’espressione e di stampa.
Preoccupazioni simili lambiscono altri Paesi, dove la tentazione di approfittare della crisi causata dal coronavirus per accentuare politiche antidemocratiche desta una preoccupazione reale.

LA TENDENZA VERSO FORME DI “DEMOCRATURA”

Si tratta delle ultime manifestazioni di un altro tipo di virus, diverso dalla Covid-19, che sta da tempo contagiando l’Europa: il virus della tentazione autoritaria. Se è evidente come Orban abbia colto al volo il pretesto della pandemia per accrescere il controllo personale sui poteri dello Stato, è un fatto che la deriva verso forme di “democratura” (democrazia formale, autoritarismo di fatto) è una tendenza ormai presente da anni nell’azione di diversi uomini e movimenti politici europei. Non solo in alcuni Paesi dell’ex blocco sovietico, ma anche in altri Stati, si vanno affermando da tempo le idee di chi propone, dietro la facciata della semplificazione e dell’efficienza, soluzioni sbrigativamente autoritarie. Da un lato si tratta di una reazione alle difficoltà oggettive di adattamento che le classiche forme di democrazia rappresentativa di tipo liberale hanno dimostrato nei confronti delle sfide economiche portate dalla “seconda globalizzazione” in corso; dall’altro di uno degli aspetti della generale tendenza ormai pluridecennale, conseguenza anche della caduta delle ideologie novecentesche, all’estrema banalizzazione del discorso pubblico e alla fede nelle soluzioni semplici e miracolose, rispetto alla complessità del ragionamento politico e alla difficoltà del confronto parlamentare. A ciò si è aggiunta, nell’emergenza coronavirus, l’azione propagandistica tendente a sottolineare una presunta maggiore efficienza nei soccorsi da parte degli Stati “forti”.

PROCRASTINARE POTREBBE ESSERE PERICOLOSO

Nel momento in cui le preoccupazioni dei cittadini sono spasmodicamente incentrate sull’emergenza sanitaria e sulla crisi economica da questa generata, l’attenzione sulla tenuta delle Istituzioni democratiche dei Paesi europei rischia di essere debole se non nulla. Un forte dibattito pubblico sarebbe invece auspicabile. È vero infatti che le procedure formali di controllo (ed eventuale sospensione) previste dai Trattati sono lunghe e complesse e richiedono una ampia maggioranza. Altrettanto vero che forme indirette di moral suasion (legate ad esempio ai finanziamenti) sono difficili da attuare e presupporrebbero comunque una forza e un’autocoscienza politica che l’UE attualmente non possiede.
Tuttavia, una risposta sembra necessaria, se non altro perché procrastinare vorrebbe dire accettare lo stato di fatto o accrescere potenzialmente il problema.
Come si impone un approfondimento a ogni livello, politico ma anche sociale e di mezzi d’informazione, delle cause oggettive e soggettive che stanno portando le opinioni pubbliche verso l’accettazione di scorciatoie autoritarie.

(Paolo Pellegrini, Il Caffè Geopolitico cc by nc nd)

Illustr. geralt CC0

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