La coalizione si divide su LGBTI e aborto, anche membri di Smer si scontrano sui valori etici

Il voto in Parlamento sulla relazione per il 2019 del Difensore civico Maria Patakyová il 14 maggio ha visto solo 34 deputati a favore, con 50 contrari e 46 astensioni. La coalizione di maggioranza si è spaccata sulle questioni etiche, e alla fine è arrivato il voto contrario dell’intero gruppo parlamentare di Sme Rodina e di buona parte dei deputati di OĽaNO, di cui solo 11 su 53 hanno votato a favore della relazione. Al contrario, i gruppi parlamentari di SaS e Za ľudí hanno votato compatti per l’approvazione.

Lo scorso anno l’Ufficio del Mediatore pubblico ha riscontrato 130 violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali, in cui hanno svolto un ruolo fondamentale ritardi incomprensibili nei procedimenti giudiziari, dice la relazione di quasi cento pagine, mostrando le inefficienze e disfunzionalità del sistema giudiziario in essere, anche a causa della mancanza di personale nei tribunali. Il rapporto sottolinea tra l’altro la mancanza di posti negli asili nido, le violazioni dei diritti degli anziani nelle case di riposo, i reati disciplinari, i diritti della comunità LGBTI e la questione dell’inasprimento degli aborti elogiando il Parlamento per aver respinto cinque proposte di legge per inasprirne l’attuazione nell’ultima legislatura. Questi ultimi due argomenti sono quelli che hanno maggiormente scaldato gli animi in aula provocando grosse divisioni ideologiche.

L’animata discussione in aula ha prodotto un annuncio, da parte di deputati ultraconservatori, della creazione di una piattaforma parlamentare “Per una Slovacchia basata sui valori”, intendendo i valori conservatori. La piattaforma, che dovrebbe riunire tutti i deputati “con una visione conservatrice del mondo”, è stata annunciata dai deputati Tomáš Taraba e Filip Kuffa del partito ĽSNS di estrema destra, cui si sono aggiunti Marián Kéry e Ján Podmanický di Smer-SD, con sorpresa di molti. La cosa ha fatto rizzare i capelli ad alcuni membri di rilievo di Smer, che si oppongono all’idea di essere associati a una iniziativa di membri di un piccolo movimento di ultradestra (KDŽP / Democrazia Cristiana – Vita e prosperità), che ha presentato suoi candidati alle elezioni nella lista del partito di Kotleba.

Dopo il polverone alzato nel suo partito, il deputato Ján Podmanický ha annunciato le sue dimissioni dalle cariche in Smer-SD, tra cui quella di presidente della struttura regionale del partito a Žilina, e l’uscita dal gruppo parlamentare socialdemocratico. Rimarrà membro del Parlamento come deputato indipendente. Ha preso questa decisione, ha detto ieri ai giornalisti, dopo le critiche dei colleghi di partito riguardo le sue intenzioni di aderire all’iniziativa di membri del gruppo parlamentare del partito ĽSNS di Marian Kotleba. Sono in ballo valori come la difesa della famiglia tradizionale, e dunque le partnership registrate di coppie dello stesso sesso, e la difesa della vita contro ogni minimo cedimento nel duro contrasto all’aborto. Podmanický, al suo secondo mandato parlamentare, ha detto di non voler essere causa di un’ulteriore aumento della tensione tra le fila di Smer-SD e dell’ulteriore spostamento a sinistra del partito.

Critiche pubbliche alla mossa dei due socialdemocratici sono arrivate dai vicepresidenti di Smer Peter Pellegrini – probabile prossimo leader del partito – e Peter Žiga, che non hanno nascosto la sorpresa assoluta per questo passo. L’ex primo ministro Pellegrini (che Podmanický definisce più liberale che di sinistra «su molte questioni culturali ed etiche») ha dichiarato che si può certamente discutere di valori, ma non «con un partito estremista. La socialdemocrazia in Slovacchia non deve essere associata ad estremisti che ancora mettono in discussione, ad esempio, un evento tra i pià importanti della nostra storia come l’SNP» (l’Insurrezione nazionale slovacca). Seconco Žiga se i due deputati Kéry e Podmanický non condividono i valori di Smer dovrebbeo dimettersi, oppure la direzione del partito dovrebbe occuparsene. Un altro vicepresidente, Richard Raši, ha detto che questa mossa colpisce il partito Smer in quando solleva speculazioni su una collaborazione attiva del partito «con i fascisti»

D’altro canto, non tutti sono sorpresi. Il partito Smer «non è mai stata un tipico partito socialdemocratico europeo», ha detto il politologo Radoslav Štefančík a Markíza. Il partito ha anche «un’ala conservatrice, vicina ai temi nazional-populisti». Secondo lui la battaglia sotto traccia tra Pellegrini, che si candida a leader Smer per trasformarlo in un partito socialdemocratico moderno, e il fondatore e attuale capogruppo Rober Fico, che «tende a fare affidamento sul banale populismo nazionale-sociale».

Il politologo ha notato come questa idea della piattaforma conservatrice potrebbe avere una audience più ampia del previsto. Annunciata dopo un dibattito acceso in Parlamento sulla relazione annuale del Difensore civico Maria Patakyova, che ha diviso la coalizione su questioni etiche e culturali, potrebbe attirare anche deputati della coalizione di governo di tendenza conservatrice, che si sono trovati in aula sulla stessa sponda dell’opposizione. Il commentatore ha citato il partito Sme rodina di Boris Kollár e parte dei deputati OĽaNO, guidati da Richard Vašečka e Anna Záborská, che tuttavia hanno negato l’intenzione di aderire alla piattaforma.

La direzione del Partito popolare Nostra Slovacchia (ĽSNS) ha rigettato l’idea di aver mai pensato di unire le forze con Smer-SD, anche se sostiene che l’iniziativa della piattaforma è arrivata come risposta al dibattito sul rapporto del Difensore civico pubblico e ha mostrato che ci sono legislatori in tutto lo spettro politico che rifiutano valori di “liberalismo pericoloso e cultura della morte”.

(Red)

Foto NRSR

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