Shopping domenicale … sì o no? Si preannuncia battaglia dura in Parlamento. E un altro scoglio per la coalizione

Ci sono due progetti di legge che chiedono il divieto di apertura dei punti vendita la domenica pronti per arrivare in Parlamento, entrambe redatte da parlamentari conservatori dell’opposizione. Una viene dal KDŽP (Democrazia Cristiana – Vita e prosperità), che è parte del gruppo parlamentare del partito di estrema destra ĽSNS e l’altra dall’:ex Smer-SD Ján Podmanický e dal suo ex  collega Marián Kery. Deputati che già si sono fatti notare negli ultimi giorni nella zuffa sui valori etici che ha diviso la coalizione di maggioranza e provocato l’uscita da Smer di Podmanický e nella condivisa volontà di lanciare una piattaforma politica a tutto spettro a difesa dei valori conservatori.

Le leggi vogliono che la domenica ritorni ad essere un vero e proprio giorno di riposo anche per le persone che lavorano nel commercio al dettaglio e le loro famiglie. Il dibattito ha coinvolto negli ultimi giorni anche alcuni ministri che sono favorevoli al provvedimento, mentre altri sono contrari. Si delinea dunque anche in questo caso una battaglia interna teoricamente molto pericolosa per l’alleanza a quattro (OĽaNO, Sme Rodina, SaS e Za ľudí) che sostiene il governo, e che già in meno di due mesi ha mostrato i primi scricchiolii. La coalizione è piuttosto eterogenea, e vi sono correnti più conservatrici (Sme Rodina e parte di OĽaNO), e altre più liberali (SaS e Za ľudí) che non vanno proprio d’accordo su tutto. Alcuni temi, tra cui quelli propriamente etici tra cui la protezione della vita o le coppie registrate, sono stati volutamente lasciati fuori dal “contratto di governo” proprio per evitare frizioni. Ma non è passato molto (il governo ha ottenuto la fiducia sul suo programma appena il 30 aprile) prima che certi nodi arrivassero al pettine.

I ministri dell’Agricoltura (Mičovský, OĽaNO) e del Lavoro e affari sociali (Krajniak, Sme Rodina) concordano con la chiusura dei negozi. Il vice primo ministro per l’Econiomia Richard Sulík (SaS) è invece contrario da sempre, come del resto aveva osteggiato il lockdown dell’economia imposto dalla linea rigida del primo ministro Matovič per fermare il coronavirus.

Secondo Krajniak i negozi dovrebbero continuare a rimanere chiusi nei festivi anche dopo la fine dell’epidemia. Non c’è nel suo partito un’opinione comune sul tema, ma lui ritiene positivo «se i dipendenti dei negozi possano aspettarsi un giorno di libertà a settimana, da trascorrere con le loro famiglie». Il ministro ha detto che nelle discussioni con gli operatori delle catene commerciali non ha trovato una fortissima opposizione a sostenere una tale decisione.

Sulík ha detto in una trasmissione televisiva martedì che non è stato raggiunto un accordo in seno al consiglio della coalizione su questo tema, quindi i deputati della maggioranza non dovrebbero votare a favore del divieto di vendite domenicali. Sulík è determinato ad andare avanti per questa strada, ma le cose non sembrano così ovvie. Il primo ministro Matovič dice che se le proposte arriveranno al voto spetterà ai deputati che sostengono il governo prendere una posizione in merito.

Il deputato Šutaj Eštok di Smer-SD ha affermato ieri che il dibattito in aula si svolgerà in modo tale che il Parlamento adotterà la migliore soluzione possibile. Ma se verrà approvata la chiusura dei negozi, avverte, bisognerà vedere cosa fare con bar, ristoranti e strutture simili.

Secondo un sondaggio dell’agenzia 2muse condotto all’inizio di maggio, gli slovacchi sono per lo più favorevoli all’idea che i negozi restino chiusi la domenica acnhe in futuro. Lo ha affermato con certezza il 59% del camione di circa mille partecipanti al sondaggio, mentre un altro 21% è “abbastanza d’accordo”. I consumatori di tutte le età sono d’accordo: negli over 50 il consenso è decisamente superiore, ma anche ai giovani la cosa non dispiacerebbe. Solo un consumatore su dieci ha dichiarato fondamentale poter fare acquisti la domenica, in parte perché troppo impegnati durante il resto della settimana. Il 99% degli impiegati nel commercio che hanno partecipato al sondaggio si dichiarano d’accordo per una domenica di riposo lavorativo. Tra i rivenditori, l’idea di chiudere attira fino all’88% di loro.

I sindacati dei lavoratori sono favorevoli, ma non sono tutti uniti sulla questione. I commercianti stessi, in particolare le catene più grandi, non hanno un’opinione unica sulla chiusura. I piccoli negozi di campagna chiedono libertà, i grandi centri commerciali delle città, i negozi di mobili e i quelli di articoli elettrici possono temono di perdere vendite in modo significativo. NAY, una delle maggiori catene di elettronica di consumo, pensa di lasciar decidere i propri dipendenti se rinunciare o meno alla domenica, una sorta di obiezione di coscienza, ma crede che il divieto comporterà più svantaggi che benefici per dipendenti. Una soluzione sarebbe, secondo alcuni, una chiusura generalizzata con l’eccezione dei piccoli negozi di alimentari.

Gli economisti, d’altro canto, sono invece fondamentalmente contrari, soprattutto in questo momento, che, dicono non è certo il più opportuno per un tale cambiamento. I negozi, già decimati dalla crisi conseguente dalla pandemia riceverebbero un colpo letale. Secondo il think tank INESS la chiusura comporterebbe una riduzione dell’occupazione, una riduzione dello stipendio netto dei dipendenti interessati e una riduzione delle vendite per i commercianti, e quindi una riduzione dell’IVA incassata dallo Stato. Ultimo ma non meno importante, il consumatore ci perderebbe nella scelta e nel comfort del fare acquisti. Tanto più, dice l’istituto, che la questione riguarda nella pratica appena poco più del 2% dei lavoratori in Slovacchia.

In passato sono stati diversi i tentativi di regolare lo shopping domenicale. Tutti finiti in un nulla di fatto. L’ultimo governo a guida Smer aveva aumentato le gratifiche per il lavoro nel fine settimana (come anche per il lavoro notturno), facendo infuriare le imprese ma rendendo più appetibile per i lavoratori passare la domenica sul posto di lavoro.

Nell’Unione europea 13 paesi hanno introdotto una qualche forma di regolamentazione delle vendite la domenica, mentre altri hanno lasciato totale autonomia alla vendita al dettaglio. La vicina Austria, dove molti slovacchi si recano a fare acquisti, chiude da sempre i negozi la domenica, e anche gli orari del sabato non vanno oltre le 19:00. Orari e chiusura a cui i consumatori transfrontalieri sono ormai ben abituati.

(La Redazione)

Foto fotografierende CC0

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