Pellegrini vuole guidare lo Smer. Ma Fico non ha intenzione di mollare

L’ex primo ministro Peter Pellegrini, oggi vice presidente del Parlamento, pensa che il partito Smer-SD abbia un’occasione unica per cambiare al prossimo congresso. Pellegrini rimane tra i politici più popolari in Slovacchia. Dopo un inizio difficile da premier nel marzo 2018, sull’onda del doppio omicidio di Ján Kuciak e Martina Kušnírová, un momento in cui la credibilità del governo e delle istituzioni era arrivata ai suoi livelli più bassi, aveva saputo conquistarsi credito e nella seconda parte del suo mandato, concluso con le elezioni del 29 febbraio e con il passaggio del testimone al nuovo primo ministro Igor Matovič il 21 marzo, era secondo solo alla presidente della Repubblica nell’indice di fiducia degli elettori. Ancora oggi gode della fiducia del 55% degli elettori, più dell’attuale premier Matovič.

Vicepresidente di Smer-SD, dopo iniziali titubanze e voci di un suo possibile abbandono nei mesi passati, Pellegrini ha espresso la chiara volontà di candidarsi alla presidenza del partito, che, come ha più volte dichiarato, vorrebbe più orientato ai valori socialdemocratici ed europeisti. Ha riaffermato le sue ambizioni anche domenica, nel programma di discussione politica “O 5 minút 12” di RTVS. «Penso che Smer-SD abbia una possibilità unica di dimostrare la propria maturità politica». Dopo che molti grandi partiti sono nati e scomparsi con il proprio fondatore, «potrebbe essere il primo partito» [in Slovacchia] a sopravvivergli «seguendo l’esempio delle grandi socialdemocrazie all’estero», ha detto Pellegrini. Con queste parole rispondeva alla domanda se il partito, di cui da tempo, forse un po’ troppo incautamente, si canta il de profundis sarebbe potuto sopravvivere al cambio di leadership. In caso contrario, lui pensa che il partito, per quattordici anni il più grande del paese, sia destinato a estinguersi.

Secondo Pellegrini la direzione del partito dovrebbe riunirsi entro l’estate e decidere la data del congresso in cui eleggere il presidente, tenendo ovviamente conto delle attuali misure di restrizione a causa della pandemia da coronavirus. Non sarebbe una buona idea a suo parere aspettare fino a dicembre, quando si tiene l’annuale congresso ordinario. Pellegrini ha detto di non essere “inchiodato” alla poltrona di vicepresidente di Smer-SD, e se la situazione lo richiederà cercherà modi per gestire la fiducia delle persone. Egli ha affermato che finché continua a sentire il sostegno della gente non vuole lasciare la politica. Ma se la sua candidatura dovesse soccombere, non è affatto detto che Pellegrini continuerà a restare membro di Smer. Tutto dipende da «quale tipo di politica vorrà perseguire in futuro» il partito. Ha sottolineato che è suo dovere offrire una politica che è richiesta. Ma se le persone non sono interessate, secondo lui è dovere dei politici «ringraziare e andarsene».

Secondo gli osservatori, all’interno dei socialdemocratici ci si aspetta un “duello di titani”, a oltre vent’anni dalla nascita di Smer-SD. L’attuale presidente e tre volte primo ministro Robert Fico ha già dichiarato che non ha intenzione di dimettersi e respinge qualsiasi manifestazione di “raggio di sole” nel partito. Il sostegno di Fico a Pellegrini, sia nella nomina a suo successore come primo ministro che come leader elettorale all’ultimo voto parlamentare, e poi come unico vicepresidente del Parlamento assegnato all’opposizione, è stato in questi ultimi due anni funzionale a calmare le correnti interne che chiedono un rinnovamento. Fu sempre Pellegrini a fare il “discorso del ventennale” quando nell’autunno dello scorso anno al congresso del partito il presidente Fico si sentì male e dovette andare in ospedale.

I rapporti tra i due sono al momento piuttosto freddini, a quanto pare si incrociano e parlano solo quando si incontrano in Parlamento. Su Fico, Pellegrini non nasconde che «i nostri mondi politici iniziano a divergere e abbiano punti di vista completamente diversi su alcuni temi», cosa che lui comunque considera normale. Il leader di Smer non ha commentato le ambizioni di Pellegrini, ma ha detto poche settimane fa che vuole costruire un forte e duro partito di opposizione, in cui intende mettere «tutta l’esperienza che ho acquisito negli ultimi anni alla guida del partito e farò di tutto per garantire che Smer vinca nuovamente le prossime elezioni parlamentari».

Ieri tra Fico e Pellegrini sono virtualmente volati degli stracci. Il leader del partito ha criticato chi parla alla stampa con dichiarazioni pubbliche sulla situazione interna a Smer-SD, e a chi chiede a gran voce un congresso anticipato, cose che, dice, fanno solo del male al partito. Fico denuncia le “ambizioni personali” e lamenta il fatto che i topi ballino mentre il gatto è assente: Fico in questi giorni è in congedo malattia, e ha chiesto con una lettera ai suoi colonnelli di darsi una calmata e di rimandare i problemi a una discussione interna al partito, nelle sedi competenti. Fico ha poi criticato la pressione sul deputato Jan Podmanicky fatta da alcuni membri della leadership del partito, come un grave errore politico.

Gli ha risposto a distanza Pellegrini, che respinge la volontà del capo di mettere a tacere «voci critiche sempre più intense» e che considera le opinioni diverse da quelle ortodosse del leader non pregiudicanti degli interessi di Smer-SD. Del resto, «La lettera del signor presidente conferma semplicemente che le sue opinioni sul mondo politico e sul futuro differiscono in modo significativo» dalle mie. Pellegrini ha sottolineato che è parte integrante della socialdemocrazia prendere una chiara posizione contro il fascismo, e non invece difendere e collaborare con coloro che promuovono questa politica. Un riferimento diretto a Podmanicky e la sua adesione alla piattaforma conservatrice.

(Red)

Foto NRSR
Foto FB/smersd

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